Riflessioni a margine del messaggio della Conferenza Episcopale Sarda.

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587861a5-d6c4-41bd-90c8-8e8a3624d706Dai Vescovi sardi un non éxpedit rovesciato”: cattolici impegnatevi in politica!
Riflessioni in margine al messaggio della Conferenza Episcopale Sarda
di Franco Meloni*
«Malgrado la cattiva amministrazione, l’insufficienza della popolazione e tutti gli intralci che ostacolano l’agricoltura, il commercio e l’industria, la Sardegna abbonda di tutto ciò che è necessario per il nutrimento e la sussistenza dei suoi abitanti. Se la Sardegna in uno stato di languore, senza governo, senza industria, dopo diversi secoli di disastri, possiede così grandi risorse, bisogna concludere che ben amministrata sarebbe uno degli stati più ricchi d’Europa, e che gli antichi non hanno avuto torto a rappresentarcela come un paese celebre per la sua grandezza, per la sua popolazione e per l’abbondanza della sua produzione». Questo era in sintesi il pensiero del patriota sardo Giovanni Maria Angioy (nato a Bono nel 1751, morto esule e in miseria a Parigi nel 1808) espresso nel suo memoriale del 1799 nell’inutile tentativo di convincere la Francia ad annettersi la Sardegna, scalzando gli invisi piemontesi. Mi è venuto in mente leggendo il messaggio intitolato “Giovani, lavoro e speranze per il futuro” che la Conferenza Episcopale Sarda ha voluto rivolgere alle chiese e alla società della Sardegna (presentato il 29 ottobre a Sassari a un anno esatto dalla conclusione della 48ma Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, tenutasi a Cagliari). E spiego il perché. Sicuramente Angioy esagerava nell’enfatizzare le “ricchezze” dell’Isola e sbagliava nel minimizzarne le criticità, ma non aveva torto nel sostenere che le fortune di un popolo (lo sviluppo, la crescita, il benessere), così pure le sue sfortune (sottosviluppo, malessere, povertà), dipendano in larga parte dalla classe dirigente che lo guida, in fin dei conti dalla sua capacità di “buona o cattiva amministrazione”. Sembrerebbero pensarla così anche i Vescovi nel momento in cui non indugiando al pessimismo, come peraltro la realtà descritta giustificherebbe (1) , individuano le premesse di un credibile rimedio alla persistente crisi socio-economica della Sardegna in un rinnovato impegno politico dei cattolici e ovviamente di tutti gli uomini di buona volontà, anche in vista delle prossime elezioni e oltre. Sono espliciti i Vescovi: siano i cattolici “disponibili a candidarsi a far parte della classe dirigente, con sapiente valutazione delle proprie capacità e delle possibilità oggettive di impegno”. Ma, si dirà: sono molti i cattolici già impegnati in politica, in quasi tutti gli schieramenti nella rilevante differenziazione che il venire meno del “collateralismo” ha facilitato. Ciò nonostante sembra proprio che i Vescovi ritengano insufficiente tale impegno, in quantità e qualità, tanto è che sostengono: “la classe politica ha sempre più bisogno, anche al di là delle candidature proposte dai partiti, di persone competenti e preparate, di provata esperienza amministrativa, di moralità indiscussa, di spirito di servizio e di distacco da interessi personali e di casta”. Se tanto affermano è perché probabilmente intendono “stanare” una quantità, allo stato imprecisata, ma sicuramente numerosa di persone con le qualità che hanno ben evidenziato. Detto con una definizione suggestiva ritengono esista in ambito cattolico (e non solo) una sorta di “esercito di riserva della democrazia” da mettere in gioco per il bene della Sardegna. Verosimilmente queste persone – in certa parte conosciute e in altra parte da rintracciare – sono tra coloro che praticano quel “persistente astensionismo” che preoccupa i Vescovi, mentre, al contrario, le stesse avrebbero il “dovere morale di partecipare con responsabilità e piena consapevolezza ai prossimi appuntamenti elettorali” e, in generale, alla vita politica. E non bisogna fermarsi allo stato delle “risorse disponibili”; infatti i presuli intendono impegnarsi maggiormente nella “formazione della coscienza politica del laicato”, lasciando intravedere al riguardo il rilancio di scuole di formazione e di altre pertinenti iniziative culturali aperte e in collegamento con tutte le organizzazioni democratiche. Così descritte le cose, i Vescovi, anche se evitano toni severi, richiamano precisamente i cattolici (e tra essi i più preparati e perciò più “responsabili”) ad evitare peccati di omissione dell’esercizio della carità, “ricordando, con le parole di San Paolo VI [più volte riprese da Papa Francesco e dai suoi predecessori], che proprio il servizio nella polis costituisce la più alta forma di carità”. Se dunque è la “partecipazione” la chiave giusta per ridare speranze di rinascita al popolo sardo, occorrono impegni concreti per favorirla. Lo si faccia avendo come chiaro e virtuoso riferimento l’art. 3 della nostra Costituzione, laddove al comma 2 recita: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Al riguardo si metta mano alle modifiche delle leggi elettorali, a cominciare proprio da quella sarda che è un esempio di ostacolo alla partecipazione politica dei cittadini alla gestione della cosa pubblica.
