Venti anni fa se ne andava Fabrizio De Andrè, sublime poeta e cantore

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L’11 gennaio 1999 se ne andava a soli 58 anni una delle icone della musica italiana: Fabrizio De Andrè, poeta sublime e cantore di rara bravura, attento al sociale e nobile spalla degli ultimi, ma anche uomo alla continua ricerca del suo equilibrio, sempre combattuto  e in bilico  tra forza e fragilità.

Tra le sue canzoni indimenticabili ricordiamo Don Raffaè, La canzone di Marinella, Il Pescatore, La Guerra di Piero, Bocca di rosa, Via del Campo, La cattiva strada, Valzer per un amore, Amico fragile, La ballata dell’eroe, solo per citarne alcune.

Nato a Genova il 18 febbraio 1940 nel quartiere di Pegli, Fabrizio da ragazzino ribelle qual era cambiò diverse scuole. Dopo il diploma se ne andò di casa è iniziò a frequentare alcuni corsi di Lettere e di Medicina all’Università di Genova, per poi scegliere la facoltà di Giurisprudenza, che lasciò a sei esami dalla laurea per portare avanti la carriera da cantautore. Sempre in opposizione all’autorità, in famiglia e a scuola, Fabrizio sviluppa presto una grande sensibilità per le vite degli ultimi, sentendosi a suo agio più con gli emarginati dei carruggi che nelle feste borghesi degli amici di famiglia.

La sua costante irrequietezza trova finalmente un senso quando riceve in regalo dal padre la sua prima chitarra. La continua ricerca di spazio e di tempo per coltivare la sua arte entrano presto in conflitto con i suoi doveri famigliari di marito di Puny e di padre di Cristiano. L’incontro umano ed artistico con Luigi Tenco sarà però fondamentale per lui, così come la collaborazione con il poeta Riccardo Mannerini.

Lungo la sua carriera Fabrizio collaborerà con alcuni fondamentali autori, poeti ed artisti del dopoguerra italiano come Paolo Villaggio, Fernanda Pivano e la PFM solo per citarne alcuni.

L’incontro con Dori Ghezzi lo porterà a confrontarsi con le proprie paure e ad abbracciare l’amore, in un senso nuovo di libertà, nella campagna in Gallura, dove nascerà la seconda figlia, Luvi. E dove però si consuma anche la negazione di tutte le libertà, nella vicenda dei quattro mesi del sequestro. Anche in questo caso, De André, riuscirà a trasformare un evento drammatico in grande arte, scrivendo un capolavoro come Hotel Supramonte.

Nelle sue canzoni De André ha raccontato con poesia e veridicità episodi della sua vita e della società che ha vissuto, ha parlato di Genova e degli ultimi, e ancor oggi a venti anni dalla sua scomparsa, la sua musica continua a farci compagnia e a ispirare giovani artisti.

F.M.

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