Quindici minuti di applausi per l’Attila di Giuseppe Verdi, che ha inaugurato la stagione del Teatro alla Scala di Milano

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Successo strepitoso per l’Attila di Giuseppe Verdi, che ha inaugurato la stagione del Teatro alla Scala di Milano. L’opera diretta dal maestro Riccardo Chailly, con la regia di Davide Livermore, è stata salutata da quindici minuti di fragorosi applausi da parte del pubblico. Protagonista della serata è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accolto dalla standing ovation degli spettatori e applaudito per cinque minuti, con il coro che dietro le quinte  si è messo a cantare le parole dell’inno di Mameli seguendo l’orchestra.

Tante le autorità e i personaggi presenti alla Prima della Scala, dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, al ministro dell’Economia Giovanni Tria, dal presidente della Regione Attilio Fontana, alla senatrice a vita Liliana Segre, passando per Fedele Confalonieri, l’ex premier Mario Monti, la vicepresidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia e il prefetto Renato Saccone, la presidente di Eni Emma Marcegaglia, l’avvocato Paola Severino,  la presidente dell’Accademia di Brera, Livia Pomodoro, la leggenda della danza Carla Fracci, lo chef Davide Oldani, Irene Pivetti e molti altri.

Al termine dell’opera si è tenuta la tradizionale cena di gala per 500 ospiti alla Società del Giardino, preparata dallo chef Daniel Canzian e ispirato ad Attila. Questo il menu’: mousse di broccoletti e cavolo viola e mele, toc’ in braide friulano, panzerotto alla romana con cacio e pepe e anolino alla parmigiana in brodo di cipolle, risotto con stimmi di zafferano e scaglie di panettone, guancetta di vitello in salsa italiana con mele cotogne e melagrana, e come dessert sfera di cioccolato con salsa calda ai frutti esotici e praline da meditazione.

Questa invece la trama dell’opera Attila di Giuseppe Verdi:

Prologo
Quadro I. Piazza di Aquileia. Sul finir della notte Attila, re degli Unni, compare su un carro tra le rovine di Aquileia, acclamato dalle sue orde. Viene condotto davanti a lui un gruppo di donne prigioniere, malgrado il suo ordine di non risparmiare nessuno. Uldino gli dice che si tratta di un omaggio al re, dato che le vergini italiche hanno difeso con le armi i loro fratelli. Attila chiede loro la ragione di tanto valore: Odabella, figlia del defunto signore di Aquileia, gli risponde che il motivo è l’amor di patria. Colpito dal coraggio della giovane, Attila le concede una grazia: Odabella rivuole la sua spada ed egli le porge la sua. La giovane esulta all’idea di potersi un giorno vendicare proprio con quell’arma. Attratto da Odabella, il re le ordina di rimanere presso il suo campo. Accoglie poi il generale romano Ezio, che gli propone l’Impero di Oriente e di Occidente in cambio del dominio sull’Italia. Attila rifiuta sdegnato, Ezio ha un moto d’orgoglio.
Quadro II. Rio Alto nelle lagune adriatiche. Dalle capanne escono alcuni eremiti che si avviano all’altare, dove ricordano la triste notte e pregano il Signore. Approdano in laguna alcune navicelle, da cui scendono i fuggiaschi di Aquileia guidati dal giovane cavaliere Foresto. Questi rivolge il pensiero all’amata Odabella, che sa prigioniera. Il coro lo esorta alla speranza.

Atto primo
Quadro I. Bosco presso il campo d’Attila. Gli Unni, alle porte di Roma, si preparano ad assalire la città. È notte; Odabella sfoga il suo dolore e crede di scorgere tra le nuvole le immagini del padre e di Foresto. Questi compare all’improvviso, in abiti barbari, accusandola di tradirlo con il nemico; ma la giovane si discolpa e lo mette al corrente dei suoi propositi di vendetta.
Quadro II. Tenda d’Attila. Un sogno turba il sonno del capo degli Unni: mentre sta per attaccare Roma, un vecchio gli ordina di tornare indietro e di non violare il luogo sacro. Attila, spaventato, racconta il sogno a Uldino, che lo esorta a fugare i timori; ordina quindi ai capi del suo esercito di muoversi subito alla conquista di Roma. Ma agli squilli di tromba fanno eco voci lontane che intonano un canto sacro.
Quadro III. Il campo d’Attila. Da lontano avanza una processione di vergini e fanciulli guidata da Leone e da sei anziani, che intimano ad Attila di arretrare da Roma. Il re è sopraffatto dal terrore: il sogno premonitore si è avverato.

Atto secondo
Quadro I. Campo d’Ezio. Ezio legge sdegnato l’ordine dell’imperatore Valentiniano che gli impone la tregua con gli Unni. Mentre il generale romano sogna la riscossa della patria, arriva un gruppo di schiavi di Attila per invitarlo al campo dei barbari. Ezio accetta l’invito. Uno di loro gli rivela di essere Foresto: gli confida che Attila sta per essere ucciso e gli chiede di piombare, a un segnale convenuto, sul campo nemico. Ezio esulta, malgrado l’esito incerto del futuro scontro.
Quadro II. Campo d’Attila. Il campo degli Unni è pronto per il solenne convito. Mentre i guerrieri barbari intonano canti, Attila va a sedersi al suo posto; Odabella gli è accanto. Uno squillo di tromba annuncia l’arrivo di Ezio e degli ufficiali romani, tra i quali c’è anche Foresto in abiti militari. I druidi avvertono invano Attila che i presagi sono nefasti; mentre le sacerdotesse intonano un canto lieto, un vento improvviso spegne le torce, tra lo spavento generale. Attila ed Ezio rinnovano i loro intenti bellicosi. Quando i fuochi vengono riaccesi, Foresto indica a Odabella la coppa con il veleno destinata al re dei barbari. Ma la giovane, che rivendica solo per sé la vendetta, avverte Attila dell’inganno e gli chiede di graziare Foresto. Il re acconsente e le impone di sposarlo. Odabella esorta Foresto a fuggire, mentre gli Unni incitano il loro capo a riprendere le stragi.

Atto terzo
Bosco che divide il campo di Attila da quello di Ezio. Foresto apprende da Uldino che stanno per aver luogo le nozze tra Attila e Odabella; avverte le schiere romane che si tengano pronte a invadere il campo nemico e, rimasto solo, rimpiange il suo amore perduto. Dall’accampamento romano giunge Ezio, pronto all’attacco. Foresto smania di gelosia, ma Ezio lo placa; arriva Odabella, fuggita dal campo degli Unni, e supplica Foresto di credere alla sua fedeltà. I tre vengono sorpresi da Attila che, vedendosi tradito, rinfaccia a Odabella la sua ingratitudine, a Foresto la grazia ricevuta e a Ezio l’aver congiurato per la salvezza di Roma. I Romani danno intanto l’assalto al campo degli Unni. Foresto si lancia per colpire Attila, ma Odabella lo ferma e trafigge lei stessa il capo dei barbari, vendicando così il padre e il suo popolo.

F.M.

credit foto Ansa

 

 

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