Per concludere sembra pertinente il richiamo di mons. Filippo Santoro, presidente del Comitato organizzatore della 48ma Settimana Sociale, ai contenuti della “rilevanza pubblica dei cattolici” che deve “svilupparsi sino ad incidere sui problemi vitali delle persone e della società, quali il lavoro, la famiglia, la scuola, la difesa della salute, dell’ambiente e dei migranti… il problema della povertà nelle sue forme differenti che è una ferita alla dignità umana da curare e risanare”. Quanto al metodo da utilizzare, sostiene Santoro che occorre “coinvolgere nell’azione persone di buona volontà anche se provengono da esperienze culturali differenti, come accaduto, con il contributo dei parlamentari cattolici nella stesura della nostra Costituzione repubblicana”. Insomma, c’è da dibattere e lavorare, nella consapevolezza che occorre maggiore dinamismo e disponibilità all’incontro esattamente come auspicato, ovviamente sorretti da spirito evangelico e da correlato ottimismo della volontà!
(1) Dicono i Vescovi: il messaggio “non intende essere un elenco di lamentazioni, quanto piuttosto un invito ad una speranza … con grande fiducia al futuro attraverso gli atteggiamenti che possono generare processi positivi”.
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*L’articolo è apparso, in una versione leggermente sintetizzata, su Nuovo Cammino, periodico della Diocesi di Ales-Terralba di domenica 11 novembre 2018.
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APPUNTI SPARSI
Quale classe dirigente per la Sardegna che vorremo
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Giovanni Maria Angioy Memoriale 2«Malgrado la cattiva amministrazione, l’insufficienza della popolazione e tutti gli intralci che ostacolano l’agricoltura, il commercio e l’industria, la Sardegna abbonda di tutto ciò che è necessario per il nutrimento e la sussistenza dei suoi abitanti. Se la Sardegna in uno stato di languore, senza governo, senza industria, dopo diversi secoli di disastri, possiede così grandi risorse, bisogna concludere che ben amministrata sarebbe uno degli stati più ricchi d’Europa, e che gli antichi non hanno avuto torto a rappresentarcela come un paese celebre per la sua grandezza, per la sua popolazione e per l’abbondanza della sua produzione.»
In un recente convegno sulle tematiche dello sviluppo della Sardegna, un relatore, al termine del suo intervento, ha proiettato una slide con la frase sopra riportata, chiedendo al pubblico (oltre duecento persone, età media intorno ai 40/50 anni, appartenente al modo delle professioni e dell’economia urbana) chi ne fosse l’autore, svelandone solo la qualificazione: “Si tratta di un personaggio politico”. Silenzio dei presenti, rotto solo da una voce: “Mario Melis?”. No, risponde il relatore. Ulteriore silenzio. Poi un’altra voce, forse della sola persona tra i presenti in grado di rispondere con esattezza: “Giovanni Maria Angioy”. Ebbene sì, proprio lui, il patriota sardo vissuto tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, (morto esule e in miseria a Parigi, precisamente il 22 febbraio 1808), nella fase della sua vita in cui inutilmente chiese alla Francia di occupare militarmente la Sardegna, che, secondo i suoi auspici, avrebbe dovuto godere dell’indipendenza, sia pur sotto il protettorato francese (1).
Mario Melis 1E’ significativo che l’unico uomo politico contemporaneo individuato come possibile autore di una così bella frase, decisamente critica nei confronti della classe dirigente dell’Isola (e quindi autocritica) e tuttavia colma di sviluppi positivi nella misura in cui si potesse superare tale pesante criticità, sia stato Mario Melis,, leader politico sardista di lungo corso, il quale fu anche presidente della Regione a capo di una compagine di centro-sinistra nel 1982 e di nuovo dal 1984 al 1989. Evidentemente la sua figura di statista resiste positivamente nel ricordo di molti sardi. E questo è bene perché Mario Melis tuttora rappresenta un buon esempio per le caratteristiche che deve possedere un personaggio politico nei posti guida della nostra Regione: onestà, competenza (più politica che tecnica), senso delle Istituzioni, passione e impegno per i diritti del popolo sardo. Caratteristiche che deve possedere non solo il vertice politico, ma ciascuno dei rappresentanti del popolo nelle Istituzioni. Aggiungerei che tali caratteristiche dovrebbero essere comuni a tutti gli esponenti della classe dirigente nella sua accezione più ampia, che insieme con la classe politica comprende quella del mondo del lavoro e dell’impresa, così come della società civile e religiosa.
Oggi al riguardo non siamo messi proprio bene. Dobbiamo provvedere. Come? Procedendo al rinnovo dell’attuale classe dirigente in tutti i settori della vita sociale, dando spazio appunto all’onestà, alla capacità tecnica e politica, al senso delle organizzazioni che si rappresentano, alla passione e all’impegno rispetto alle missioni da compiere.
Compito arduo ma imprescindibile
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“Giovani, lavoro e speranze per il futuro”
29 OTTOBRE 2018

