Quattro chiacchiere con Monica Pais, la veterinaria più amata d’Italia: la Clinica Duemari, il suo libro, la sua passione

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Si parte dall’inizio, nel libro nuovo di zecca, scritto dalla veterinaria Monica Pais – la più famosa d’Italia, per la precisione – e targato Longanesi, “Animali come noi”.  Ora la Clinica Veterinaria Duemari – che Monica gestisce insieme a suo marito Paolo e che si occupa di ricondizionare, come dice scherzosamente la Pais, i “rottamini” per poter dare loro una seconda opportunità – conta più di 400mila “mi piace” sui social ma questo percorso spettacolare inizia molti anni orsono.

Come in una favola, c’era una volta una bambina che era un po’ come un Pifferaio magico: gli animali cercano le sue cure, vedono in lei una salvatrice. E lo è, eccome se lo è: la piccola Monica Pais, ignara del fatto che il suo percorso diverrà un giorno così importante, salva così micetti, pipistrelli, cagnolini e uccellini caduti dal nido. Si occupa sempre di salvaguardarli senza privarli della loro indole, senza umanizzarli. Quando sono fuori pericolo, li restituisce alla natura se selvatici o trova per loro una casa. “Mi trasformai in un assistente sociale veterinario in incognito, la 007 degli animali con licenza di far sopravvivere, rappezzare, curare, coccolare. E talvolta anche celebrare pietose esequie” (Animali come noi).

Palla al Maurizio Costanzo Show insieme alla dottoressa pais. Post su Facebook della Clinica Veterinaria Duemari

Il dottore degli animali, questo vuole fare da grande e non ne fa mistero. «Io non la vedevo proprio come una carriera…» ci racconta durante una interessante conversazione telefonica. «I bambini cosa vogliono fare? Vogliono andare sulla Luna, vogliono fare cose particolari. Da piccoli, in mente si ha l’obiettivo finale. Nella mia testa, questo era curare gli animali, recuperare il passerotto caduto dal nido e riportarlo sull’albero, salvare il gattino. Era un’idea bucolica, la mia, ma l’unica possibile. Non era certo una cosa pensata, era l’evidenza dei fatti. Un po’ come quando si nasce con i capelli rossi… sei nato così». Le pagine di “Animali come noi” scorrono una dopo l’altra senza che si abbia la possibilità di fermarsi: dai primi incerti salvataggi – con il materiale della biblioteca sempre sott’occhio al fine di scoprire la giusta alimentazione e le cure necessarie a ogni specie – all’iscrizione all’Università di Sassari per studiare e trasformare questa sua grande passione in un lavoro.

Dal giuramento che non si sarebbe mai occupata di cavalli – ahimè, spesso disatteso – alla laurea, dal primo studio veterinario alla, ormai famosa, Clinica Veterinaria Duemari. Un grande percorso, un cammino che odora di coraggio, di determinazione, di grande forza: Monica, suo marito e tutto lo staff della Clinica non si arrendono mai, nemmeno quando la situazione si fa critica. “Non mi attarderò, e la lista sarebbe lunga, nella esemplificazione di tutte le crudeltà che certi animali umani sono in grado di mettere in atto per liberarsi di un cucciolo senza ucciderlo direttamente. Solo per i più fortunati la situazione si risolve in tempi brevi: una macchina veloce che non lascia scampo o una mano caritatevole che raccoglie. Tutti gli altri muoiono di stenti, di fame, per le ferite, attaccati da altri animali o crescono randagi, affamati e condannati a una vita difficile” (Animali come noi).

Sono molti i casi molto, terribilmente gravi che capitano tra le mani di questi super dottori. Come Freccia, il cane arpionato e trafitto da parte in parte. «È stato lui il nostro caso più complesso,» racconta «quello in cui siamo stati più bravi tecnicamente. Aveva delle lesioni in organi che non perdonano, come ad esempio l’esofago. Abbiamo gestito l’emergenza con grande bravura, avevamo gli strumenti giusti. Sono comunque stati molti i casi complessi: essendo un Pronto Soccorso, ne capitano tante».

