“Una piccola Storia”: Eleonora D’Arborea giudicessa – seconda parte

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Eleonora, prende la reggenza in vece di suo figlio minorenne ed eredita uno Stato che grazie a Mariano IV  suo padre, si è ingrandito fino a comprendere tutta l’isola con la sola eccezione di Castrum Calari e Alghero, ancora in mano agli aragonesi

 di Sergio Atzeni

Una guerra senza quartiere oppone Arborensi e Aragonesi, iniziata da Mariano IV e continuata da Ugone III che, forse proprio per questo, viene giustiziato dal popolo che applica la legge giudicale non scritta che dà il diritto “all’insurrezione” e rende legale il regicidio.

Situazione alquanto complicata che Eleonora, non avvezza alla politica, deve affrontare con grande forza d’animo e perseveranza non potendo neanche contare sul marito.

Brancaleone Doria, per uno scherzo del destino, quando il proprio figlio Federico fu nominato Giudice, si trova in Catalogna per ricevere solennemente il titolo di Barone  della Marmilla e di Conte di Monteleone.

È  imprigionato dal re di Aragona Pietro III il cerimonioso, che ne vuole fare evidentemente una ottima pedina di scambio.

Brancaleone, dopo inutili pressioni aragonesi, per convincere i sardi d’Arborea a restituire i territori sottratti alla corona, viene inviato a Castrum Calari e rinchiuso nella torre di San Pancrazio e più tardi in quella dell’Elefante.

Nel 1387, Federico muore, non ha compiuto ancora 10 anni, al suo posto viene nominato il fratello di otto anni Mariano V, con la reggenza ancora di Eleonora.

Forse la condizione di Brancaleone e le pressioni di parte della nobiltà, convincono Eleonora a firmare, nel 1388, la pace con la quale si impegna a restituire agli Aragonesi le terre inglobate in Arborea dai giudici precedenti e cioè:

Il Castello di Bonu Ighinu

Sassari e la Romangia

Il Castello di Osilo

Il Castello di Longosanto

Il Castello della Fava

Il Castello di Orosei con tutta la regione

Il Castello di Quirra con l’intero Sarrabus

Sanluri con la curatoria di Nuraminis

Villa di Chiesa (Iglesias) e le terre dipendenti.

Rimangono arborensi i territori storici e le terre incamerate dopo il crollo del giudicato del Logudoro.

A Brancaleone vengono confermati i suoi domini di Monteleone, Castelgenovese e Casteldoria.

Brancaleone viene rilasciato solo dopo due anni nel 1390, una detenzione che gli fa odiare i suoi ex amici aragonesi ed accumulare tanto odio da non veder l’ora di vendicarsi.

L’anno dopo non esita a ricusare la pace e radunato l’esercito arborense, 10.000 armati, occupa Sassari e Osilo relegando gli aragonesi nella città fortificata di Alghero e Longosanto (Santa  Teresa di Gallura), scende poi nel meridione dell’isola conquistando Villa di Chiesa.

Brancaleone, in sei mesi, riconquista tutti i territori che con la pace gli aragonesi avevano sottratto agli arborensi.

Il dubbio che assale gli studiosi e la posizione di Eleonora: fu ella la ispiratrice delle imprese di Brancaleone o accettò supinamente le iniziative del consorte? E’ difficile rispondere.

A corte, i consiglieri interessati non mancano e l’odio di Brancaleone, dopo 7 anni di duro carcere, non è certo controllabile, sono gli eventi che trasportano Eleonora e non il contrario, sostengono alcuni.

L’epopea della Giudicessa di fatto, aggiungiamo, non di diritto, poiché ella regnò come alternos dei figli, esplode solo nel XVIII secolo, ispirata dalla pubblicistica agiografica in voga in quel momento in ricerca perenne di eroi o eroine da consacrare sull’altare del mito, vero o falso che sia.

Non risulta che la sua politica brilli per sagacia o intraprendenza nel ricercare potenti alleati che possano intimorire il nemico aragonese.

La figura di Eleonora, a cavallo con la sua armatura e la spada sguainata sembra alquanto lontana dalla realtà e dalla sua dimensione storica.

Quando nel 1392 il Giudice di diritto, suo figlio Mariano V compie 14 anni, prendendo il potere in prima persona, (grazie alla nuova legge che riconosceva il maggiorascato a quell’età e non più al 18° anno) Eleonora promulga la famosa “Carta De Logu” – Leggi dello Stato; che contiene le disposizioni di diritto processuale civile, penale e rurale aggiornate secondo le nuove esigenze del regno, alle quali hanno lavorato forse suo nonno Ugone, certamente suo padre Mariano.

Le leggi Arborensi,  fino ad allora, sono trasmesse oralmente e, merito di Eleonora, fu quello di raccogliere dette disposizioni tradizionali e finire il grande lavoro iniziato dal padre come dice ella stessa.

La Carta De Logu rimane in vigore fino al 1827 quando è sostituita dal Codice Feliciano.

Dopo il 1392 Eleonora scompare dalla storiografia e la sua morte forse avviene in tragica solitudine in uno dei castelli arborensi, nel 1402 o 1403, a causa della peste che non rispetta i ricchi o i potenti.

Nel 1407, muore in situazione sospetta anche il figlio Mariano V lasciando, in mancanza di eredi, via libera al nipote della zia Beatrice Guglielmo III, sposata con il Visconte di Narbona Amerigo VI.

Tutto ciò non piace al superstite Brancaleone Doria, che evidentemente si sente defraudato, ma scompare forse incarcerato dagli Aragonesi o dallo stesso Guglielmo III che lo vede come un pericoloso antagonista.

Si estingue così la famiglia di Eleonora, arrivata agli onori della storia per caso.

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