“Giovani, lavoro e speranze per il futuro”. Questo il titolo del messaggio che la Conferenza Episcopale Sarda ha voluto rivolgere alle chiese e alla società della Sardegna. Il testo, frutto di un lavoro condiviso tra i Vescovi della Sardegna, è stato presentato lunedì 29 ottobre nella biblioteca del Seminario arcivescovile di Sassari a un anno esatto dalla conclusione della 48ma Settimana Sociale dei Cattolici Italiani di Cagliari.

All’incontro con la stampa erano presenti monsignor Arrigo Miglio, Arcivescovo di Cagliari e presidente della Ces, e monsignor Gian Franco Saba, Arcivescovo di Sassari e delegato per le comunicazioni sociali. “Non vogliamo che questo documento resti semplicemente carta stampata, ma desideriamo che si trasformi in uno strumento concreto per leggere la nostra realtà. Proprio in questo momento -ha detto monsignor Miglio- vengono presentati a Roma gli atti della Settimana Sociale di Cagliari: un evento che, come sappiamo, ha indicato a livello nazionale alcune buone pratiche che possono essere adottate per la creazione di nuovi modelli di sviluppo sul fronte del lavoro. Oltre alle indicazioni provenienti dalla Settimana Sociale, abbiamo tenuto conto dei lavori del Sinodo dei Vescovi, dedicato ai giovani. Non a caso il documento invita con forza a sostenere le forme di imprenditorialità giovanile. Occorre ricordare che per i giovani il lavoro non è soltanto una forma di occupazione, ma il modo concreto per poter realizzare i loro progetti e i loro sogni”.

Nel documento si manifesta grande preoccupazione per alcuni aspetti che caratterizzano lo scenario socio-economico dell’isola: in primis l’alto livello di disoccupazione giovanile, ma anche la dispersione scolastica e l’aumento delle dipendenze. Tuttavia il testo non intende essere un elenco di lamentazioni, quanto piuttosto un invito ad una speranza che permetta di guardare con grande fiducia al futuro attraverso gli atteggiamenti che possono generare processi positivi. Va letto in questo senso l’invito all’impegno politico dei cattolici in vista delle prossime elezioni. Monsignor Saba, da parte sua, ha ricordato che a Sassari il tema del lavoro tocca da vicino un territorio che, dopo il declino del polo petrolchimico, è alla ricerca di uno sviluppo che sia basato sulle risorse ambientali, turistiche e di alta formazione. Particolarmente interessanti, durante la conferenza stampa, le testimonianze di alcuni imprenditori sassaresi che, grazie al coinvolgimento nella “Accademia casa di popoli, culture e religioni”, voluta dall’Arcidiocesi turritana, si sono detti pronti per collaborare insieme alla ricerca di nuovi percorsi di formazione e di occupazione.

