Noi reduci…post-Civiltà I

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Anche se non esiste quasi alcuna memoria dei popoli preistorici che hanno innalzato templi e santuari, di questi restano immense e affascinanti testimonianze come quelle della Sardegna tutta, di Stonehenge e di Avebury in Inghilterra o di Carnac in Bretagna.
Queste costruzioni, che risalivano a epoche precristiane, nel medioevo vennero collegate a opere soprannaturali erette da divinità pagane o addirittura dal diavolo o, ancora, costruite da popolazioni gigantesche o dai Druidi, che operavano per mezzo di potentissimi poteri magici.
In effetti, nonostante l’origine, per molti secoli si attribuì, a questi megaliti, poteri taumaturgici che si trasferivano in coloro che si strusciavano sulla loro superficie.
Da attribuire alla saggezza popolare, per arrestare l’abitudine di costruire utilizzando materiali trafugati ai monumenti, il fatto che, chi si fosse costruito la casa con massi tolti dal cerchio di monoliti, si sarebbe caricato di enormi sventure che una presenza maligna, “lo spirito” che vi dimorava, gli avrebbe scagliato addosso.
Molti archeologi sostengono che, i grandi complessi monolitici, dovevano avere anche una funzione astrologica molto importante per la loro disposizione sul territorio: alcuni sono orientati in direzione del Sole sorgente nel primo giorno di primavera, altri su quello del Solstizio invernale.
Gli osservatori astronomici avevano la funzione di permettere di prevedere gli eventi celesti e di poter fissare le date del calendario.
Li costruirono architetti-sacerdoti che avevano conoscenze profonde, relative all’astronomia, alla matematica e alla geometria ed è difficile ipotizzare, come queste conoscenze siano pervenute a popoli non ancora giunti all’età del bronzo.
Si ipotizza che le conoscenze utilizzate per erigere i templi megalitici giungessero dagli eredi della civiltà atlantidea che, scampati al disastro universale, avevano iniziato a diffondere il proprio sapere nelle terre che avevano potuto raggiungere, via mare.
A questa ipotesi si riferisce l’origine di molti monumenti simili e non legati ad alcuna tradizione indigena che ritroviamo in Sardegna, in Egitto, nel Nord Europa come in Giappone.
Una possibilità che il sacerdote di allora aveva imparato, era la percezione delle energie segrete, sotto la crosta terrestre, più sottili e forti del magnetismo terrestre, corrono nella massa della Terra.
Questi monumenti avevano proprio la funzione di plasmare o enfatizzare le forze telluriche, per cui venivano posizionati in determinati luoghi, nodi cruciali dei flussi energetici, con la funzione di immensi accumulatori o come antenne di raccolta o trasmissione della potenza raccolta.
Con l’utilizzo di queste “macchine” gli antichi architetti-sacerdoti poterono muovere immensi massi del peso di decine di tonnellate in un’epoca in cui non era stata ancora inventata la ruota.
Utilizzando la forza del pensiero, che si basava sull’utilizzo di alcune “parole di potenza”, era possibile guidare le forze telluriche, secondo i propri desideri, quindi spostare i massi a seconda delle esigenze costruttive.
Per aver prove delle conoscenze e delle consapevolezze raggiunte, ancora oggi evidenti, basti pensare al calendario Azteco, che è di origine anteriore al quindicesimo secolo a.C. e è tuttora incomprensibile agli archeologi: misteriosamente e in silenzio, racconta la saggezza del mondo dell’astronomia dell’antica America.
O si può pensare a rovine che restano enigmi eterni, come la colonna di Ashoka, curioso obelisco in ferro che si erge a nord dell’India: non arrugginisce, quindi si pensa che non sia stato creato dalla conoscenza umana. Oppure il cerchio di Stonehenge, in Gran Bretagna, che, misteriosamente, riflette una conoscenza profonda della rivoluzione della Terra intorno al sole, una meridiana delle stagioni del pianeta, dalle enormi dimensioni, che risale ad un periodo in cui l’Inghilterra, era abitata da individui di una civiltà primitiva.
E pensiamo alla struttura colossale della Grande Piramide di Gizah, un unico, eterno, immutabile, enigma, sia dal punto di vista scientifico che spirituale.
Guardando il passato, non troviamo la soluzione di enigmi come questi, perché il nostro limite è l’impossibilità a comprendere, per via della coscienza attuale, razionale e chiusa.
Ogni presenza antica indica il modo di avvicinarci al mondo dei suoi creatori, nell’aspetto spirituale, sociale e culturale. Si può cercare di ipotizzare i problemi e i modi con cui erano superati, ma non possiamo comprenderli, perché creati da uomini di tradizioni e culture completamente diverse dalla nostra.
Con la nostra razionalità, tendiamo a travisare contenuti e significati delle grandi culture mitologiche e dimentichiamo che esse esprimevano modi di pensiero e valori completamente diversi dai nostri, che si basavano su una ben diversa comprensione della natura e del Cosmo.
L’Egitto
Situato all’estremo confine del Medio Oriente, già ricco di civiltà belligeranti, l’Egitto era separato da un confine naturale, una striscia di deserto che i grandi eserciti avevano difficoltà ad attraversare e questo servì da protezione contro la maggior parte delle invasioni che le grandi popolazioni periodicamente facevano.
La semplicità dell’architettura dei Faraoni non è stata, mai, superata o raggiunta, e, mai, in nessun altro luogo o momento, la pietra si è trasformata in forme geometriche tanto pure.
Penso che le piramidi avessero lo scopo di permettere un’esistenza senza tempo al “ka” del re morto, allo stesso tempo rappresentandone la sua gloria e quella dell’Egitto.
La loro forma nasce da quattro triangoli isosceli che convergono in un solo punto e sono proprio queste superfici piane l’elemento più importante di quest’architettura, di cui le piramidi sono la massima espressione.
Anche se si vedono solo semplici linee e superfici, dietro ogni linea, ogni rapporto, ogni immagine scolpita sui muri, ogni aspetto planimetrico o architettonico, c’è il tentativo di rappresentare, simbolicamente, la propria conoscenza, in modo che i posteri, possano riscoprirla e comprenderla.
La Grande Piramide di Cheope è il ricordo di una scienza perduta.
Ultima delle Sette Meraviglie del Mondo, fu progettata da costruttori misteriosi che avevano una conoscenza dei segreti di questo universo più profonda di quelli che, nel tempo, li hanno seguiti.
Sostenitori e oppositori da secoli, dibattono continuamente su questa teoria, anche se tutti sono concordi nel datare la piramide in un periodo che va da duemila a diecimila anni fa, e ancora nessuno è riuscito a dire con sicurezza quando è stata costruita, da chi e perché.
Fino a qualche tempo fa non c’era nessuna prova che gli antichi abitanti dell’Egitto fossero capaci di calcoli astronomici tanto precisi o delle soluzioni matematiche necessarie per trovare, orientare e costruire una piramide nel luogo dove andava ubicata.

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