Tutti uniti contro il finanziamento pubblico al Mater Olbia

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Si è svolta ieri pomeriggio la conferenza di presentazione della mobilitazione “No finanziamenti pubblici al Mater Olbia” riassunto dall’hashtag #NoMater (perché senza i 60 milioni annui donati generosamente dalla RAS il Mater semplicemente non aprirebbe). Per il prossimo 16 dicembre è convocata nuova manifestazione davanti ai cancelli del Mater Olbia, sulla strada statale Orientale Sarda, alle ore 11 del mattino.

Alla conferenza stampa ospitata dalla Casa del Popolo di Olbia ha partecipato una delegazione a rappresentanza dei seguenti soggetti politici, sindacali e comitati:

La pubblicità dell’apertura del Mater Olbia riprodotta e cambiata di segno

Caminera Noa, Potere al Popolo Gaddura, Potere al Popolo Tàtari, Rifondazione Comunista, A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, USB, S.I. COBAS, Comitato Cittadino in difesa dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena, Comitato Salviamo l’ospedale S. Marcellino di Muravera,  Presidio “Abali Basta” Occupazione Ospedale Dettori di Tempio, Collettivo Resistenza Gallura.

La conferenza stampa è stata aperta dalle parole del padrone di casa Gianni Cirotto, portavoce di Potere Al Popolo-Gallura «l’ospedale Mater è il simbolo della debolezza dei governanti sardi ai quali oggi vogliamo dire che la mobilitazione sta crescendo e con essa la consapevolezza di non arretrare. Per una Sardegna libera e lontana  da come l’hanno pensata mettendo al primo posto il business. La Sanita Pubblica, non si tocca!».

Ha proseguito Luana Farina, responsabile del tavolo sanità di Caminera Noa: «Il Mater Olbia è l’emblema della demolizione della sanità privata. Le ultime disposizioni legislative, della Giunta Pigliaru e dell’Assessore Arru con la Riforma della Rete Ospedaliera, hanno rielaborato la tabella riguardante i posti letto assegnati al Mater, per far spazio ai 130 posti letto per acuti e ai 72 per neuroriabilitazione e riabilitazione, come stabilito dalla convenzione fra lo stesso Mater e il sistema sanitario. Ha assegnato quindi 202 posti, più altri 50 a pagamento, come previsto anche dal piano presentato dalla Fondazione Gemelli, partner scientifico dell’ospedale qatariota; tutto ciò per far posto ai nuovi reparti privati di neurologia, oncologia, otorinolaringoiatria, chirurgia generale, ortopedia, ostetricia e pediatria, a scapito di tutti quelli pubblici sardi depotenziati e/o chiusi. Non vedere il legame tra distruzione del servizio pubblico e finanziamento di quello privato significa essere orbi, allo stesso modo del non vedere l’appoggio dell’attuale governo giallo-verde a questo affare con lo stanziamento di 162 milioni di euro per i prossimi tre anni e con la nomina  di Guido Carpani a nuovo Capo di Gabinetto della ministra della sanità Giulia Grillo. Carpani aveva infatti ricoperto lo stesso ruolo per il ministro Balduzzi del Governo Monti e fino a un mese fa, alla vigilia della nuova nomina, era membro del Cda del Mater Olbia, la società per azioni controllata dal fondo sovrano del Qatar».

Sula stessa linea Emanuela Cauli del comitato di La Maddalena in difesa dell’ospedale Paolo Merlo ormai occupato da due mesi: ««Siamo qui per sostenere fino in fondo, percorrendo ogni strada possibile, la difesa del diritto inalienabile e universale che è sancito dall’Art. 32 della Costituzione che ci tutela, e che in realtà vediamo costantemente strumentalizzato in modo disonesto e funzionale ad esclusivo vantaggio del disegno oramai svelato e che ci trova tutti qui riuniti. L’americanizzazione della Sanità Pubblica che tende alla frammentazione e alla riduzione dei servizi territoriali in favore di una sanità privata potenziata ad uso di pochi privilegiati è oramai sotto gli occhi di tutti. Questo disegno tocca da vicino non solo noi pazienti ma anche l’intero corpo sanitario. Oggi noi lottiamo in entrambe queste direzioni, pazienti e lavoratori, presenziando a questa manifestazione uniti a tutte le realtà territoriali sarde e nazionali (n.d, R. “statali”) coinvolte nella difesa del diritto inalienabile alla Salute. Saremo quindi presenti insieme a tutti voi qui a Olbia, quella che consideriamo la sede simbolo della lotta alla privatizzazione della sanità pubblica, ma contemporaneamente a Cagliari per difendere insieme ai sindacati i lavoratori che ci garantiscono il corretto ed equo funzionamento dei servizi e che a loro volta hanno il diritto alla salute e ad essere posti nelle migliori condizioni psicologiche, umane e pratiche di svolgere il loro compito. Siamo fermamente convinti che la sanità che ci spetta di diritto non debba escludere nessuna delle parti in causa nel progetto, come invece sta purtroppo avvenendo. Restiamo uniti restiamo umani. Aiutiamoci ad aiutarci».

