Conferenza unificata, approvato decreto su abilitazione restauratori: accolte modifiche Regioni

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Restauratori Aperti CorropoliLa conferenza unificata ha approvato nella riunione del 13 febbraio lo schema di decreto che reca la disciplina delle modalità per lo svolgimento della prova di idoneità, con valore di esame di Stato abilitante, finalizzata al conseguimento della qualifica di restauratore dei beni culturali. Nel nuovo testo sono stati recepiti gli emendamenti proposti dalla Regione Toscana e condivisi dal coordinamento delle Regioni.

La bozza dello schema di decreto è stata modificata secondo le indicazioni emerse nella riunione tecnica dello scorso 4 febbraio. La Commissione incaricata di approfondire i punti più delicati era intervenuta andando a modificare la parte relativa alle caratteristiche della prova di selezione, alla composizione della commissione di valutazione e alla limitazione a due settori in cui i nuovi restauratori possono essere abilitati.

LE REAZIONI

Molto soddisfatte del risultato raggiunto l’assessore alla Cultura, Università e Ricerca della Regione Toscana, Monica Barni, e l’assessore alla Cultura del Friuli Venezia Giulia, Tiziana Gibelli, che è anche coordinatrice per i beni culturali nella Conferenza delle Regioni. “Un grande lavoro ha permesso in questi mesi, con uno sforzo collettivo per il quale ringraziamo tutti, di salvare il restauro italiano, una tradizione che sarebbe stato scellerato che fosse messa in discussione proprio nel nostro Paese – spiegano ad AgCult i due assessori -. Viene invece salvaguardata la qualità professionale raggiunta attraverso lo studio e la ricerca”.

IL REGOLAMENTO

Il regolamento in questione è quello previsto dal Codice dei Beni culturali (articolo 182, comma 1-quinques) che affida al Mibac, di concerto con il Miur, il compito di emanare un decreto (avrebbe dovuto farlo entro il 31 dicembre 2012), d’intesa con la Conferenza unificata, che disciplini le modalità di riconoscimento della professione di restauratore per quanti abbiano ottenuto la qualifica di ‘collaboratore restauratore di beni culturali’ in basi a requisiti maturati prima del 2012.

LA PROVA ABILITANTE

La prova teorica consisterà in un test articolato in sessanta quesiti a risposta multipla su materie specifiche e sulla legislazione dei beni culturali. La prova tecnico-pratica si articolerà in relazione ai 12 diversi ambiti di competenza e prevede la progettazione dettagliata, in materiali e metodi, di un intervento di restauro avente ad oggetto un manufatto, un complesso di manufatti o un bene architettonico decorato. La valutazione della progettazione come atto critico dovrà verificare la formazione e competenza interdisciplinare del restauratore.

La traccia per l’elaborato progettuale su un manufatto, un complesso di manufatti o un bene architettonico decorato da analizzare per lo svolgimento della prova tecnico-pratica è proposta dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, dall’Opificio delle Pietre Dure e dall’Istituto Centrale per il Restauro e Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario. La prova teorica è proposta dalle Università, dalle Scuole di alta formazione del Ministero dei Beni culturali e dalle Accademie accreditate per la classe LMR/02.

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