Fuori da fuori da fuori dalla Coppa. I Zizzovoti di Cagliari 0 Atalanta 2

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Il Cagliari perde negli ottavi di finale di Coppa Italia alla Sardegna Arena contro l’Atalanta dopo quasi 88 minuti di resistenza. Si interrompe così la competizione per i rossoblù che ora si dovranno concentrare, e riprendere, fra sei giorni contro l’Empoli in una partita da tre punti importantissimi.

Maran sceglie di tenere in panchina l’unico nuovo arrivo a disposizione, Valter Birsa, puntando su Ionita vertice alto del rombo dietro Joao Pedro e Pavoletti. In mezzo Cigarini vince il ballottaggio con Bradaric, confermando quanto detto da Maran sulle voci di mercato e sue conseguenti scelte indipendenti.

Il primo tempo vede i rossoblù giocarsela contro i bergamaschi, anche se con il senno del poi gli uomini di Gasperini hanno giocato come il gatto col topo, accelerando alla distanza. Le maggiori occasioni sono del Cagliari con i salvataggi sulla linea di Palomino e in mezzo la parata di Gollini su Padoin, mentre Cragno risulta praticamente inoperoso. Maran ha organizzato un buon, solito arcigno Cagliari, compatto e battagliero, ma farraginoso negli ultimi 30 metri. L’importanza di Barella e Ionita nei sincronismi, con il passaggio costante dal rombo alla linea più piatta grazie al lavoro del moldavo e del gioiello rossoblù, faceva da contraltare alla difficoltà di entrare in partita di Joao Pedro e quella di Pavoletti di lottare in mezzo ai tre rocciosi avversari.

Nel secondo tempo il Cagliari parte aggressivo, ma è un fuoco di paglia. Barella sparisce, Ionita paga fisicamente il tanto lavoro, Faragò si limita al compitino e Joao Pedro conferma la giornata no sbagliando tutto lo sbagliabile. L’Atalanta prende campo, cerca costantemente un Ilicic in vena, ma sfortunato nelle conclusioni, trova un Zapata non sui livelli di Dicembre: soprattutto è Cragno a salvare i rossoblù e a prolungare la speranza dei supplementari.

I cambi di Maran non sortiscono l’effetto sperato, anzi i subentrati fra i quali il neo arrivato Birsa se possibile peggiorano la situazione fino al meritato, pur se casuale, gol di Zapata. Il raddoppio di Pasalic conferma solo l’amnesia mentale di un Cagliari sparito dal campo per la maggior parte della ripresa, portando meritatamente l’Atalanta ai quarti e il Cagliari alla consapevolezza che fra mercato e giocatori a disposizione il lavoro da fare verso l’Empoli sarà tanto.

Ora i Zizzovoti:

Cragno 7: forse sfiora il diagonale di Ilicic nel primo tempo, per il resto inoperoso e ricco solo di uscite e rilanci con i piedi di buona fattura. Quando parte l’assalto dello sloveno verso la sua porta è pronto, se la squadra arriva quasi fino alla fine imbattuta il merito è praticamente solo suo. Anche Zapata ne testa i riflessi in più occasioni, finché San Cragno depone l’aureola e s’inchina al colombiano e al raddoppio balcanico: incolpevole, va bene tutto ma non può sempre pensarci lui.

Srna 5,5: parte che pensi di averlo finalmente ritrovato, poi improvvisamente perde la sua rinomata freddezza e si arma di imprecisione per improbabili lanci sbilenchi, confermando come contorno fatica fisica contro Zapata che spesso lo elegge come vittima sacrificale delle sue note scorribande. Poi, quando tutti calano di ritmo esce nuovamente fuori, ritrova il piede fatato e prova anche a dare una mano fisicamente. Finisce con altri errorini, qualche luce di speranza, ma il giocatore di inizio stagione appare ancora lontano.

