Archeologia, accademici Lincei contro le Soprintendenze uniche. Volpe insorge

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Pompei scavi universitari ok archeologiGli archeologi accademici dei Lincei chiedono al ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli di “procedere a una profonda revisione dell’attuale organizzazione degli uffici periferici”. In particolare, al fine di raggiungere “livelli di efficienza nella tutela del patrimonio culturale”, i sottoscrittori dell’appello al ministro sottolineano l’urgente necessità di “istituire soprintendenze con specifiche competenze archeologiche estese ai musei, anche a quelli attualmente autonomi, e ai parchi archeologici” e di “rivedere le norme per l’espletamento dei concorsi onde ricondurre la scelta dei dirigenti nelle regole generali della pubblica amministrazione”. Tra i firmatari ci sono nomi di primo piano dell’archeologia italiana: da Filippo Coarelli ad Adriano La Regina, da Carlo Rescigno a Salvatore Settis, solo per fare alcuni nomi. Si tratta in tutto di 15 firmatari.

L’ANNUNCIO DI BONISOLI

Gli accademici dei Lincei prendono spunto dalle parole del ministro Bonisoli su un’imminente riforma del Ministero dei Beni Culturali. Tra “qualche settimana”, infatti, Bonisoli renderà noti i contenuti della riforma del Mibac cui sta lavorando da alcuni mesi. Si tratterà del “superamento, la nuova fase di uno sviluppo organizzativo che è fisiologico in tutte le organizzazioni complesse come il ministero”. Al momento Bonisoli si sta concentrando “sugli snodi più importanti: il ruolo, il numero, l’articolazione delle soprintendenze e in base a questo prenderemo decisioni che espliciteremo tra qualche settimana”, ha spiegato nel corso di una conferenza stampa presso l’Associazione della Stampa Estera a Roma. Rispondendo a una domanda dei corrispondenti esteri, Bonisoli ha spiegato che proprio per quanto riguarda l’archeologia, “ci sono due petizioni, due parti che si stanno confrontando. Si denota una qualche forma di disagio e criticità e questo va affrontato”. Parlando alle Commissioni Cultura riunite di Camera e Senato, “dissi che una volta definita la parte relativa al personale avremmo cominciato a mettere mano all’organizzazione del ministero. Ed è quello che stiamo facendo in questo momento”.

GIULIANO VOLPE

Una presa di posizione quella degli archeologi accademici dei Lincei che ha “sconcertato” il presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali Giuliano Volpe, primo firmatario di un altro appello al ministro (menzionato da Bonisoli alla Stampa Estera) a favore, in questo caso, della riforma Franceschini che ha istituito le Soprintendenze uniche (anche se necessitano di opportuni aggiustamenti fisiologici, ha dichiarato).

Secondo Volpe, gli archeologi dell’Accademia dei Lincei sono colpevoli non solo di chiedere “il ripristino delle soprintendenze archeologiche, ma addirittura l’eliminazione dei musei e parchi autonomi. Insomma via l’autonomia di Pompei, del MANN, del MArTA, del MuRC, li vorrebbero riportare a essere meri uffici delle soprintendenze. Direttori non più a tempo determinato, con selezioni internazionali (certamente da migliorare, che dubbio c’è!) che quindi possano essere valutati alla fine del mandato (se hanno fatto bene, confermati, altrimenti via), ma direttori a vita come nei bei vecchi tempi. Bentornati nell’Ottocento!”.

Che ci siano tante cose da cambiare e migliorare nell’attuale sistema, che ha solo pochi anni di vita, scrive su Facebook Volpe, “lo so bene e io stesso nel 2014 proposi (avendo contro tutti) soprintendenze uniche regionali, dirette da dirigenti di prima fascia, con vari dipartimenti all’interno, compresi i poli museali, diretti da dirigenti di seconda fascia. Soprintendenze con autonomia amministrativa e gestionale, oltre che scientifica, al pari della Soprintendenza speciale di Roma, Con CdA e Comitati scientifici”.

Una soluzione “ben diversa da un mero nostalgico ritorno al passato, alla frammentazione disciplinare e settorializzazione del patrimonio”. Per Volpe “serve un profondo cambio di mentalità! Se continua a prevalere la visione proprietaria del patrimonio, la tendenza a considerare cosa propria un museo, un monumento o un territorio, a stendere filo spinato e a erigere muri, a rifiutare collaborazioni e integrazioni disciplinari, a decidere chi può lavorare e chi no, a preferire le diffide al confronto, a considerare i cittadini nemici invece che alleati, nessuna riforma funzionerà, con soprintendenze uniche o settoriali. C’è una grande riforma culturale da fare”.

Infine, conclude il presidente del Consiglio superiore, “mi attenderei ora che i firmatari presenti in Comitati scientifici e CdA di Musei e Parchi autonomi diano coerentemente le dimissioni dalle loro cariche in organismi ritenuti inutili”.

L’APPELLO DELL’INASA

Gli accademici dei Lincei sostengono l’appello a Bonisoli pubblicato sul sito dell’Inasa (Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte). Nel documento pubblicato il 20 dicembre scorso (che ha raccolto oltre mille adesioni tra gli archeologi italiani) si parte dall’affermazione che “a più di due anni dalla attuazione della ‘seconda fase’ della riforma organizzativa attuata da Franceschini sul Ministero per i Beni Culturali si può affermare senza reticenze e dubbi che, almeno per quanto riguarda l’archeologia, essa è fallita e sta producendo risultati devastanti”. Al centro delle critiche dell’Inasa ci sono le Soprintendenze uniche che avrebbero, a giudizio dei sottoscrittori, esposto l’archeologia a “un grave rischio di delegittimazione”.

LE RICHIESTE – Pertanto, dopo aver elencato i tanti punti che secondo loro avrebbero danneggiato il lavoro degli archeologi, gli estensori del documento credono “sia assolutamente necessario, prima che la situazione degeneri ulteriormente procedere al ripristino di Uffici di Soprintendenza autonomi esplicitamente dedicati alla archeologia, che esercitino insieme funzioni di tutela, ricerca e valorizzazione, ripristinando le sedi originarie”. In secondo luogo, occorre “ripristinare la Direzione Generale Archeologia che garantisca coordinamento e omogeneità di azione a livello nazionale per quanto riguarda la tutela e aspetti specifici di rilievo nazionale come l’archeologia subacquea e la numismatica”.

Inoltre, per l’Inasa è necessario “riaccorpare alle Soprintendenze archeologiche i Musei Archeologici e le aree archeologiche non autonome”. Oltre a prevedere per la direzione dei più importanti musei e parchi archeologici “concorsi pubblici con commissioni di esperti in archeologia e non generiche selezioni svolte da un’unica commissione eterogenea, che demanda la decisione finale al Ministro o a un Direttore Generale dal Ministro nominato”. Infine, conclude il documento, bisogna “garantire con regolamenti specifici la qualità, la dignità, i diritti scientifici e le responsabilità degli archeologi professionisti e degli archeologi che operano all’interno delle amministrazioni pubbliche, attraverso il possesso dei necessari requisiti universitari”.

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