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ces-carta-geoLavoro: vescovi sardi, “si creino tutte le condizioni per favorire la piena occupazione” soprattutto dei giovani. Molti i temi affrontanti, tra i quali il Reis, del quale viene richiesto un miglioramento per contrastare la crescente povertà e un impegno più deciso per i migranti. Infine un passaggio chiave del messaggio: un pressante appello ai cattolici perché si impegnino in politica. 29 ottobre 2018 – MESSAGGIO
Politica: vescovi sardi, “cattolici siano disponibili a candidarsi. Dottrina sociale patrimonio per una fattiva costruzione del bene comune”
“Come vescovi siamo chiamati a ribadire la necessità di un impegno incessante delle istituzioni politiche affinché si creino tutte le condizioni atte a favorire la piena occupazione”. Lo scrivono i vescovi delle diocesi sarde in un messaggio diffuso ad un anno dallo svolgimento a Cagliari della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani. “Nella nostra responsabilità di vescovi – affermano – riteniamo opportuno e doveroso intervenire per richiamare le nostre Chiese, ma anche le Istituzioni politiche e sociali, nonché tutte le persone di buona volontà, a non lasciar cadere nel vuoto le sollecitazioni e le proposte emerse in quell’occasione”. Tra le preoccupazioni individuate, c’è “anzitutto il persistere della crisi occupazionale, sia con riferimento al lavoro che si sta perdendo – resta importante la ricorrente verifica sulla utilità e la valorizzazione delle industrie – e a quello esistente, quando precario, insalubre, non adeguatamente retribuito, sia per quanto attiene il non semplice ingresso dei giovani nel mercato del lavoro”. E se “il lavoro è necessario non solo come mezzo di sussistenza ma anche come condizione imprescindibile per conferire dignità alla persona umana”, i vescovi sottolineano che “il mercato del lavoro in Sardegna continua ad essere caratterizzato da minori opportunità lavorative per gli individui più qualificati”. “Il lavoro – ammoniscono – va assicurato a tutti come via di piena realizzazione personale e integrazione sociale”. In particolare, i vescovi chiedono che “si agisca per favorire l’occupazione dei giovani sardi”. [segue]
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ces-chiesa-sardaMESSAGGIO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE SARDA
ALLE CHIESE E ALLA SOCIETÀ DELLA SARDEGNA
«GIOVANI, LAVORO E SPERANZE PER IL FUTURO»

