Villagrande, possibile trasferimento a Sestu dello stabilimento Galydhà

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Odore di tragedia nella notizia, di poche ore fa, del trasferimento dello stabilimento Galydhà da Villagrande a Sestu. A denunciare la faccenda, Gabriele Rubiu, Già Consigliere Provinciale dell’Ogliastra.

«Da grande opportunità per il territorio all’ennesima incompiuta ed ora anche la beffa. È questo l’ennesimo copione degli imprenditori mordi e fuggi che arrivano in Sardegna e, da portatori di promesse di posti di lavoro, diventano cannibali di questo territorio. È la breve storia “forse” della fine di un sogno, nato negli anni ‘80 come centro raccolta latte e trasformazione del latte di capra prodotto dagli allevatori del centro Sardegna, finanziato da fondi Comunitari pari a dieci miliari di vecchie lire».

Uno stabilimento, continua Rubiu, passato di mano in mano: Associazione degli allevatori, consorzio Galydhà, Almalattea – con ulteriori finanziamenti pubblici regionali per una somma di 5 milioni di euro –, Granarolo e, per finire, Ferruccio Podda.

«È notizia di qualche ora: con un blitz fulmineo, questa realtà imprenditoriale rischia (o meglio sarà) di essere trasferita a Sestu, con tutti i suoi 14 dipendenti, di cui 7 di Villagrande. Quale sarà la sorte per queste 14 famiglie? Dovranno trasferirsi a Cagliari oppure, come succede nella maggior parte di questi casi, questa situazione è l’anticamera del licenziamento?»

Insomma, si decidono così le sorti di molte persone.

«La Comunità Villagrandese ha sempre sostenuto le iniziative imprenditoriali a ha sempre ceduto parte del suo territorio per diverse iniziative volte a migliorare il benessere dei propri cittadini» continua Rubiu «Si veda il complesso Enel, la rete acquedottistica ex Esaf e ora Abbanoa. Ora è però tempo di presentare il conto, auspicando che la buona politica e le forze sindacali facciano la loro parte per scongiurare l’ennesimo scippo. Le promesse erano quelle di riconvertire l’impianto per la produzione di latte d’asina in polvere ma, si sa, gli asini hanno le orecchi lunghe e, come ci ha insegnato il caro Pinocchio quando eravamo un po’ piccini, le bugie hanno le gambe corte».

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