ROMA. Quando Di Maio, giornalista, si vantava di ricevere «finanziamenti pubblici»

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Sono pennivendoli o anche puttane? Questo il dubbio che, da alcune ore a questa parte, arrovella i cinquestelle, con tanto di dichiarazioni a reti unificate di Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Gianluigi Paragone, peraltro tutti e tre con tesserino da “pubblicisti”. Coda velenosa di una campagna diffamataria contro i giornalisti cominciata anni fa con Beppe Grillo e che ha avuto il suo epilogo con l’assoluzione del sindaco di Roma Virginia Raggi.
Premesso che a nessuno fa piacere sentisi dare della puttana è pur vero che esiste un “Bordello Italia”. E ci sono le “puttane” ma anche i “Puttanieri” o clienti abituali che inondano le redazioni di comunicati stampa pietendo due righe o anche solo una fotografia con didascalia.
Ecco. Io non so che cosa sia peggio tra l’essere puttana o puttaniere, quel che so è che la puttana nella stragrande maggioranza dei casi lo fa per necessità, di tutt’altra pasta il puttaniere e non mi sembra il caso di farne un identikit.
Basterà, qui per tutti, la descrizione che Beppe Grillo faceva del puttaniere Berlusconi nel non lontano 2009. “Il puttaniere è un arci italiano, un figlio di mamma, uno che piangeva da piccolo se non aveva il biscotto, che copiava i compiti in classe dai compagni. Per questo ha successo. Siamo una nazione di puttanieri e ci vergogniamo a dirlo. Facciamo outing e andiamo, finalmente, tutti a puttane insieme al Paese….”.

Eppure c’è stato un tempo in cui anche il Di Maio giornalista si vantava di ricevere “finanziamenti…

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