Dal 26 al 29 ottobre dello scorso anno si è tenuta a Cagliari la XLVIII Settimana Sociale dei Cattolici italiani, sul tema “Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale”. Una sottolineatura, quella sul lavoro, che nello svolgersi del convegno ha permesso di allargare lo sguardo alla vita delle persone e delle loro famiglie, alle loro storie concrete, alle fragilità e alle molte speranze che accompagnano tale importante argomento. Uno sguardo che non ha trascurato di porre al centro la dignità del lavoro nella sua duplice dimensione, sia soggettiva che oggettiva (1).
Ad un anno di distanza da quell’evento, nella nostra responsabilità di Vescovi riteniamo opportuno e doveroso intervenire per richiamare le nostre Chiese, ma anche le Istituzioni politiche e sociali, nonché tutte le persone di buona volontà, a non lasciar cadere nel vuoto le sollecitazioni e le proposte emerse in quell’occasione.
Alla luce di alcune indicazioni evidenziate dai lavori della Settimana Sociale – e senza la pretesa di essere esaustivi – desideriamo sintetizzare alcune attenzioni che ci paiono urgenti nella nostra attuale situazione socio-economica. Esse sono fortemente sentite dalla nostra popolazione e vicine alla nostra sensibilità cristiana.
In cima alle preoccupazioni vi è anzitutto il persistere della crisi occupazionale, sia con riferimento al lavoro che si sta perdendo – resta importante la ricorrente verifica sulla utilità e la valorizzazione delle industrie – e a quello esistente, quando precario, insalubre, non adeguatamente retribuito, sia per quanto attiene il non semplice ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.
Per quanto nel 2017 i dati rilevati in Sardegna risultino sostanzialmente invariati e il tasso di occupazione della popolazione in età da lavoro si sia mantenuto stabile al 50,3 per cento (con una diminuzione di circa 2 punti percentuali rispetto al decennio precedente la crisi economica), essi continuano ad attestarsi su livelli superiori alla media nazionale (2). A questo proposito, come Vescovi siamo chiamati a ribadire la necessità di un impegno incessante delle istituzioni politiche affinché si creino tutte le condizioni atte a favorire la piena occupazione.
Il lavoro è necessario non solo come mezzo di sussistenza ma anche come condizione imprescindibile per conferire dignità alla persona umana. Un lavoro degno, rispettoso di tutte le creature e del creato, che consenta ai lavoratori di “guadagnarsi il pane col sudore della fronte” (3) e sia di effettiva edificazione per il bene comune e per le future generazioni.
Il mercato del lavoro in Sardegna continua ad essere caratterizzato da minori opportunità lavorative per gli individui più qualificati. Inoltre, nel confronto con la media nazionale e in particolare rispetto alle regioni settentrionali, nella nostra terra i laureati hanno minori probabilità di trovare un’occupazione: la fuoriuscita di essi, diretti soprattutto al Centro-Nord e all’estero, contribuisce a comprimere la crescita della dotazione di capitale umano nell’Isola, già bassa nel confronto nazionale (4).
Il lavoro va assicurato a tutti come via di piena realizzazione personale e integrazione sociale. Esortiamo, in particolare quanti hanno responsabilità su tali temi, affinché si agisca per favorire l’occupazione dei giovani sardi: sono essi i più vulnerati da un decennio di crisi che ha rallentato il loro ingresso nel mercato del lavoro, bloccandone la mobilità sociale e forzandone quella migratoria. Si incoraggino, sostenendole adeguatamente fin dalla loro genesi, le intraprese di quei giovani che intendono realizzare progetti imprenditoriali, in un momento storico in cui, fra l’altro, sembrerebbe riemergere da parte loro un forte desiderio di valorizzare il nostro patrimonio storico, culturale e naturale. Proprio per tale ragione, continua ad essere urgente un rinnovato impegno nell’organizzazione della formazione professionale, in particolare per i lavori legati alle potenzialità presenti nell’Isola, come il turismo, l’enogastronomia, l’agricoltura, la pesca, l’artigianato. Necessita di migliore considerazione il rapporto scuola-lavoro e, più in generale, un adeguato sostegno alle famiglie nel loro impegno educativo. Temi come la dispersione scolastica e i Neet (i giovani che non studiano, non lavorano e non si formano) costituiscono aspetti imprescindibili di qualsiasi programma di sviluppo integrale delle nostre comunità.
Vogliamo ancora sottolineare l’urgenza di una maggiore attenzione verso le antiche fragilità sociali e le nuove, come la dipendenza patologica legata al gioco d’azzardo. Ci preoccupa in particolare il riacutizzarsi della tossicodipendenza, con l’abbassarsi della soglia al di sotto dei 12 anni nell’uso di alcool e droghe, e soprattutto il calo di sensibilità verso la prevenzione nelle famiglie, nelle scuole e nell’opinione pubblica, salvo provare profonda inquietudine di fronte ai fatti di cronaca che narrano troppo spesso epiloghi tragici, in cui risultano coinvolti giovani e persino minorenni.
Impensierisce l’aumentata difficoltà, anche sotto il profilo economico, nell’assistenza degli anziani e in particolare dei malati psichiatrici, il cui numero è in crescita. Riteniamo essenziale che si faccia un’attenta valutazione delle risorse finanziarie necessarie per le leggi di settore riguardanti le persone più deboli, in particolare per quanto attiene le rette di ricovero e per l’assistenza sanitaria nelle strutture pubbliche o private.
Sul fronte del contrasto alle povertà, a distanza di circa due anni dall’approvazione della misura regionale del REIS (Reddito di inclusione sociale), si sottolineano ancora difficoltà e ritardi, in particolare nel raccordo tra gli interventi economici con l’erogazione del sussidio e quelli sociali, lavorativi, formativi ed educativi, che risultano parte integrante ed innovativa della suddetta misura. Altre difficoltà, nell’applicazione del REIS, riguardano i ritardi nella costituzione delle équipe multidisciplinari, dei comitati locali di garanzia sociali e degli altri organismi previsti dalla legge.
Non minore preoccupazione desta la crisi demografica, tenuto conto che anche nel corso del 2017 la popolazione residente nell’Isola ha continuato a diminuire (-4.959 unità, facendo registrare 1.648.176 residenti), a causa di un saldo naturale costantemente negativo negli ultimi anni (5). Un andamento che è certamente correlato con le difficoltà economiche e occupazionali e con il conseguente incremento dell’emigrazione di giovani e famiglie. Associata a questo tema, sollecitiamo anche una maggiore attenzione alla crisi abitativa, valorizzando adeguatamente il patrimonio disponibile inutilizzato, e allo spopolamento dei paesi dell’interno, con misure che attraggano e favoriscano la stanzialità. Da qualche anno nemmeno la popolazione straniera regolarmente iscritta nelle anagrafi comunali (54.224 nel 2017, pari al 3,3% della popolazione regionale) riesce a compensare l’andamento negativo della demografia sarda.
Con riferimento alla popolazione straniera presente nell’Isola, un’attenzione particolare merita la questione dell’accoglienza dei migranti forzati e di quanti chiedono una qualche forma di protezione internazionale. Nel 2017 le persone accolte in Sardegna nei Centri di Accoglienza Straordinari (CAS) e nella rete del Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) risultavano poco più di 5.000.
Una cifra contenuta, come peraltro quella dei residenti, e che non giustifica il clima di preoccupazione diffuso anche nell’Isola, che lega riduttivamente il fenomeno della mobilità umana alla questione sicurezza. A questo proposito desideriamo evidenziare “il rischio di ridurre fortemente il diritto d’asilo in Italia, anche alla luce del dettato costituzionale” (6), come segnalato dalla Caritas Italiana.
A causa dell’insularità, che determina non solo un aumento dei costi, ma crea anche discontinuità, ritardi e debolezze nelle connessioni e nei processi di diffusione dello sviluppo, è importante che non si affievolisca l’attenzione al problema dei trasporti, interni e verso l’Italia e l’Europa. Vogliamo richiamare, a questo proposito, il nostro appello espresso in occasione del G7 sui Trasporti, tenutosi a Cagliari il 21 e 22 giugno 2017 (7).
Vogliamo altresì attirare l’attenzione sul grave problema che riguarda il rispetto della natura e dell’ambiente. Anche il recente evento delle alluvioni nel Sud Sardegna richiama la doverosa preoccupazione non solo per gli interventi strutturali a tutela del nostro territorio, ma anche per un nuovo impegno nell’educazione e nella prevenzione, volte a una responsabilità condivisa che parta dai singoli cittadini, rispetto ai pericoli che l’attuale cambiamento di tipologia e di intensità dei fenomeni atmosferici possono provocare.
L’imminenza delle elezioni infine ci offre l’occasione per rinnovare l’invito ad una partecipazione attiva alla vita politica del nostro Paese, ricordando, con le parole di San Paolo VI, che proprio il servizio nella polis costituisce la più alta forma di carità. La classe politica ha sempre più bisogno, anche al di là delle candidature proposte dai partiti, di persone competenti e preparate, di provata esperienza amministrativa, di moralità indiscussa, di spirito di servizio e di distacco da interessi personali e di casta.
Come Chiesa intendiamo impegnarci maggiormente nella formazione della coscienza politica del laicato. I cattolici possono trovare – ed è importante che ne sentano la responsabilità – nella ricca Dottrina sociale della Chiesa un autentico patrimonio per una fattiva costruzione del bene comune e la tutela dei diritti fondamentali della persona umana e della collettività. Siano perciò disponibili a candidarsi a far parte della classe dirigente, con sapiente valutazione delle proprie capacità e delle possibilità oggettive di impegno. Nel Messaggio agli eletti in occasione delle elezioni politiche del marzo scorso (8) abbiamo già manifestato la nostra preoccupazione circa il persistere dell’astensionismo; ancor più oggi vogliamo insistere sul dovere morale di partecipare con responsabilità e piena consapevolezza ai prossimi appuntamenti elettorali.

