Europarlamento 2019: Integrazione in gioco?

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I Popolari hanno individuato un candidato alla Commissione Europea mentre i Socialisti hanno scelto l’argomento con il quale affrontare una campagna elettorale iniziata in anticipo con l’irruzione di un terzo soggetto fa irruzione nello scenario elettorale europeo sfidando l’equilibrio costituito dal PPE e il PSE.

In un congresso tenuto a Helsinki, il Partito Popolare ha scelto il tedesco Manfred Weber come candidato alla commissione, mentre i Socialisti hanno deciso di basare la propria campagna sull’occupazione e il lavoro. Con questi argomenti la Sinistra cerca di riprendersi un pezzo dell’identità lasciata a metà cammino, nel frattempo, il Partito Popolare cerca di mantenersi coeso per preservare la maggioranza.

Nonostante, l’irruzione di un terzo soggetto – di cui abbiamo fatto menzione in precedenza – rischia di far saltare l’equilibrio garantito dai gruppi tradizionali. Infatti, mentre gli uni cercavano il candidato e gli altri scoprivano l’argomento da trattare nelle prossime elezioni, c’è chi dal 6 settembre ha presentato sia l’argomento che i propri leader.

Questo terzo soggetto si chiama “Rivoluzione democratica” ed è guidato da Salvini e Marine Le Pen, i quali, affermando di sostenere la stessa linea di pensiero, si professano fondatori di un Gruppo Sovranista che ha l’obiettivo di portare l’Europa al centro del dibattito. Il nuovo eurogruppo però risentirà l’assenza di Orban: l’agguerrito difensore dei confini nazionali – mentore politico di Salvini – ha deciso di rimanere all’interno del PPE e non correre ulteriori rischi.

Il punto è che i partiti tradizionali sembrano fare molta fatica nel mantenere il ritmo imposto dall’agenda dei sovranisti e non riescono a superare la percezione negativa degli elettori nei loro confronti. In queste elezioni campagna elettorale, che vede proprio l’idea di integrazione europea messa in discussione, il PPE e il PSE non si presentano in grande forma.

E’ chiaro che in Europa si sta replicando l’analogia di quanto è già accaduto all’interno degli Stati membri, nei quali i partiti tradizionali non hanno saputo leggere i tempi politici e hanno lasciato lo spazio a sufficienza per l’irruzione dei partiti sovranisti e populisti che hanno finito per dettare il ritmo e le tempistiche delle ultime campagne elettorali.

Gli europeisti sono costretti a ripensare ripensare la propria campagna elettorale: A scarsi mesi delle prime vere e proprie elezione europee, chiunque scenda in campo ha l’arduo compito di comunicare la necessità di continuare in un percorso d’integrazione che mantiene in piedi il presente tessuto di diritti, opportunità, benefici, cooperazione e pace.

Sarà dura ma non impossibile comunicare agli elettori che tali vantaggi non sono il frutto della metafisica né tanto meno sono scontati, ma sono stati resi possibili grazie alle dinamiche di un’integrazione europea dalla quale, arrivato il momento della verità, neanche Orban vuole tirarsi fuori.

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