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“MIO PADRE E LA SUA ISOLA”: IL FIGLIO GIOVANNI RICORDA SANTI LICHERI, DA GIUDICE A STAR DELLA TV

di ALESSANDRO PIRINA

Per venticinque anni è stato uno dei volti più popolari della tv, tanto che uno dei primi concorrenti del Grande fratello alla domanda su chi fosse Dante Alighieri rispose: “Il giudice di Forum”. Santi Licheri ha trascorso la sua vita sempre con la toga, prima nei tribunali veri e poi in quello di Canale 5, da lui tenuto a battesimo negli anni Ottanta e dove ha emesso sentenze fino all’età di 91 anni. Morì l’anno successivo dopo un incidente in casa. Era il 4 aprile 2010, il giorno di Pasqua. A salutarlo per l’ultima volta centinaia di cittadini comuni che ormai vedevano in lui una persona di famiglia, uno di casa. La sua vita professionale si era svolta tra Genova e Roma, ma senza mia tagliare i ponti con la sua Sardegna. Anzi, l’estate, da giugno a settembre, era rigorosamente sarda. Santi Licheri era nato il 13 aprile 1918 a Ghilarza in una famiglia di 11 figli. «Mio nonno era magistrato a Sassari – racconta Giovanni Licheri, figlio del giudice di Forum, nonché scenografo televisivo e teatrale insieme alla moglie Alida Cappellini –. Quando ero piccolo mio padre ci portava nella sua casa di Ghilarza. La ricordo ancora nella piazza della chiesa. Sembrava di essere in “Cent’anni di solitudine”: la corte, le galline, persone che gli portavano i dolcetti». Liceo classico all’Azuni a Sassari, il giovanissimo Santi si laurea in Giurisprudenza nell’ateneo turritano. Poi lo scoppio della guerra, l’arruolamento nell’esercito, la clandestinità per sfuggire ai nazifascisti dopo l’8 settembre. Infine il concorso in magistratura. «Subito dopo la guerra la Dc gli chiese di impegnarsi in politica a Sassari, ma mio padre rifiutò e al suo posto entrò Cossiga – racconta ancora il figlio –. Lui voleva fare il magistrato e non appena vinse il concorso fu mandato in alcuni centri dell’interno come pretore. Erano punti molto caldi. Era l’epoca degli assalti alle corriere. Da Lanusei andò a Lecco, poi a Massa – dove sono nato io (nel frattempo si era sposato con Adele Cudoni di Palau, ndr) e infine a Genova, che è diventata la sua città». A Genova Licheri ha percorso tutto il cursus honorum che lo ha portato fino a essere presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione. Nel 1959 era stato eletto anche nel primo Consiglio superiore della magistratura. Quelli a Genova furono anche anni difficili, soprattutto all’epoca del terrorismo: il suo nome finì nella lista delle Brigate rosse. Dopo la pensione Licheri si mise a fare l’avvocato. Un’avventura breve, perché di lì a poco sarebbe diventato una star della tv. E il suo talent scout fu proprio il figlio Giovanni, ai tempi già rinomato scenografo. «In quel periodo io e Alida lavoravamo per la Fininvest – ricorda –. Eravamo sul set di una sitcom con Maurizio Costanzo, che un giorno ci disse che stava realizzando il numero zero di una nuova trasmissione, ma che il magistrato in pensione che aveva provinato gli era parso un po’ fiacco. Gli feci allora il nome di mio padre, lui mi disse: “fammelo conoscere”. Fu così che gli dissi di venire a Roma. Gli presentammo Costanzo, che gli fece delle domande senza che lui sapesse il perché. A un certo punto, Costanzo si voltò verso me e Alida: “è lui, convincetelo a fare Forum”. Lui però non ne voleva sapere, pensava sminuisse la sua carriera. Alla fine lo convincemmo a fare il numero zero, fu un successo enorme di pubblico. Se ne rese conto anche lui perché la fornaia sotto casa lo riconobbe e gli regalò il pane. Piano piano le perplessità vennero meno e accettò». E così divenne il giudice della tv, per 25 anni al timone del tribunale di Canale 5, al fianco prima di Catherine Spaak, poi di Rita Dalla Chiesa e Paola Perego. «A lui piaceva tanto fare Forum. Ogni estate mi diceva: “chissà se mi rinnovano il contratto” – dice ancora il figlio –. E invece la cosa è andata avanti per 25 anni. Fino all’età di 91 anni veniva la macchina a prenderlo e a portarlo negli studi per le registrazioni o per le puntate in diretta. Lui non si scriveva mai niente, ricordava tutto a memoria». Licheri era un personaggio amatissimo, forse proprio per quel suo mix di gentilezza e ironia. Il figlio Giovanni ama ricordare cosa scrisse di lui Beniamino Placido: “il giudice di Forum è un po’ come il buon medico di famiglia”. La grande popolarità non tenne lontano Licheri dalla sua Sardegna. L’estate la trascorreva tutta tra Palau e La Maddalena. «Lunghe passeggiate e gite in barca, anche se dopo mezz’ora mi faceva tornare in porto perché soffriva il mal di mare», ricorda col sorriso il figlio. Ma non mancavano le tappe al paese d’origine. «Quando ero piccolo papà assecondava la passione di mamma di girare per i paesi vicini a Ghilarza, tipo Bidonì, Santu Lussurgiu, alla ricerca di parrocchie in cui acquistare vecchie statue in legno che i sacerdoti svendevano per poi comprarle in plastica». Licheri aveva poi una grande passione per la limba. «Amava la Divina commedia tradotta in sardo. E quando ero bambino mi faceva addormentare con una ninna nanna che cantò quando venne ospite ai “Cervelloni” di Bonolis». Sono passati dieci anni da quando Santi Licheri se n’è andato, ma ancora per tantissimi telespettatori, nonostante i numerosi avvicendamenti nel tribunale oggi guidato da Barbara Palombelli, il giudice di Forum per antonomasia resta lui. «Di mio padre – conclude il figlio Giovanni – mi piace ricordare il grande senso della giustizia che lo ha accompagnato per tutta la vita. Quando era al Csm veniva un’auto blu del ministero a prenderlo e una volta mia madre gli chiese un passaggio. E lui: “No, questa è la macchina di servizio, prendi l’autobus o il taxi”. Un’altra volta a Genova arrivò da un antiquario un regalo per mia madre e lui lo fece rimandare indietro. Era fatto così». Un uomo giusto, aggiungiamo noi.

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