Salvini a caccia dell’oro di Bankitalia: “È degli italiani”

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“L’oro è degli italiani e va speso per loro”. Questo il nuovo attacco di Salvini a Bankitalia dopo quelli dei giorni scorsi ai vertici sempre di Via Nazionale e della Consob che secondo il vicepremier andrebbero azzerati. Parole con cui il leghista sembra prendere le parti, o meglio fare concorrenza al M5s, nella querelle sorta con il ministro dell’Economia Giovanni Tria sulla conferma di Luigi Federico Signorini nel ruolo di vicedirettore di Bankitalia.

Infatti per prassi, il governo dà luce verde alla proposta del Consiglio superiore di Palazzo Koch e mettersi di traverso, secondo Tria, sarebbe un’ingerenza. Ma nel Consiglio dei Ministri di giovedì notte Luigi Di Maio e Carlo Fraccaro hanno manifestato la loro volontà di “voltare pagina”. Ora arriva un altro attacco alla Banca Nazionale. Quello sulle riserve d’oro. “L’oro – dice Salvini – è di proprietà degli italiani, non di altri”. L’Italia infatti è in recessione tecnica e per evitare una impopolare manovra bis, il governo giallo-verde starebbe pensando di giocare la carta delle riserve auree di Bankitalia. Uno scenario che riporta oggi La Stampa secondo cui “l’idea dei giallo verdi sarebbe quella di usare una parte delle riserve auree per dirottarle sulla spesa, evitando così una manovra correttiva e l’aumento dell’Iva nella legge di Bilancio del prossimo anno, esito che nell’esecutivo cominciano a considerare scontato se la crescita continuerà a essere così rallentata”.

L’idea, smentita però dalla Lega, secondo quanto riferisce il quotidiano torinese piacerebbe sia al Movimento Cinque Stelle che alla Lega. È stato proprio il Movimento fondato da Beppe Grillo qualche anno fa a chiedersi dov’era finito l’oro di Bankitalia. Poi La Stampa ricorda un articolo apparso sul blog di Grillo del 2018 a firma del professore Gabriele Gattozzi, che con tanto di tabelle, spiega che Bankitalia è la terza detentrice di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve e la Bundesbank.

Sta di fatto che da parte del governo continuano gli attacchi alle istituzioni e ai pilastri economici del Paese. Un gioco pericoloso che cerca di individuare il nemico del popolo all’interno di quanto è più importante per la vita democratica di un paese. Prima il nemico era il Governo precedente, poi il presidente della Repubblica, poi le Camere. Ora si è passati a individuare il nemico nei poteri di controllo economico. Senza dimentica l’Unione europea, da sempre primo indiziato di tutti i mali.

Il crollo della crescita, messo in rilievo nei numeri di qualche giorno fa, necessitava di una risposta. E quale è stata quella del duo Salvini-Di Maio? Ovviamente quella più facile e più diretta. Ma anche quella che più rende dal punto di vista del consenso: quella del discredito verso chi ha fornito quei dati. Si attacca chi disturba il manovratore, anche se questo è un ente indipendente. Non si danno risposte economiche ma elettorali per strappare qualche consenso in più in una corsa al massacro. A farne le spese l’Italia stretta in una morsa di sfiducia crescente, vista all’estero come paese sempre meno affidabile e ove investire diventa meno conveniente. La rincorsa al consenso da parte di Lega e 5 Stelle passa anche sopra a questo. Non si lavora per il Paese ma per se stessi rovesciando le colpe su altri.

Sulla questione dell’oro della Banca d’Italia comunque l’ultima parola spetta al premier Giuseppe Conte. Due cose sono certe: il governo si è già mosso in questo senso e sicuramente la prospettiva di scongiurare l’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia cedendo una parte delle riserve auree è allettante. Per impedire l’incremento dell’imposta e bloccare le clausole di salvaguardia servono 32 miliardi nei prossimi due anni. Due mesi dopo la pubblicazione del post del fondatore del M5S sul suo blog, il leghista Claudio Borghi – presidente della Commissione di Bilancio alla Camera – ha depositato una proposta di legge sull’oro posto a garanzia da Bankitalia quando nel paese circolavano ancora lire. L”idea è porre le riserve auree sotto il controllo diretto dello Stato.

L’ultimo Bilancio di Bankitalia, approvato nel marzo scorso, certifica che si sta parlando di un valore pari a circa 85,3 miliardi di euro . La gestione di queste riserve, spiega il Sole 24 Ore, è vincolata dal rispetto dell’articolo 31 dello Statuto dell’Eurosistema e contribuisce alla “solidità patrimoniale della Banca a fronte dei rischi cui questa è esposta nello svolgimento delle sue attività istituzionali” come si legge nelle numerose note sul tema pubblicate sul sito web di Via Nazionale. Non solo. La loro gestione è sottoposta al divieto di finanziamento monetario previsto dall’articolo 123 del Trattato Ue. Insomma le riserve sono un baluardo a difesa delle crisi valutarie e contro il rischio sovrano, servono per rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e, in ultima analisi, della moneta unica.

Ammesso poi che una banca centrale dovesse decidere di muoversi su questo fronte il prezzo dell’oro ne risentirebbe sensibilmente, a ribasso. Una mossa del genere, fatta da un solo paese, verrebbe interpretato come un segnale di difficoltà, con conseguenze immediate sui mercati finanziari. E poi il dato fondamentale è nella credibilità dei numeri. Se le risorse venissero infatti utilizzate per ridurre il debito, gli effetti sarebbero pressoché nulli.  Va detto infatti che 85 miliardi, il valore in euro delle riserve auree, rispetto a un debito pubblico di oltre 2.300 miliardi non cambierebbe di granché la situazione.

 

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