Ceppitelli 6,5: non fosse per l’essersi dimenticato Zapata in occasione del gol meriterebbe un 7 pieno, ma così è: la differenza la fanno i particolari ed è bastato un attimo per perdere di vista l’avversario diretto. Per quasi 88 minuti giganteggia, in giornata di grazia, presente e pulito. Paga un unico errore, ma la sufficienza piena resta salvato dall’imprevedibilità del pallone svirgolato.

Romagna 5,5: è l’anello debole della difesa e Papu sceglie quel lato per le sue imbucate per Ilicic e Zapata. Poco protetto nell’ultima mezzora, perde piano piano la bussola e sbaglia anche tanti tempi di gioco in uscita. Soffre pur se ogni tanto trova la giocata, ma non raccoglie la sufficienza.

Padoin 7: passano i giorni, passano le settimane e lo ritroviamo lì, in quel ruolo che ci fa tanta paura e che quasi non vogliamo più nominare. Tanto c’è Pado è diventato un mantra degli ultimi anni, valeva alla Juventus e perché no anche a Cagliari si rinnova la tradizione. Difende e spinge, conclude pericolosamente e ciabatta un’occasione da buona posizione, ma è anche l’ultimo a mollare quando i compagni boccheggiano. Adattato che ha punte di partite eccellenti che nascondono costantemente il problema. Quale? Quel ruolo non si dice.

Faragò 5,5: parte a razzo, spostandosi spesso sull’esterno e giostrando più da esterno di destra che da mezzala. Lavora bene per mezzora in coppia con Srna, poi il compagno sparisce e lui decide presto di emularlo. Tecnicamente rallenta spesso il gioco e trova l’unico buon cross della gara cinque minuti dopo l’uscita di Pavoletti. Alla lunga fatica e soprattutto non incide nella partita praticamente mai.

Cigarini 6: non si fa dispiacere, pur se deve dare contemporaneamente un occhio al centrocampo e uno alle valige da portarsi dietro per ogni evenienza assieme alla fida maschera d’ossigeno. Con un biglietto aereo al quale sembra mancare solo la destinazione, non fa benissimo nel suo mestiere di costruttore di manovre, mentre si fa apprezzare in quello a lui meno consono di muratore del centrocampo. Data la velocità ci mette un po’ a costruire la casa, ma non è un caso che uscito lui e portatosi via anche le valige, lo spazio a centrocampo si sia aperto maggiormente. Esce quando la bombola è finita da qualche minuto.

Dal 76′ Bradaric 5,5: il croato resta a sorpresa fuori, entra per dare maggiore piglio a un centrocampo stanco e mantenere intatto io muro eretto dal predecessore. La scena montata dal Ciga non gli piace, decide di cambiare copione e di nascondersi per un po’ anche lui come il resto dei compagni, sbagliando tempo di gioco, appoggi e lasciando la strada aperta a sloveni e colombiani. Un lampo, verticale per JP sprecata inopinatamente, ma troppo poco.

Barella 6: primo tempo nel quale la porzione di campo che copre risulta enorme, corre per due e oltre a portare la croce prova anche a cantare. Alla definizione di tuttocampista mancano però gli ultimi trenta metri nei quali è poco presente se non sui lati, ma i suoi primi 45 minuti sono di assoluto livello. Nella ripresa partecipa alla sparizione generale, la palla ce l’ha sempre l’Atalanta e i difensori sono lenti a dargli palla quando si propone. Lui dopo un po’ si stanca, fra corse a vuoto e palloni che non arrivano, così smette anche di provare a entrare nel gioco: ogni tanto qualcuno dovrebbe liberarlo dalla croce cosicché possa cantare più spesso.

Ionita 6,5: se una partita si giudicasse soltanto dal lavoro tattico, di cucitara, dalla corsa e dall’abnegazione quella di oggi sarebbe da 10. Il calcio però è un gioco fatto di due fasi, la seconda, quella della tecnica e della costruzione, non è esattamente io suo forte. Nel passare da vertice alto a portare in giro valige e bombola del Ciga fa una partita da manuale, nella parte di costruttore di giocate lascia abbastanza a desiderare, pur sfiorando il gol in un’occasione da fermo. Esce lui dalla partita, ben prima del cambio, e la squadra perde le distanze: non un caso nemmeno questo.