La lavagna degli appuntamenti al presidio occupato dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena

Presente anche Lidia Todde, presidente dell’associazione Onlus Obiettivo Sanità Sardegna e coordinatrice del Movimento del Sarrabus Salviamo L’ospedale San Marcellino: «Faccio parte della Rete Sarda  Difesa della Sanità Pubblica e Gratuita. Siamo in lotta da settembre 2014 quando con una delibera  della Asl 8 volevano tagliare gli anestesisti. Il loro progetto era tagliare la chirurgia già dal 2010. Abbiamo fatto lotte e manifestazioni, ma il problema era solo posticipato. Con la riforma della Rete ospedaliera approvato il 25 ottobre del 2017 da tutti i consiglieri di maggioranza, nonostante il nostro diniego e quello dei sindaci del Sarrabus. Nonostante le varie manifestazioni, nulla è stato fatto dalla Regione per venire incontro alla sanità dei territori periferici e non solo, perché hanno smantellato e accorpato anche i grandi ospedali. Hanno tagliato i posti letto e chiuso interi reparti per darli al Mater Olbia, ospedale privato del Qatar. La Regione Sardegna  ha tolto il diritto alla salute dei cittadini sardi per sovvenzionare l’ospedale privato. Si è impegnata a versare 55 milioni di euro annui per dieci anni. Se tutti questi soldi fossero stati investiti negli ospedali pubblici, oggi avremmo uno scenario diverso della Sanità in Sardegna! Inoltre la Regione ha applicato in parte in D.M. Lorenzin del 2015, nonostante la Sardegna sia una regione autonoma a statuto speciale e paghi la Sanità dal 2008. Inoltre nell’articolo tre si evidenzia che nelle zone disagiate è possibile applicare le deroghe, cosa che la Regione non ha mai fatto. Ci troviamo solo penalizzati da un sistema sanitario fantasma, soprattutto nei luoghi più periferici e disagiati, già impoveriti dallo spopolamento. Comunque il taglio dei servizi ospedalieri e territoriali favoriranno l’incremento di 250 milioni di euro per la nuova edilizia sanitaria. Vergogna!».

Fa sentire la propria voce Abali basta! – questo il nome del Presidio che da oltre 50 giorni difende strenuamente l’Ospedale Dettori di Tempio – «la realizzazione del Mater Olbia, grazie alla convenzione con la RAS per circa 60.000.000 di euro l’anno per i prossimi 10 anni e con alcune centinaia di posti letto, rende ormai tragicamente visibile il fatto che a pagarne il prezzo più alto è, e sarà in futuro, la sanità pubblica, gli ospedali decentrati e i cittadini più deboli. Per questi motivi lottare è un dovere e noi il 16 dicembre saremo in piazza.»

Presente anche il Partito della Rifondazione Comunista – Sardegna con il segretario provinciale Nicolino Camboni: «è chiara la nostra opposizione alla politica sanitaria regionale che invece di investire nelle proprie strutture, intese sia come strumentazione che come personale, preferisce delegare al privato con elargizioni di soldi pubblici. Nessuno vuole impedire che un’azienda apra un proprio ospedale ma questo non può avvenire a discapito del sistema sanitario nazionale e, quest’ultimo, non deve essere smantellato perché “intanto ci sono i privati”. Occorre che la Politica riprenda in mano le redini dell’agire anche in campo sanitario garantendo una rete territoriale di assistenza efficiente e improntata alla prevenzione in netto contrasto, quindi, con lo smantellamento e impoverimento delle strutture in atto».

Anche i sindacati di base USB e S.I. Cobas sostengono la mobilitazione. Di seguito la posizione di Sisinnio Usai del S.I. Cobas «la nostra posizione è la totale abolizione della sanità privata, ma per fare ciò occorre una buona rivoluzione. In subordine la battaglia va fatta perché Stato e Regioni non eroghino un centesimo alla sanità privata. Riguardo al Mater i giochi sono fatti. Bisognerebbe organizzare dei sit in sotto le case dei signori che stanno affossando in maniera criminogena la sanità pubblica. Fare volantinaggi casa per casa con obiettivo di sensibilizzare le popolazioni contro la deriva privatista della salute».

 

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