Il valore politico è tutto nell’essere donne, gay, musulmani, migranti.

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Il partito democratico americano ha bruciato Bernie Sanders come se fosse il loro peggior nemico.

Nonostante i sondaggi lo dessero abbondantemente vincente contro Trump, il partito democratico ha scelto la vecchia strega neoliberista e guerrafondaia Hillary, o meglio, così hanno voluto wall street e le grandi multinazionali che hanno finanziato la campagna di Clinton con palate di milioni affluiti attraverso il sistema dei super-Pacs, comitati elettorali fasulli in mano a grandi gruppi finanziari (Sanders denunciò la truffa dei super-Pac e rinunciò egli stesso a finanziamenti da questa fonte).


Il partito democratico, e i grandi gruppi finanziari e industriali che stanno dietro il partito, hanno preferito perdere le elezioni piuttosto che mandare alla Presidenza degli USA un anti-liberista, peraltro abbastanza soft, come Sanders.


Ora, in queste elezioni di midterm, come alternativa a Trump ci offrono categorie vuote, non uomini e donne con precise idee e prospettive politiche, ma categorie, categorie vuote ma vincenti: donne, gay, musulmani, stranieri, uomini e donne che hanno un valore politico non per le loro idee politiche e per come si pongono di fronte al pensiero unico neoliberista, allo strapotere dei mercati e della finanza, alla difesa dei diritti dei lavoratori, alla sanità pubblica, alle disuguaglianze, allo sfruttamento del lavoro precario, alla disoccupazione mascherata da occupazione con un ora di lavoro alla settimana, come si pongono di fronte alle guerre coloniali americane, al mercato delle armi, alla povertà e alle disuguaglianze sociali, tutte cose che non contano più niente.

Il valore politico è tutto nell’essere donne, gay, musulmani, migranti.


Una forma di distrazione di massa dai veri temi, dalla vera dialettica politica, ma anche una grave forma di razzismo, dare valore politico, culturale e umano non all’uomo e alla donna ma alla religione che pratica, al modo in cui fa sesso, alla provenienza territoriale.

In realtà un meccanismo perverso di arruolamento di negri da cortile, gay da cortile, musulmani da cortile, migranti da cortile.


La vera dicotomia politica non è tra cristiani e mussulmani, bianchi e neri, gay e etero, residenti e migranti, uomini e donne ma tra neoliberismo e anti-neoliberismo (mi manca il coraggio di chiamarlo socialismo perché poi ridete).
Il vero tema della politica di sinistra non può che essere una dura dialettica nei confronti del neoliberismo e una visione alternativa nelle prospettive a breve e lungo termine.

E non pensiate che sia un fenomeno solo americano, il meccanismo funziona alla grande, diventa globale, virale per le sinistre rosè e liberiste del mondo intero.

Guardate le bacheche dei mannari della nostra sinistra rosè, sono già piene di foto e sorrisi di quella povera ragazza da cortile.
Patetici!

Casalino che si difende delle porcate dette dichiarando di essere gay mi ricorda quel dirigente del Pd che augurò a Elena Isinbayeva di essere stuprata in piazza e il giorno dopo si dichiarò gay per diventare invulnerabile.

In realtà non me ne fotte niente dell’uno e dell’altro.

Ho solo preso la palla al balzo per ricordare la bellezza della compagna Isinbayeva.


 

Le elezioni sarde hanno un loro fascino noir, una loro intrinseca sorta di Nέμεσις strutturale, che poi è l’aspetto che trovo più interessante e, diciamolo pure, gratificante: sedersi di fronte al grande rat race e osservare i tantissimi ometti mediocri e apparentemente insignificanti che si umiliano, sorridono, stringono mani, portano sull’altare, sorreggono nella corsa al potere altri ometti che odiano visceralmente e da cui sono a loro volta odiati visceralmente.
Non credo che gli Dei potessero escogitare niente di peggio per questa stirpe di mutanti.

Antonio Musa Bottero


 

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