Arzachena: olbiese muore solo nella roulotte

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Olbia, 14 gennaio 2018 – Era originario di Olbia, Pietro Pinna: si era trasferito anni or sono ad Arzachena e da diverso tempo, per motivi sconosciuti, si era stabilito in una roulotte vicino al campo sportivo, in località Corra Cilvuna. In paese, Pietro Pinna lo conoscevano tutti e tutti lo aiutavano: il Comune, i servizi sociali, la Caritas, le associazioni, cittadini comuni. Della sua storia personale non si sa niente, se non che a un certo punto la sua vita è cambiata radicalmente e la sua casa era diventata quella roulotte.

Pietro Pinna è morto a 51 anni da solo tra venerdì e sabato mattina: la notizia è trapelata grazie a un breve necrologio che ha fatto il giro del paese, ma anche del web ed è proprio grazie a internet se questo fatto ha ricevuto attenzione e commozione anche fuori Arzachena. Questa mattina la Nuova Sardegna ha dedicato un lungo articolo alla vicenda, ma da sabato il dibattito sui social e in paese è serrato e non si placa. La morte del 51enne, che aveva problemi di salute, interroga tutta la comunità su cosa si potrebbe fare concretamente per le persone in difficoltà, anche se queste scelgono un certo stile di vita a causa di traumi o di vicende a volte difficili da spiegare o semplicemente traumatiche.

I “Pietro Pinna” sono tanti: sembrano invisibili, ma esistono. Alcuni hanno la “fortuna” di avere un riparo, altri occupano stabili abbandonati, altri ancora si nascondono negli angoli delle nostre città e dei nostri paesi. Nei piccoli centri il fenomeno è forse più facile da circoscrivere, diverso è nelle grandi città dove gli invisibili raggiungono numeri importanti e per i quali si attivano servizi come i dormitori. Non tutti però ne usufruiscono, come a Olbia dove alcuni clochard preferiscono dormire all’aperto: nei giorni scorsi, proprio durante i giorni di allerta meteo per basse temperature, i Guardian Angels hanno distribuito coperte isotermiche proprio a loro. Una metallina, infatti, può fare la differenza tra la vita e la morte quando l’unico tetto che si ha sulla testa è il cielo stellato invernale. Ecco perché è importante non voltarsi dall’altra parte e segnalare alle amministrazioni comunali e/o alle associazioni che si occupano di marginalità le eventuali situazioni critiche.

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