TORINO. “Mettiamoci le tette”, l’onlus torinese che aiuta le donne che soffrono

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Che abbiano una storia da raccontare lo capisci anche quando stanno in silenzio. Hanno gli occhi che brillano, sorridono e trasmettono amore. Potrebbero essere donne comuni, avvocate, insegnanti, cuoche, mamme e nonne. Eppure non lo sono. Sono donne che hanno lottato e che continuano a lottare. Sono le donne di “Mettiamoci le Tette”, onlus torinese nata l’anno scorso che si occupa di sostenere le donne malate di tumore e le loro famiglie. 
Giovedì sera, 6 dicembre, si sono incontrate al ristorante vegano “Giardino” in piazza dei Minusieri. Davanti da uno splendido aperitivo a base di focaccine, hummus di ceci e lenticchie, formaggi, pomodori nati da semi antichi, torte al cioccolato e crostate (realizzate con acqua e olio di semi) create dalla chef Maria Zingarelli e accompagnate da prosecco e bevande a base di aloe, mela e rosmarino, hanno parlato delle attività svolte e di quelle che si faranno nel 2019. “Mettiamoci le tette”, organizza corsi di yoga della risata, di shiatsu, di lingue per le malate di tumore e non solo, tiene conferenze con esperti e medici per promuovere la prevenzione, offre sostegni psicologi alle donne ed alle loro famiglie. Ma ci sono anche corsi di make up “per sentirsi più belle” e si impara a cucinare insieme utilizzando i prodotti della natura, si fanno gite e ci si scambia libri. Attività che servono per raccogliere fondi e offrire sempre più servizi alle pazienti. Tutto è nato cinque anni fa, quando si decise di chiudere l’ospedale Valdese di Torino, in via Silvio Pellico, fiore all’occhiello per il reparto di Senologia e punto di riferimento per migliaia di donne.
All’anno, effettuava circa 600 interventi al seno per la rimozione dei tumori ed eseguiva 25 mila mammografie. “L’ospedale era veramente un punto di riferimento – spiega Carla Diamanti, presidente della onlus, ex paziente e tra le prime a scendere in piazza a protestare -. Noi pazienti venivamo accolte, visitate e operate in tempi brevissimi. La lista d’attesa non superava le due settimane. Inoltre, venivamo seguite in modo costante in tutte le fasi della cura. Addirittura, ci telefonavano a casa per ricordarci le visite che dovevamo fare”. Adesso, purtroppo, non è più così. “Si è disperso un modello di eccellenza sanitaria e anche le donne non sanno più a chi affidarsi. Il rischio è quello che non si curino più e non facciano più prevenzione, con il conseguente aumento dei casi cancro”. E tutti sanno a cosa va incontro un malato di tumore. 
Per impedire la chiusura del Valdese, centinaia e centinaia di donne, nel corso degli anni, sono scese in piazza. “Abbiamo organizzato proteste, una fiaccolata – continua Diamanti – e ci siamo anche rivolte agli organi politici. Abbiamo fatto un ricorso al Tar, con il patrocinio gratuito del legale Silvia Cosentino. Lo abbiamo vinto e grazie a noi l’ospedale non è stato venduto”. Il Valdese non è stato riaperto ma si è trasformato in una Casa della Salute. “Lì, oggi, Mettiamoci le Tette ha una stanzetta che utilizza per le sue attività”. Anche molti uomini fanno parte della onlus, come Mauro Drogo, senologo ed ex medico del Valdese. E’ lui che ha evidenziato l’importanza di avere una struttura di riferimento affinchè le donne si prestino attenzione alla loro salute. 
Qualche settimana fa, invece, Silvana Accossato, consigliera regionale di Liberi e Uguali, ha presentato una mozione in Regione per l’attivazione del servizio di Senologia Clinica. Firmatari anche Stefania Batzella (Gruppo Misto), Valentina Caputo (Pd), Marco Grimaldi (Liberi e Uguali) e Domenico Valter Ottria (Liberi e Uguali) 
Il prossimo evento di “Mettiamoci le Tette” si terrà sabato 15 dicembre con una gita alle cattedrali sotterranee Canelli ed ai mercatini di Natale a Govone. Per chi volesse mettersi in contatto con la onlus scrivere una mail a mettiamociletette@gmail.com

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