ROMA. Delrio lancia la “cabina di regia” per Pd, e attacca su Tav

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Graziano Delrio si ritaglia un ruolo di mediatore nel congresso del Pd, lanciando l’idea di “una cabina di regia” con tutti i candidati che permetta di far parlare i Dem “con una sola voce”. La proposta è stata lanciata durante il Forum Ansa, nel quale ha anche attaccato sulla questione Tav: il Pd farà un’esposto alla Corte dei Conti se non verrà pubblicato il bando per i lavori.
Parlando del congresso del Pd, il capogruppo alla Camera ha ammesso che è stato “commesso l’errore” di non cambiare lo Statuto del Pd, cosa che avrebbe permesso di accorciare i tempi e avere il nuovo segretario già a dicembre, come nel 2013. Ma ormai la macchina è partita e non si può interrompere, tuttavia è necessario che il congresso “sappia parlare al Paese” evitando di dare lo spettacolo di un partito lacerato, magari mentre a gennaio c’è                 una crisi di governo. Come? Con “una cabina di regia” spiega Delrio, in cui siedano il presidente del partito, Matteo Orfini, tutti i candidati e i capigruppo, così che il Pd “parli con una sola voce” sui temi che interessano il Paese, dalla legge di Bilancio a tutti i problemi di attualità. Una cabina da far partire subito dopo il 12 dicembre, quando scade il termine per presentare le candidature al congresso.
Ma nel Pd c’è il Convitato di Pietra, quel Matteo Renzi che non ha smentito le voci di una sua uscita dal partito per dar vita a un soggetto liberaldemocratico. Delrio ricorda di aver sostenuto Renzi insieme ad altri sindaci sin dal 2011, ma se l’ex segretario compisse questo passo lui non seguirebbe: “morirò Democratico” afferma, aggiungendo che una “scissione non aiuterebbe la causa” di contrastare i populisti.
Ma è quando si parla di Infrastrutture, di cui lui ha retto il Ministero con i governi Renzi e Gentiloni, che Delrio si accalora. “Non capisco cosa ci sia da ridiscutere della Torino-Lione – afferma – quando ero al ministero ho rivisto il progetto e dai 4,5 miliardi è sceso a 1,9. Abbiamo tolto tutte le gallerie fino a Torino, perché non servivano”. E poi “perché allora la nuova galleria del Brennero sì e la Torino – Lione no?”
E se vogliamo guardare all’ambiente “è meglio che le merci viaggino su rotaia anziché su camion”, che sono milioni ogni anno sia sul tratto del Brennero che sulla direttrice con la Francia. “Se l’Italia rimane tagliata fuori dalle direttrici su rotaia – dice quasi addolorato – le imprese del nord rischiano di morire”, l’Italia muore, perchè è un “Paese esportatore”.
I lavori della Tav sono lavori per quasi due miliardi, “cioè lavoro e imprese, che sono pronti per essere banditi e a cui è stato intimato, alla società, di non pubblicarli. Allora – afferma deciso Delrio – io intimo alla società di pubblicarli perché sennò succederà che il gruppo del Pd dovrà fare un esposto alla Corte dei conti chiamando in causa gli amministratori, perché se non pubblicate i bandi, perdete i fondi”. L’ex ministro teme che M5s attenda le europee prima di dare il via libera: “ma chi se ne frega delle europee! Non mi faccio portare fino a maggio”.

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