Una parola sarda al mese: C come CABRAS

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incipit C, in Giampaolo Mele, Die ac NocteRadici e semantica delle parole sarde, rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico, di storia e di cultura sarda a Biella

CABRAS è un cognome corrispondente al nome di un villaggio dell’Oristanese, situato sul bordo della più grande laguna. Il toponimo appare già in RDSard. a. 1342 come Capras. Il termine, a primo impatto, sembra fare riferimento alle ‘capre’. Ma ci chiediamo come e perché: essendo Cabras il più celebre villaggio di pescatori della Sardegna, ci aspetteremmo un toponimo riferito ai pesci.
Per capirne il nome occorre immaginarsi l’ambiente arcaico, ossia come fosse la sua laguna nel Paleolitico, allorché si viveva di sola caccia e pesca. Quella grande laguna non era altro che una porzione della serie di lagune attornianti la foce del Tirso. Quell’ambiente somigliava in parte alla laguna di Venezia. Alle origini della civiltà, tutto quel territorio era lagunare, e dinanzi all’immensa foce del Tirso si parava un’isola calcarea (detta Sinis, dedicata a Sîn, la Dea Luna). Solo dopo millenni l’isola rimase collegata alla terraferma da ulteriori apporti alluvionali del Tirso. Quell’immenso ambiente lagunare dirimpetto al Sinis a sua volta era già chiamato Arboréa (dall’accadico ārā ‘terra, territorio’ + būru(m) ‘palude’ = ‘territorio paludoso’). Le paludi dell’Oristanese incutevano terrore ai restanti popoli della Sardegna, perché producevano tanta mala aria (la malaria, invero prodotta dall’anofele), al punto che i viaggi da Sassari a Cagliari erano consentiti soltanto d’inverno, quando “l’aria era meno dannosa”, mentre noi oggi sappiamo che sotto i 15° l’anofele non si sviluppava).
Va da sé che l’attuale nome del villaggio di Cabras non è altro che l’effetto di una lenta corruzione da un antico kabara, che in sumerico significa ‘porto dei pesci’ (ka ‘bocca’ + bara ‘pesce’).

Salvatore Dedola,
glottologo-semitista

Nell’immagine: l’incipit “C”, in Giampaolo Mele (a cura di), Die ac Nocte. I Codici Liturgici di Oristano dal Giudicato di Arborea all’età spagnola (secoli XI-XVII), Cagliari: AMD Edizioni, 2009

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