I Vescovi della Sardegna
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(1) Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens.
(2) Cfr. Banca d’italia, Economie regionali. L’economia della Sardegna, giugno 2018.
(3) Francesco, Video-messaggio in occasione dell’inaugurazione di Expo Milano 2015, 1° maggio 2015. [Video].
(4) Cfr Banca d’italia, op. cit. pp. 23-24.
(5) Cfr istat, Bilancio demografico della popolazione residente.
(6) Cfr caritas italiana, Documento tecnico del tavolo asilo, 18.10.2018.
(7) Cfr. CES, Comunicato stampa. Problema trasporti in Sardegna, 4.6.2017.
(8) Cfr. CES, Messaggio agli eletti, 11.3.2018.
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agensir-logo2xSintesi a cura dell’Agenzia SIR https://agensir.it/quotidiano/2018/10/29/lavoro-vescovi-sardi-si-creino-tutte-le-condizioni-per-favorire-la-piena-occupazione-soprattutto-dei-giovani/
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Altri approfondimenti.
– art. 3 Costituzione: http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/articolo-3-leguaglianza-che-oggi-non-ce/
cattolici-in-italia-2017– Religioni in Italia: https://it.wikipedia.org/wiki/Religioni_in_Italia#Cristianesimo
– Secolarizzazione Italia e sue regioni: http://www.treccani.it/enciclopedia/geografia-dei-processi-di-secolarizzazione_%28L%27Italia-e-le-sue-Regioni%29/

