Scuola, Cgil: “244 mila posti liberi nel 2019”

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Per il prossimo anno scolastico potranno essere ben 244.181 i posti liberi nel mondo della scuola: 120 mila, il triplo del personale che generalmente va in pensione, potrebbe essere interessato dal pensionamento con quota 100; 32.217 potrebbero essere i posti per docente in organico di diritto liberi; 56.564 i posti in organico di fatto, 35 mila i posti liberi Ata; 402 i posti assegnati a supplenze per gli educatori, senza considerare i circa 7 mila posti che potrebbero essere lasciati vacanti in organico di diritto dai diplomati magistrali in caso di sentenze di merito negative e i circa 1500 posti di dirigenti scolastici. I conteggi li ha fatti la Flc Cgil in un Report presentato oggi alla stampa.

“Questo anno scolastico 2018-2019 – spiega Manuela Pascarella del Centro nazionale Flc Cgil – più che in passato, il normale avvio delle lezioni è stato fortemente penalizzato dall’assenza di politiche efficaci in materia di reclutamento. Meccanismi dia accesso ai ruoli farraginosi, vertenze pendenti, procedure concorsuali il cui espletamento si protrae per anni, ci consegnano una situazione ingovernabile, con più di 80 mila cattedre libere non assegnate ai ruoli e le scuole che hanno dovuto sopperire a questa mancanza con un sovraccarico di lavoro amministrativo legato alle nomine dalle graduatorie d’istituto. Il personale Ata, compreso quello che ricopre ruoli in segreteria, non ha avuto maggiore fortuna, con oltre 13 mila posti non coperti dal personale di ruolo e organici al di sotto delle reali necessità delle scuola vivono una condizione di disagio quotidiano”.

A questo scenario fa oggi da corollario il possibile impatto di quota 100 e quindi il notevole aumento di posti che si renderebbero disponibili per nuove assunzioni che, nei calcoli della Cgil, potrebbero essere 120 mila. Di qui la richiesta della Cgil di un Piano straordinario di immissione in ruolo destinato a docenti, Ata ed educatori per la copertura immediata dei posti e una pianificazione strategica delle immissioni in ruolo per il personale della scuola sulla base dei fabbisogni regionali con un sistema anche annuale di reclutamento per concorso. Tra le proposte del sindacato, anche la “staffetta generazionale”: l’Italia è il paese Ocse con l’età media del personale più alta e questo significa che le stabilizzazioni arrivano tardi e si fa fatica ad acquisire requisiti pensionistici. In prospettiva – suggerisce la Cgil – è possibile ripensare gli organici anche attraverso nuovi istituti come la pensione part time: ciò garantisce una graduale uscita dalla scuola, evita la dispersione del patrimonio professionale, permette a chi in servizio di continuare a portare la propria esperienza con minori incarichi e di avere un maggior numero di posti per reclutare docenti ed educatori.

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