Dal 76′ Birsa 5,5: che abbia un ottimo piede e capacità tecniche è evidente, che entrato lui la squadra abbia perso distanze che già erano andate per conto loro appare un’altra verità. Lo si attendeva dall’inizio, ma evidentemente non era funzionale al lavoro tattico che richiedeva la partita. Non appena quest’aspetto si è accentuato e i compagni calavano lui si è unito alla festa bergamasca. Pota di qua pota di là non è entrato certamente in una situazione favorevole, lui però ha fatto poco per cambiarla.

Joao Pedro 4,5: un’apertura bellissima a mandare Padoin in porta. I 73 minuti prima e i 20 dopo non sono altro che una saga delle scelte sbagliate, fra posizionamento in campo mai trovato e tempi di gioco persi chissà dove. Pecca ovunque si possa peccare nella sua posizione, finché ha un lampo e sembra risvegliarsi prima di tornare nel letargo invernale. Il futuro da seconda punta accentuato dall’arrivo di Birsa non ha dato le risposte sperate, almeno oggi.

Pavoletti 5,5: lotta, tanto, forse anche troppo, sostando a lungo lontano dall’area. Visto che da quelle parti di roba ne arriva poca e quando arriva è abbastanza scadente, esce dai suoi territori e va a far legna in mezzo al campo sui frequenti spioventi e verticalizzazioni che arrivano da quelle parti. Vince tanti duelli, perde altrettanti palloni, conclude una volta ben servito da Srna, ma a lato, occasione nella quale si fa male prima di uscire qualche minuto dopo consegnando definitivamente la partita a Gasp.

Dal 67′ Farias 5,5: a parte chiedersi se sia effettivamente entrato o meno, inutile sparare sulla croce rossa soprattutto quando entri in un contesto in caduta fisica già evidente. Prova a uccidere un avversario con un’entrata molto sudamericana che non va a segno, prova ad andare a prendersi palloni che non vede e da avversari e da centrocampisti che giocano al tornare indietro mentre lui si propone. Insomma, non ci mette tanto di suo per ribaltare la situazione, come d’altronde gli altri innesti, ma non era nemmeno facile.

Maran: se avesse potuto probabilmente a un certo punto avrebbe chiesto almeno 3 extra cambi, peccato il regolamento e peccato che comunque la panchina fosse talmente corta da eliminare anche di fatto quell’opzione surreale. Il primo tempo gli dà ragione come organizzazione delle contromosse verso la banda del Gasp, richiamando a grandi linee lo stesso copione della vittoria corsara in campionato. Questa volta però il gol scritto in quella gara non è arrivato, vuoi per sfortuna vuoi perché Natale è già passato, così quando l’Atalanta è salita di giri non c’era il vantaggio da difendere, ma l’utopia di supplementari che forse avrebbero rappresentato più un disagio che una speranza. In attesa del miglior Birsa e di ciò che porterà o toglierà il mercato, sembra aver dimenticato Udine ed essere tornato alla perfezione organizzativa della partita con il Napoli nel primo tempo, al contrario una fotocopia del Friuli è ciò che è stato presentato al pubblico nella ripresa. Nonostante l’ingresso di Farias, l’assenza di durata fisica in mezzo è apparsa evidente, aspetto per certi versi positivo se volto ad avere i motori a pieno regime nella seconda parte di stagione. Qualcosa di più sotto il profilo dell’imprevedibilità offensiva va fatto, ma il tutto passa da una condizione maggiormente accettabile e soprattutto da quella tecnica che manca dall’infortunio di Castro. L’Empoli sarà il primo giudice, in attesa che questo mese gli possa dare dei regali inaspettati.

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