. Paolo VI Populorum progressio: https://www.toscanaoggi.it/Opinioni-Commenti/Populorum-progressio-cosi-Paolo-VI-intui-la-globalizzazione
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Nel documento si manifesta grande preoccupazione per alcuni aspetti che caratterizzano lo scenario socio-economico dell’isola: in primis l’alto livello di disoccupazione giovanile, ma anche la dispersione scolastica e l’aumento delle dipendenze. Tuttavia il testo non intende essere un elenco di lamentazioni, quanto piuttosto un invito ad una speranza che permetta di guardare con grande fiducia al futuro attraverso gli atteggiamenti che possono generare processi positivi. Va letto in questo senso l’invito all’impegno politico dei cattolici in vista delle prossime elezioni. Monsignor Saba, da parte sua, ha ricordato che a Sassari il tema del lavoro tocca da vicino un territorio che, dopo il declino del polo petrolchimico, è alla ricerca di uno sviluppo che sia basato sulle risorse ambientali, turistiche e di alta formazione. Particolarmente interessanti, durante la conferenza stampa, le testimonianze di alcuni imprenditori sassaresi che, grazie al coinvolgimento nella “Accademia casa di popoli, culture e religioni”, voluta dall’Arcidiocesi turritana, si sono detti pronti per collaborare insieme alla ricerca di nuovi percorsi di formazione e di occupazione.
——-[18/03/2009 Toscanaoggi.it]——–
Caro Direttore,
il Santo Padre, nel suo discorso a Cagliari in occasione della visita in Sardegna [Benedetto XVI, Cagliari 7 settembre 2008] si è rivolto ai politici raccomandando «competenza e rigore morale» e auspicando una nuova generazione di politici. Ma che cosa è la politica e, quindi, come deve comportarsi una persona che vuole fare politica, tanto più se si dice cristiana? Ci può aiutare a capire le cose, il pensiero di un attendibile e autentico cristiano: il professore Giuseppe Lazzati. Egli scriveva già molto tempo fa in un volumetto intitolato «La Carità» (ed. AVE): «Per un cristiano che abbia capito fino in fondo cosa significa essere tale, l’impegno che chiamo – con un’accezione molto lata – politico, è l’espressione più profonda della Carità. Perché è certo un segno di amore dare il pane a chi non l’ha, se mi capita di incontrarlo, ma è ancora più profondo l’impegno di organizzare le cose in modo che il fratello non manchi del pane, della casa, del vestito, del lavoro».

Richiamo l’attenzione su questo aspetto della carità che si esprime nell’impegno politico come ad una forma singolare, precipua, di carità perché noto che questo impegno non è, generalmente, molto sentito dai cristiani.
A mio avviso ciò è dovuto a due ragioni : perché nella Chiesa, non è ancora matura abbastanza la coscienza del compito dei laici; poi perché molti cristiani vedono la politica come un attività poco pulita.

Quanto alla prima ragione, il compito primo dei laici, quello che Dio ha affidato al suo popolo, è l’impegno politico. Non c’è bisogno che questo impegno la Chiesa lo affidi ai laici. L’ha già affidato Dio. La Chiesa non deve fare altro che dare ai laici la possibilità di viverlo come Dio vuole.

Quanto al considerare la politica un’attività non pulita, questo si verifica perché la politica è condotta all’insegna del peccato, invece che all’insegna della libertà dei figli di Dio.

Se la politica fosse condotta da cristiani nel senso vero del termine, la politica sarebbe una cosa purissima, un servizio di carità reso all’umanità. Se invece si conduce la politica all’insegna dell’avarizia, dell’orgoglio – di persone, di partiti, di gruppi nei partiti, di paesi – allora non può che essere sporca.

Alberto Eusepi
Direttore Caritas di Grosseto [fino al 2012]
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Dare un volto nuovo alla politica significa soprattutto animarla di quello spirito di cui già tanti anni fa parlava Giuseppe Lazzati e far così emergere quella «nuova generazione di politici» auspicata dal Papa nel discorso tenuto a Cagliari, superando però quel qualunquismo per cui tutto va male e tutti i politici sono corrotti, anche perché non è vero e non mancano neppure oggi uomini e donne che concepiscono e vivono il loro impegno politico come servizio al bene comune. Ognuno di noi, caro Eusepi, può contribuire a ciò con l’«arma» che ha a disposizione, pacifica e efficace, cioè il voto, esercitato con discernimento e con la necessaria informazione.

Il 6-7 giugno [2009] prossimi saremo chiamati ad un’importante tornata elettorale: si tratta di eleggere i deputati italiani al Parlamento europeo e noi sappiamo che le decisioni che vi si prendono coinvolgono i singoli stati sia per quel che riguarda l’economia che l’etica con conseguenze per la legislazione di un Paese. Ma si tratta anche di eleggere – e questo compito non è certo meno importante – chi amministrerà comuni e province anche della nostra Regione.

È questa una realtà, per così dire, più a noi vicina e che finisce per determinare in larga misura la nostra vita di tutti i giorni, date anche le competenze che sono state attribuite soprattutto ai Comuni.

Sarà bene quindi prender visione dei progetti e dei programmi dei vari schieramenti con un’attenzione particolare ai candidati che vengono proposti, in ordine alla loro competenza, serietà, capacità e moralità. Per i cattolici, inoltre, credo sia importante un interesse preferenziale, pur senza obblighi precostituiti, per quei candidati che, per il loro riferimento all’ispirazione cristiana e alla dottrina sociale della Chiesa, danno maggiori garanzie di rappresentarli e che oggi sono presenti in tutti o quasi gli schieramenti politici.

È infatti, a mio parere importante, privilegiare nella scelta le persone anche al di là dello schieramento che, soprattutto a livello locale, non può essere del tutto vincolante.

