Olbia, rifiuti marini: ” Velapuliamo” lancia l’allarme per la Sardegna

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Olbia, 8 dicembre 2018 – È praticamente impossibile rimanere indifferenti al problema dei rifiuti plastici in mare, se poi a parlarne, con  cognizione di causa e tanto  fervore è il presidente dell’associazione Velapuliamo  Giovanni Boetti.

Presidente, lei che si batte con così tanto fervore per l’ambiente marino, può illustrarmi cosa è  Velapuliamo ?

Velapuliamo significa andare in barca a vela con lo scopo di pulire le coste e le isole. L’idea mi è venuta l’anno scorso quando con un gruppetto di amici, cinque barche ed un gommone, siamo andati in spedizione nelle isole dell’arcipelago della Maddalena con lo scopo appunto di togliere i rifiuti dalle coste. È stata una bella esperienza e mi sono detto che avrei potuto fare di più. C’è  molta confusione sulle competenze istituzionali in merito, nebulose su incarichi e compiti e, di fondo, purtroppo, c’è ancora tanta ignoranza e superficialità da parte della gente comune. Le normative vigenti, non si pronunciano in materia di rifiuti in acque marine, in quanto non sono di competenze delle amministrazioni comunali, che dal canto loro, non posso delegare la raccolta, in quantità importanti, a carico di privati. La mia battaglia va avanti contro l’ostruzionismo e i muri di gomma, consapevole di sollevare polveroni  e di risultare scomodo, ma non riesco a rimanere inattivo davanti a tutto ciò che vedo. Il tempo per il nostro mare è limitato per la sua sopravvivenza se non si agisce in fretta.

Più volte, in televisione o sui social, passano  immagini toccanti su ciò che la plastica, e i rifiuti in generale, sono in grado di provocare nell’ambiente marino: stragi di specie marine, inquinamento e devastazione conseguente. Ma quando ci si ritrova a toccare con mano quello che ci accade a pochi km, se non addirittura metri dal nostro uscio di casa, fa proprio male. Molto, e Boetti, proprio come un Don Chisciotte dei tempi moderni, si trova a portare avanti una battaglia contro mostruosi mulini a vento, barricati dietro le loro posizioni di indifferenza al problema”.

Ma da dove è partito tutto il suo pensiero ambientalista? Chi è Giovanni Boetti?

“Sono nato a Milano negli anni Sessanta, dove si  forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni, basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano, e arrivato ad Antigua, incontro l’amore e decido di diventare padre. Qui creo una società di allestimento barche ad Antibes, e lavoro al progetto più importante: la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Ora , con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, continuo a vivere il mare, facendo mia questa campagna di sensibilizzazione contro l’inquinamento delle meravigliose acque della Sardegna del nord.

Non bisogna essere animalisti estremisti o fanatici ecologisti per rendersi conto che la situazione delle nostre coste e del nostro mare è allarmante. Sì, anche  quello delle coste sarde, quelle spiagge che d’estate attirano migliaia di turisti da tutto il mondo, vivono situazioni al limite del disastro ecologico”.

Quali sono le difficoltà che si incontrano  nell’effettuare le bonifiche?

“La vera difficoltà è la burocrazia così difficile da avviare ed interpretare. Ad esempio, per ottenere le autorizzazioni per la giornata ecologica a Cala Saccaia, nei pressi di Olbia, una vera e propria discarica, ci sono voluti tre mesi. Spesso il comune non è l’unico ad avere la competenza del luogo da bonificare. I rifiuti a Cala Saccaia ad esempio  sono il risultato dell’abbandono delle tematiche ambientali dalla politica.Qui  molti dei rifiuti raccolti derivano dalla lavorazione dei mitili. Ma non solo. L’area viene utilizzata da molti come discarica abusiva. Buste di spazzatura indifferenziata, insomma, c’è di tutto. Abbiamo lavorato in 60 persone, tra cui anche i molluschicoltori e abbiamo quasi riempito due container da 25 metri cubi. Anche li le microplastiche le abbiamo dovute lasciare. Su questa tematica delle microplastiche, sarebbe da studiare la fattibilità di bandire , a livelli comunali, l’uso e consumo della plastica monouso (al passo con i paesi europei piu’ ecologisti di noi), vietando nei supermercati, e negli esercizi commerciali, l’uso della plastica monouso.

Facciamo sì che il problema venga affrontato alla radice, sensibilizzando ed educando ad un “pensiero ecologico”, le nuove generazioni a cui lasceremo in mano le sorti del nostro agonizzante pianeta. Vorrei proporre campagne informative  nelle scuole, borse di studio e visite guidate che facciano partecipare attivamente i bambini alla raccolta dei rifiuti sulle spiagge o in mare, e che si possa contribuire a far sviluppare una vera coscienza  ecologista che parta dalla loro quotidianità. Ad  esempio limitando l’uso degli imballaggi alimentari, o facendo attenzione a svolgere un attenta raccolta differenziata dei rifiuti domestici”.

Due eventi  a cadenza quasi semestrale, hanno scandito  l’attività di Velapuliamo nel 2018 con l’intento di monitorare il livello dei rifiuti delle spiagge della Gallura (e non solo), i primi di  maggio (partecipando al progetto Agenda blu promosso dal comune di Arzachena) e fine ottobre.

Mettiamo sotto il nostro albero di Natale un proposito impegnativo per quest’anno allora: iniziamo ad interessarci attivamente al nostro ambiente  preoccupandoci di produrre meno rifiuti plastici, e diamo uno sguardo alle attività svolte da associazioni come Velapuliamo.

Scuse non ce ne sono più. È tempo di agire. Magari iniziando a bandire a tutti i livelli, con tutti i mezzi istituzionali a disposizione, la plastica monouso.Volendo si può. Come ci incita a fare Boetti con tutto il suo fervore”.

 

 

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