Lavia porta in scena Pirandello all’Eliseo di Roma

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Gabriele Lavia, dopo Sei personaggi in cerca d’autore e L’uomo dal fiore in bocca… e non solo, chiude la sua personale trilogia pirandelliana con I giganti della montagna, “l’ultimo dei miti, testamento artistico di Luigi Pirandello, il punto più alto e la sintesi di tutta la sua poetica”. La nuova produzione della Fondazione Teatro della Toscana, in coproduzione con il Teatro Stabile di Torino e il Teatro Biondo di Palermo, debutta al Teatro Eliseo.

Una compagnia di teatranti guidata dalla contessa Ilse arriva alla villa detta La Scalogna, dove vive uno “strano” mago che dà loro rifugio: Cotrone, che dice di essersi fatto “turco” per il “fallimento della poesia della cristianità”. Nella Villa La Scalogna, il cui padrone, non a caso, è il Mago-Cotrone-Pirandello, accadono le magie dell’Arte: straordinari prodigi che non hanno bisogno di mezzi materiali per accadere. Accadono e basta. E “vanno accolti”. Questi eventi sono possibili solo nel mondo della fantasia, della sovra-realtà, ai confini della coscienza, ai margini dell’esistenza, dove finiscono quel gruppo di attori sperduti e disperati perché senza più un Teatro dove recitare, goffi sacerdoti di un’arte delusa, infelice, incompresa, impoverita com’è diventato il Teatro.

Nell’allestimento in due atti al teatro Eliseo, Villa La Scalogna prende le forme degli interni di un teatro in rovina, in cui anche i palchi sono pericolanti. Gli attori arrivano dalle quinte, con la scena che viene portata a contatto con gli spettatori in platea. Le luci e le musiche sono assolutamente pregevoli ed immergono lo spettatore nella rappresentazione. Non mancano dei cenni di canto e, sopra tutti, Cotrone si profonde in un canto struggente in siciliano con cui si chiude il primo atto. I costumi sono fastosi e richiamano la favola e la dimensione onirica dell’opera.

La recitazione è eccezionale, con Gabriele Lavia nei panni di Cotrone a dominare la scena, accompagnato da Federica Di Martino che interpreta la contessa Ilse. Tutti e ventitrè gli attori sulla scena si collocano su un livello di recitazione molto curato, senza incertezze e ricco di pathos.

L’irrazionale, l’onirico, il misterioso, il teosofico, lo spiritico, proteso al divino, ma in senso “greco”, sono presenti nell’opera pirandelliana. Come una mosca che ronza intrappolata in una bottiglia, cosi il delirante racconto poetico dell’uomo intrappolato. La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d’arrestare, di fissare in forme stabili, determinate dentro e fuori di noi, perché noi siamo già forme fissate e la coscienza è una momentanea costruzione di finzioni psichiche oltre le quali c’è un’altra realtà che per noi è inconoscibile.

Sappiamo che Pirandello sapeva di dover morire mentre scriveva i Giganti, il cui titolo iniziale doveva essere I fantasmi. Al medico che lo visitava aveva domandato, un po’ irritato: “Dottore mi vuol dire che è questo?”. E il dottore gli aveva risposto: “Professore… lei non deve aver paura delle parole…. questo è… morire”. Pirandello, che stava scrivendo una nuova sceneggiatura del Mattia Pascal, la mette da parte e scrive i Giganti di cui aveva già alcune scene del primo atto. Alla fine del secondo atto scrive le ultime cinque parole della sua vita e di tutto il Teatro delle maschere nude: “Io ho paura, ho paura…”. È proprio quell’ “Io…” che fa pensare che Pirandello sapesse, e con paura, che non avrebbe mai scritto il terzo atto, lasciando I giganti della montagna meravigliosamente compiuti nella perfetta incompiutezza umana.

I giganti della montagna è certamente il punto più “alto” del mistero ateo di Pirandello, di quell’oltre che viene dopo l’esistenza sconciata della vita-trappola. “La vita è vento, la vita è mare, la vita è fuoco. Non la terra che s’incrosta e assume forma. Ogni forma è la morte” così dice Cotrone ed allora lasciamoci incantare da questo mago che ha sempre inventato la verità.

Grande successo di pubblico alla prima romana, con numerosi applausi ed ospiti di grande prestigio. Uno spettacolo di elevato spessore assolutamente da non perdere. Repliche al teatro Eliseo fino al 31 marzo.

Al. Sia.

 

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