Una casa nei Cech (7) -le fresche scale-

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Lasciamo il vicolo del comodo passaggio (qui) e “rientriamo” in casa, ho virgolettato perché nella nostra casa nei Cech le scale erano esterne!

Che aria fresca, se non  fredda, si sentiva, quando si usciva sulle scale. Allora era tutto aperto, si era in mezzo a muri di sasso che quasi non si vedeva il cielo, l’aria si doveva intrufolare, e correndo fra cantine e sottoscala ombrosi si vestiva del loro umido aroma.



Abbiamo poi chiuso con una grande vetrata il passaggio anche al correre dell’aria, ma dalla cantina sempre riesce a risalire il lento fresco del terreno bagnato dalla piccola sorgente.



Salendo poi verso le stanze, ci coglie ancora un odore di fuliggine, di canne fumarie fredde e camini spenti.



Il forno non funziona da tanto, ma la cenere trovata al suo interno ci ha testimoniato il suo importante lavoro. Abbiamo dovuto smantellarlo, ma la sua presenza non sarà dimenticata, ne abbiamo fatto un’artistica nicchia, un quadro moderno.


La salita ora è meno greve, ci si ferma più agevolmente anche al vecchio bagno, collocato in questo spazio fresco e ombroso, un po’ lo abbiamo rischiarato e anche riscaldato, ma il sole non riesce ad aiutarci molto.

Tipico delle passate generazioni era costruire i bagni in posti nascosti e spesso freddi, e come potevano dare loro uno spazio più importante, quando prima non era nemmeno considerati servizi da mettere dentro all’abitazione?!












 

E  finalmente ci accoglie la grande porta ruvida a protezione dei sonni passati, e presenti.

Scritto, documentato e pubblicato da

Maria Valenti/Alicemate  ^_^

 

 

 

 

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