Alberto Migone

Fonte: https://www.toscanaoggi.it/Lettere/La-politica-e-la-forma-piu-alta-di-carita
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Pubblicato il 02/04/2013
Ultima modifica il 02/04/2013 alle ore 18:31

redazione

«Ognuno di noi deve recuperare sempre più concretamente la propria identità personale come cittadino, ma orientato al bene comune». E «se il cittadino è qualcuno che è convocato e obbligato a contribuire al bene comune, per ciò stesso fa politica, che, secondo il magistero pontificio, è una forma alta della carità». Sono alcuni passaggi del discorso che il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, tenne in occasione del bicentenario della nazione argentina, anticipati oggi dall’Osservatore Romano. Il testo è ora pubblicato in italiano con il titolo «Noi come cittadini. Noi come popolo. Verso un bicentenario in giustizia e solidarietà 2011-2016», con una presentazione del vescovo Mario Toso (Città del Vaticano – Milano, Libreria Editrice Vaticana – Jaca Book).

«Etimologicamente – affermava Papa Francesco – cittadino viene dal latino citatorium. Il cittadino è il convocato, il chiamato al bene comune, convocato perché si associ in vista del bene comune. Cittadino non è il soggetto preso individualmente, come lo presentavano i liberali classici, né un gruppo di persone indistinte, ciò che in termini filosofici si definisce `l’unita´ di accumulazione’. Si tratta di persone convocate a creare un’unione che tende al bene comune, in certo modo ordinata; ciò che viene definito `l’unita´ di ordine’. Il cittadino entra in un ordinamento armonico, talora disarmonico a causa delle crisi e dei conflitti, ma comunque un ordinamento, finalizzato al bene comune». E ancora: «Per formare comunità ciascuno ha un munus, un ufficio, un compito, un obbligo, un darsi, un impegnarsi, un dedicarsi agli altri. Queste categorie, che ci vengono dal patrimonio storico-culturale, sono cadute nell’oblio, oscurate di fronte all’impellente spinta dell’individualismo consumistico che unicamente chiede, esige, domanda, critica, moraleggia e, incentrato su se stesso, non aggrega, non scommette, non rischia, non `si mette in gioco´ per gli altri».

«Non basta l’appartenenza alla società per essere pienamente cittadino -ribadiva il Cardinal Bergoglio -per avere la piena identità di cittadino non basta, anche se è un grande passo, appartenere a una società. Stare in una società e appartenerle in quanto cittadino, nel senso di ordine, è un grande passo di funzionalità. Ma la persona sociale acquisisce la sua piena identità di cittadino nell’appartenenza a un popolo». «Questa è la chiave, perché identità è appartenenza», sosteneva. «Non c’è identità senza appartenenza. La sfida dell’identità di una persona come cittadino è direttamente proporzionale al modo in cui essa vive questa sua appartenenza» «al popolo dal quale nasce e nel quale vive». «Il cittadino non è il mucchio, l’ammasso amorfo. Esiste una differenza sostanziale tra massa e popolo. Popolo è la cittadinanza impegnata, riflessiva, consapevole e unita in vista di un obiettivo o un progetto comune».

«In questa prospettiva, la riflessione sul cittadino, la riflessione esistenziale ed etica – si legge nel discorso – culmina sempre in vocazione politica, nella chiamata a costruire con altri un popolo-nazione, un’esperienza di vita in comune attorno a valori e princìpi, a una storia, a costumi, lingua, fede, cause e sogni condivisi». «La sfida di essere cittadino, oltre ad essere un dato antropologico, si inquadra nell’orizzonte del politico. Si tratta infatti – rifletteva il futuro papa – della chiamata e del dinamismo della bontà, che si dispiega verso l’amicizia sociale».

«E non si tratta di un’idea astratta di bontà, di una riflessione teorica che fonda un vago concetto di etica, un `eticismo´, ma di un’idea che si sviluppa nel dinamismo del bene, nella natura stessa della persona, nelle sue attitudini. Sono due cose diverse. Ciò che rende la persona un cittadino è il dispiegarsi del dinamismo della bontà in vista dell’amicizia sociale. Non è la riflessione sulla bontà che crea vie etiche, le quali, in ultima istanza, possono portare ad attitudini che non concretizzano tutta la nostra capacità di bene. Una cosa è la bontà, altra cosa è l’etica astratta. Può addirittura esistere un’etica senza bontà. Sono tipici di un `esistenzialismo mediocre´ l’intelligenza senza talento e un `eticismo´ se

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Approfondimenti: https://www.toscanaoggi.it/Lettere/La-politica-e-la-forma-piu-alta-di-carita

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