“Quale Europa? Elite vs Sovranismo”, svolto l’incontro al Gran Caffè Schenardi

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di Stefania Ioime

NewTuscia – VITERBO – Un incontro decisamente interessante quello organizzato al Gran Caffè Schenardi da Fratelli d’Italia “Quale Europa? Elite vs Sovranismo” e per parlare di un tema di grande attualità che infervora e divide l’opinione pubblica, quale miglior mentore di Antonio Maria Rinaldi. Economista di provata esperienza, inflessibile euroscettico, astro nascente dei talk show.

L’economista è stato introdotto brevemente dal deputato Mauro Rotelli, poche parole sull’anniversario della caduta del muro di Berlino e Antonio Rinaldi parte subito in quarta, parla con foga di dati comprovati, pone dubbi nell’interlocutore, mescola l’innata simpatia romanesca con la competenza tecnica, il giornalista Alessandro Usai che modera l’incontro fa fatica a contenerlo, più di una volta le sue domande vengono bloccate da una decisa mano sul braccio. Il professor Rinaldi va a ruota libera in un clima molto scanzonato e amichevole, si sorride e si ride nonostante si parli di scenari terribili che ci riguardano tutti.

Si parte proprio dalla caduta del muro di Berlino, uno stravolgimento di carattere mondiale che ha innescato la scintilla per poter cambiare l’accordo tra i paesi europei. Fu il presidente Mitterand a volere un nuovo trattato, perché la Germania unita rappresentava un pericolo economico, il marco poteva diventare la bomba atomica tedesca.

Creare un governo europeo era il modo per avere la Germania sotto tutela.

Dal momento della creazione dell’Unione Europa, purtroppo in Italia si sono succeduti diciassette governi che non hanno mai salvaguardato gli interessi del proprio paese, hanno firmato qualsiasi cosa, accettato vincoli, regole e costrizioni impossibili da seguire.

«Nei nostri confronti sono state fatte porcate immonde», Antonio Maria Rinaldi non le manda certo a dire, ma deve esserci qualcosa di drammaticamente reale se anche Folkerts Landau, economista capo della Deutsche Bank recentemente ha dichiarato «Le regole europee sono utilizzate come una mazza da baseball contro l’Italia».

Anche il blocco su Twitter da parte del francese Pierre Moscovici, Commissario europeo per gli affari economici e monetari, è una medaglia di platino da appuntare sul petto «Io sono un libero cittadino italiano, lui un gran sacerdote dei burocrati, siamo Davide contro Golia, se ha paura di me ho colpito nel segno».

Siamo in piena guerra economica e grazie a queste manovre ci stanno comprando a prezzo di saldo, oggi l’Italia rappresenta un outlet a buon mercato, in passato siamo stati defraudati delle opere d’arte, adesso stanno portando via le nostre aziende, comprano i grandi marchi italiani e poi li delocalizzano nei paesi dove la manodopera costa un niente, ma chissà perché fissano la sede fiscale sempre in Lussemburgo, il paradiso per eccellenza delle grandi aziende. E chissà come mai il primo ministro del Lussemburgo è stato per tanti anni un certo Jean Claude Juncker, attuale Presidente della Commissione europea.

Semplici coincidenze oppure rivelazioni che istillano dubbi? Il pubblico ascolta attento e si anima quando il professor Rinaldi suggerisce la battaglia da compiere per il paese «Fatevi promotori di una golden power per salvare la Magneti Marelli e la Pernigotti, ricompriamo ciò che è nostro».

Il “Golden Power” è un potere speciale dello Stato che consente di blindare una società che ha rilevanza strategica per il paese.

Sul finale il professor Rinaldi svela cosa significa essere un sovranista, termine che molti ancora confondono con monarchico, mentre invece si rifà semplicemente al primo articolo della Costituzione per cui la sovranità appartiene al popolo «Sono sovranista perché perseguo l’interesse strategico di questo paese e sono anche orgoglioso di farlo, sono sovranista perché mi è stato dato il testimone dai miei padri per darlo a mia volta ai miei nipoti. Tra cent’anni diranno che ci siamo rincoglioniti dietro il grande fratello, che abbiamo svenduto l’Italia per un piatto di crauti».

Insomma dovremmo essere orgogliosi della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre opere d’arte, non per niente Viterbo vale più di tutto il PIL della Germania, una frase che come suggerisce Mauro Rotelli si presta a essere il titolo perfetto per un articolo.

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