Olicar, dipendenti rimangono senza stipendio e protestano a Cona

“Non sappiamo fino a quando riusciamo a resistere senza essere pagati”. Il grido di allarme dei lavoratori della Olicar risuona tra i reparti dell’ospedale di Cona, dove l’azienda specializzata nei servizi per l’efficienza energetica ha in gestione i servizi tecnici e la manutenzione degli impianti elettrici del Sant’Anna.

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I venticinque dipendenti della sede ferrarese, così come i colleghi in servizio in tutta Italia, non ricevono la busta paga da aprile. “Sono due mesi che non percepiamo lo stipendio” si legge nel manifesto che gli addetti alla manutenzione hanno appeso nel carrello portautensili durante gli ultimi interventi nel nosocomio.

Una piccola mobilitazione che anticipa le azioni sindacali. “È un problema ormai tipico – spiega Giovanni Verla, segretario generale della Fiom di Ferrara -. È un anno che gli stipendi arrivano in ritardo, anche se ‘solo’ di un paio di settimane (a fine mese invece che il 15, ndr). Ma questo mese la situazione si è aggravata: manca ancora la retribuzione di aprile”.

I lavoratori si preparano a incrociare le braccia. Il coordinamento nazionale ha proclamato 4 ore di sciopero per venerdì 21 giugno, in attesa di una risposta dalla ditta per convocare il tavolo nazionale previsto per martedì 25 giugno.

“Giovedì si è tenuta l’assemblea dei lavoratori, ora valuteremo l’organizzazione di un presidio di adesione allo sciopero – anticipa il segretario Fiom -. Anche perché l’Olicar, sottoposta anni fa al concordato preventivo, è stata acquisita dal gruppo Manital che non gode di buona salute, i problemi di liquidità sono noti ma le conseguenze stanno mettendo in seria difficoltà i lavoratori”. E di conseguenza la manutenzione dell’ospedale che rappresenta l’appalto principale dell’azienda.

Tempi duri che diventano sempre più pesanti. Le organizzazioni sindacali continuano a vigilare e lottare: nel 2017 riuscirono a congelare i licenziamenti collettivi, aperti dopo la risoluzione dell’appalto con il Comune di Ferrara a causa del grave inadempimento nello svolgimento dei lavori programmati, ora la battaglia è quella di garantire gli stipendi con regolarità.