Le spese pazze di Di Maio e Salvini per comunicazione, social manager ecc. 630.000 euro l’anno Di Maio, Salvini stanno facendo i calcoli (paga il contribuente…)

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Luigi Di Maio e Matteo Salvini fanno a gara su chi spende di più per la comunicazione e i social manager (a spese del contribuente…).  Al di là di chi vincerà la gara il più ipocrita è senz’altro Luigi Di Maio. Con quei soldi si sarebbe potuto fare la quota 41 (promessa in campagna elettorale e non attuata) per mandare in pensione i lavoratori precoci e si sarebbe potuto evitare ai quota 100 (però con 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi non senza paletti come promesso sempre in campagna elettorale) l’umiliazione dei 200/300 euro in meno al mese se andranno in pnsione prima.  Salvini pagherà queste ed atre scelte soprattutto a Milano (òla sua città) e in altre rgioni del Nord dove il ceto produttivo è stanco dell’assistenzialismo penta leghista. La Lega crescerà al Sud. Però Matteo Salvini non ha mai promesso di ridurre gli sprechi, le consulenze inutili, come avevano fatto e demagogicamente fanno i 5 Stelle.

Luigi Di Maio nei giorni scorsi ha assunto nel suo staff un nuovo social media manager, confermando, se mai ce ne fosse stato bisogno, la grande attenzione che i pentastellati riservano per la cura della propria immagine sul web e sui social network. L’ultimo assunto nel gruppo che fa riferimento alla vicepresidenza del Consiglio è Daniele Caporale, già social media manager per la società romana WebSide Story che negli scorsi anni ha lavorato per i parlamentari del Movimento 5 Stelle.L’assunzione negli uffici di diretta collaborazione del vicepremier espande quindi il numero di persone che si occupano di comunicazione per Luigi Di Maio che, essendo titolare di due dicasteri (quello del Lavoro e quello dello Sviluppo economico), può contare su molte professionalità nei palazzi romani.

Secondo i calcoli dell’Espresso fatti sui documenti disponibili sui siti governativi, la comunicazione di Di Maio costa alle casse pubbliche una cifra che si aggira tra i 630 e i 670mila euro annui. Alle sue dipendenze alla presidenza del Consiglio ci sono infatti Pietro Dettori, Responsabile della comunicazione, social ed eventi proveniente dalla Casaleggio associati, pagato 130mila euro annui, Sara Mangeri, addetta stampa, pagata 100mila euro annui, e il già citato Caporale il cui compenso è però ancora in corso di definizione (e potrebbe oscillare tra i 40 e i 60 mila euro). A queste figure vanno aggiunte poi la portavoce del Ministro dello Sviluppo economico Cristina Belotti, pagata 130mila euro annui e il capoufficio stampa dello stesso dicastero, Giorgio Chiesa, retribuito 100mila euro annui, più un collaboratore retribuito 36mila euro annui. Al Ministero del Lavoro infine c’è il capoufficio stampa Luigi Falco, sempre pagato 100mila euro annui. Vi è inoltre il mega stipendio di Rocco Casalino che guadagna più del premier Conte.
Non se la cava male però neppure il premier Giuseppe Conte che, nonostante sia il presidente del Consiglio, spende praticamente la stessa cifra dei suoi vice in comunicazione. L’intera struttura stampa di Conte costa 662mila euro annui e include sette persone tra cui il portavoce Rocco Casalino retribuito 170mila euro l’anno. Poco meno del doppio dello stesso Conte che, avendo rinunciato a una parte dello stipendio, oggi guadagna circa 91mila euro l’anno.

Più semplice è invece il paragone con l’altro vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Sempre secondo i calcoli dell’Espresso, il leader leghista spende circa 600mila euro annui di fondi ministeriali per la sua comunicazione. Nel suo staff come vicepresidente del Consiglio c’è Iva Garibaldi, responsabile stampa, pagata 120mila euro annui. Al ministero dell’Interno, come già raccontato dall’Espresso, c’è invece tutto il team social guidato da Luca Morisi e che include tra i suoi uomini anche Leonardo Foa, il figlio del presidente della Rai scelto da questo governo Marcello Foa, e che costa in totale circa 320mila euro annui. A questi vanno aggiunti un capo ufficio stampa e un paio di collaboratori per un totale di circa mezzo milione di euro a carico del solo ministero dell’Interno.

 

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