Freccia

La notorietà arriva nel 2016. Protagonista? Suo malgrado, un pitbull che verrà chiamato, in onore della deformità causata dall’incuria dell’uomo, Palla. «La pagina Facebook della Clinica veterinaria Duemari è nata proprio per trovare adozioni per gli animali che salviamo. Li aggiustiamo,» spiega «li ricondizioniamo e, quando sono come nuovi, cerchiamo loro una casa. Non siamo un canile né un gattile, non vogliamo in nessun caso rimandarli in queste strutture. Quindi, tramite la pagina, cerchiamo adozione per loro. Noi produciamo, in un certo senso, dei personaggi, cerchiamo di provocare empatia per il malcapitato di turno. Proprio per questo caricammo la foto di Palla con due righe che spiegavano quello che avevamo visto. La cagna era arrivata con un laccio intorno al collo che era stato messo quando era ancora una cucciola. Aveva la testa grande ed era l’immagine della sofferenza, della desolazione, dell’abbandono. Da 26mila “mi piace” siamo arrivati, in una sola notte, a 186mila. Quella foto ha fatto il giro del mondo: ha raccontato a tutti cosa si faceva nella nostra clinica. Fu un circolo virtuoso, proprio per questo decidemmo, per non disperdere tutta quell’attenzione, di costituire una ONLUS. Ogni persona lì può trovare il proprio spazio, può fare del bene».

Poi, quando si parla dei dati dell’AIDAA – che mostrano come la Sardegna sia in prima linea nelle denunce dei maltrattamenti verso gli animali –, ci mostra un altro punto di vista, insieme a un amore per la sua Isola, per la nostra Isola, davvero immenso: «Questi dati sono stati elaborati senza tener conto del fatto che nell’Isola ci sono più animali che persone. La Sardegna, dobbiamo ricordarci, ha un’estrazione agropastorale, conviviamo da sempre con gli animali. I sardi hanno un rapporto con gli animali che è molto naturale, molto vero, molto giusto. Ribadiamo, non siamo i primi in classifica per maltrattamenti, ma per denuncia di maltrattamenti. È una cosa molto diversa e la trovo positiva. Io faccio la veterinaria da 26 anni, l’ambiente è cambiato anche nei contesti agropastorali: l’animale è visto come gregario, come socio. Certo, ha un proprio percorso… Nasce, va al pascolo, si riproduce, muore. In Sardegna, sento di doverlo dire, c’è l’allevamento più etico e rispettoso: ricordiamo la pastorizia vagante delle greggi. L’Isola, con i suoi immensi pregi e i suoi difetti, non è una cornice del mio libro ma è proprio una protagonista. Il triste primato è per quelle regioni, e spero siano sempre di meno, dove non si vede il maltrattamento, dove le sevizie non sono considerate sbagliate, non fanno notizia, non sono considerate. E per questo non si arriva a stare nella classifica. Certo, negli anni è cambiato tutto,» aggiunge «l’uomo è cambiato per quanto riguarda se stesso e l’ambiente circostante. Non è più una vergogna dire che il cane, il gatto sono membri della famiglia. Si dice tranquillamente che le anatre del cortile non si uccidono perché non si ha il coraggio. I sardi hanno un enorme privilegio: si sentono parte della natura, quindi gli animali sono parte del loro cammino. La Sardegna è il Paradiso terrestre. Tante cose potrebbero essere migliorate, come ovunque, ma l’Isola è un posto dove l’uomo ha la sua posizione all’interno di una naturalità, in un contesto geografico e ambientale meraviglioso. I sardi sono degli eletti, devono saperlo».

La dottoressa Monica Pais con Rosa

Una bellissima storia, quella raccontata in “Animali come noi”, una bellissima storia che si può persino vivere giorno dopo giorno seguendo la pagina social della Clinica. Una storia di speranza, di cure e di amore. Una storia che racconta di un amore per gli animali che è più forte di qualsiasi altra cosa. Una storia che racconta la realtà. Monica Pais, suo marito Paolo e tutti i membri dello staff fanno un lavoro grandioso: salvano da morte certa tutti quei “rottami” che hanno ancora tanto affetto da dispensare e del quale godere.

 

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