La Bahri Yanbu non attracca a Genova. Sabotare la guerra è possibile.

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Quello che in questi giorni sta avvenendo al porto di Genova è molto interessante, non solo come esempio di una pratica per rallentare la guerra e chi ci guadagna sopra, ma anche perché si tratta di una questione tremendamente vicina a noi anche geograficamente. La connessione non è difficile immaginarla, è con la RWM di Domusbombas, il paese delle bombe sulcitane.

Riportiamo qui di seguito il comunicato del CALP che spiega i motivi dell’agitazione portuale per impedire l’attracco della Bahri Yanbu al porto di Genova, che sia d’esempio per i portuali del Porto Canale di Cagliari, o del porto di Sant’Antioco o i dipendenti dell’aeroporto civile di Elmas. Se è vero che la guerra è ovunque, ovunque possiamo fermarla.NON LASCIAMO IN PACE CHI VIVE DI GUERRA!

Contro la guerra, senza ipocrisie

Una nave carica di armi, la Bahri Yambu, è in arrivo nel porto di Genova. Grazie all’impegno e all’impulso di alcuni lavoratori del porto che hanno sollevato la gravità dei fatti, è in corso una mobilitazione contro l’arrivo della nave saudita e il suo carico. Una mobilitazione giusta e doverosa che dovrà porsi fino in fondo, e non solo a parole o a mezzo stampa, con quali mezzi raggiungere il proprio obiettivo: non far attraccare quella nave a Genova, bloccare il suo carico di morte!
Alcune precisazioni però, mentre prendono parola in molti e persino illustri deputate P.D. come Raffaella Paita e Lia Quartapelle, vanno fatte.
I traffici di armi a Genova non sono una novità: la compagnia Bahri fa toccate costanti al Genoa Metal Terminal – Steinweg e in questi anni ha già imbarcato armi e mezzi militari – non ultimi una quindicina di carri armati italiani quest’autunno e altri mezzi d’assalto diretti in Pakistan.
Le bombe della Rwm (Rheinmetall) prodotte tra Ghedi (Brescia) e Domus Novas (Sulcis)
passano abitualmente dal nostro porto, con la linea Bahri ma anche con la linea Messina con la nave Jolly Cobalto; anche qui: bombe Rwm prodotte in Italia e vendute per le commesse dell’Arabia Saudita che le utilizza per bombardare lo Yemen, o mezzi Iveco, utilizzati con gli stessi fini in altri paesi arabi.
Ha quindi ragione la Capitaneria di Porto a ricordare che questi traffici ci sono già stati: ma si sbaglia di grosso quando dice che nessuno ha mai sollevato il problema. Lo facemmo più volte e in diversi modi e, inoltre, diversi portuali si sono più volte rifiutati di lavorare con “merce” di questo tipo. Sia per motivi etici, sia per motivi di sicurezza.
Forse tutte le altre volte non siamo arrivati a far preoccupare gli alti vertici di partito, purtroppo non c’erano scadenze elettorali vicine: le uniche occasioni in cui i politici si ricordano della sorte dei lavoratori.
Aggiungiamo, proprio perché non abbiamo la memoria corta, che il PD è l’ultimo partito che può farsi paladino della pace, avendo il ministro della Difesa (2014/2018, governi Renzi e Gentiloni) Roberta Pinotti avuto un ruolo cardine nel supportare e formulare quegli accordi con i sauditi in cui la fornitura di armi era un pilastro. Un pilastro da 400 milioni di euro all’anno.
Il fatto che il tutto avvenga, o meno, nel rispetto delle leggi internazionali è fatto che non ci interessa come, immaginiamo, non interessa alle decine di migliaia di morti di Sana’a, capitale yemenita distrutta dalle bombe italiane.
La spesa militare annua italiana è calcolata intorno ai 26 miliardi di euro (dati 2017) e ogni anno aumenta. Sono circa 70 milioni di euro al giorno!!! Settanta milioni di euro al giorno spesi per produrre armi e mezzi che servono ad uccidere altri esseri umani, perché le armi e
i mezzi militari, e gli eserciti che li usano esistono per assolvere questo ruolo: uccidere,
distruggere case, provocare esodi di massa. Ricordiamocene la prossima volta che sentiremo qualcuno dire “se ne stiano a casa loro”.
Questa nave va fermata, e invitiamo tutti coloro che vogliono realmente e genuinamente
raggiungere quest’obiettivo a farsi avanti e unirsi in questa lotta.
Senza ipocrisie e, soprattutto, senza ipocriti.
Assemblea pubblica venerdì 17 alle ore 18
Sala chiamata CULMV
C.A.L.P

 

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