Uomini e non cittadini!

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Quando la società si introduce nei corpi lo fa per sostituirsi all’individuo.

Lo Stato, ma soprattutto la “coscienza sociale” vuole avere l’uomo di sua proprietà.

Brama dell’individuo ciò che ha di più intimo ossia, la vita.

Vuole incidere sulla sua sfera biologica; carne e sangue, salute, igiene, fertilità, mortalità.

E’ una questione territoriale, una dichiarazione d’assedio, bestiale, senza compromessi: o con noi o contro di noi.

Noi apparteniamo sin dalla nascita alla tara, alla degenerazione, ai tic, alle psicosi della nostra attualità sociale.

Essa, la società, ci rivendica, ci reclama per chissà quale diritto soprannaturale.

Non esistono terre senza bandiera.

Ci pretende per diritto d’anagrafe.

La società esercita un potere per organizzare la creatività perché ha bisogno di essa, pretende e organizza la vita sotto forma di consuetudini e lavoro per tranne vantaggio.

Se noi ci rifiutiamo di essere assimilati nel suo degenere, nelle sue oscenità, nelle sue imprese si viene semplicemente dichiarati dei paria.

Si avvia così il processo di rigetto: isolazione, esclusione, suicidio e morte.

Pensiamo a come la società s’impose di abitare all’interno di Van Gogh, d’incidere sulla sua vita, imponendogli incubi, tare, forzature.

In tutto ciò la violenza consiste nel costruire la propria soggettività per fini mercantili, per obiettivi di produzione.

Farsi modellare dalla scelleratezza dei tempi.

Scrive Foucault in “Asili. Sessualità. Prigioni”:


Il potere – in forma di società – lavora il corpo, penetra il comportamento, si mescola al desiderio e al piacere, ed è in questo lavoro che bisogna sorprenderlo. E questa l’unica analisi su noi stessi che merita di essere fatta. –

Lavorando da ormai un anno in un laboratorio di Outsider Art, certe dinamiche mi appaiono veramente più chiare, gli ingranaggi di certi meccanismi li vedo nitidi muoversi di fronte ai miei occhi.

I malati di mente sono esattamente coloro che la società non ha voluto ascoltare, che non è riuscita ad assimilare in quanto “cortocircuiti”, ad essi ha voluto impedire di pronunciare le loro insostenibili verità.

Solo ora posso dire di aver intimamente capito la grande rivoluzione pittorica delle Avanguardie, tanta poesia, le urla di colore di Van Gogh, le visioni eteree di Paul Klee, lo sciamanismo di Artaud, il misticismo di Trakl, il primo Foucault, tutto il teatro di DelBono.
Dobbiamo stare in guardia, difendere il nostro corpo e la nostra persona con tutte le nostre energie.

Scrollarsi via di dosso l’abito del cittadino per essere… finalmente… Uomini.

Arrivando a sostenere quello che Nietzsche fa dire a Zarathustra: “caro gregge, io ora non ho più la tua coscienza”.

(dipinto di Fernando Bayona, “Stultifera Navis”)

Martino Cappai

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