La tradizione e la bellezza della coltura dello zafferano in mostra a San Gavino Monreale

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La promozione delle comunità e della ricchezza del proprio territorio passa dalla valenza strategica di un prodotto agricolo di rara intensità: lo zafferano. L’ “Oro Rosso”, come viene chiamato in gergo, andrà a far parte della seconda settimana di “Strade dello Zafferano di Sardegna DOP” nel paese che più di ogni altro ne conosce la tradizione e la bellezza della coltura. San Gavino Monreale mette in mostra domenica 11 novembre il piatto forte del suo territorio all’interno di un progetto coordinato dal Consorzio Turistico “Sa Corona Arrubia” e che coinvolge anche i paesi di Turri e Villanovafranca.

Una seconda edizione che intende ristabilire il gusto, i colori, la musica e la cultura del territorio campidanese, invitando abitanti locali e viaggiatori a saggiare col proprio palato piatti con base di zafferano. San Gavino Monreale ancora oggi è il maggior produttore di zafferano in Italia (circa il 60%) e il suo marchio è riconosciuto qualitativamente anche all’estero. Concorrono al mantenimento e alla trasmissione della tradizione i membri dell’associazione culturale “Sa Moba Sarda” che ogni anno consentono a scolaresche e adulti di ascoltare le storie sulle fasi storiche di lavorazione e germoglio del prodotto.

«Come tutti gli anni ci siamo organizzati in anticipo, nonostante le forti piogge abbiano ridotto il nostro programma in vista della Mostra» spiega Marianna Garau, presidente dell’associazione. «Abbiamo avuto la possibilità di offrire delle giornate a favore delle scolaresche della scuola primaria per mostrare loro l’importanza di questo fiore, la sua lavorazione.  C’è stato un grande interesse perché fa parte del quotidiano dei bambini, è qualcosa che si tramanda di generazione in generazione e che permette a un gran numero di persone di ritrovarsi, lavorare e divertirsi assieme».

Infatti il giorno de Su Groffu, ovvero di massima fioritura, viene accolto come una festa viola che la cittadinanza attende un anno intero. Un lungo momento di aggregazione che coinvolge famiglie, amicizie e occasionali che di volta in volta si approcciano alla tecnica di pulitura del prodotto: «Perché lo zafferano di San Gavino è così famoso? Perché lo sappiamo lavorare, c’è la tecnica e la conoscenza che va avanti da tantissimi anni. Si fa tutto a mano, non è un prodotto che tu sai ci sarà il giorno X all’ora Y. Lo zafferano ti fa la sorpresa, è il miracolo di una notte. E allora lì devi essere pronto ad organizzarti, pronto ad avere a disposizione le persone per riuscire a iniziare la lavorazione. Anche perché è una cosa che va fatta subito, nel giro di un giorno, non puoi attendere. E così parte un gran lavoro. Ecco perché San Gavino è la capitale dello zafferano in Italia».

L’annata però non è stata delle migliori complici del piogge copiose scese nelle scorse settimane. Dei canonici 20 giorni, lo zafferano ha avuto a sua disposizione appena una settimana di fioritura. A questo proposito i produttori stanno attuando tutta una serie di metodi per consentire al terreno di conservare il fiore nella sua bellezza e permettere il raccolto: «Purtroppo abbiamo dei terreni che si allagano facilmente» racconta Franco Melas, membro dell’associazione ed uno dei principali coltivatori dello zafferano del paese, «ecco perché stiamo lavorando da tanti anni per creare dei canali rialzati in modo che l’acqua possa defluire facilmente e non rovinare il raccolto. Ci sono persone che purtroppo lo hanno perso. Bisogna comprendere dove si muove l’acqua e a quel punto attuare tutta una serie di modifiche che consentino un buon lavoro».

Nella giornata di domani, i membri dell’associazione si ritroveranno alla casa museo Dona Maxima perproporre al pubblico una dimostrazione pratica della mondadura dei bulbi ed una lezione teorica sull’essenza del prodotto, con tanto di visita suggestiva nei campi. A seguire un pranzo rustico a base di zafferano e visione di documentari riguardante la storia del fiore a San Gavino Monreale.

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