In ricordo di Mons. Vincenzo Murgia: intervista per i 67 anni di ministero di parroco a Nureci

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* a cura di Fabio Murgia

«C’è un proverbio polacco che dice: “Se vivi con i giovani, dovrai diventare anche tu giovane”. Così ritorno ringiovanito!». Così San Giovanni Paolo II si rivolse ai due milioni e settecentomila giovani convenuti nella spianata di Tor Vergata il 19 agosto 2000 per la veglia di preghiera della XV Giornata Mondiale della Gioventù. Restare giovani e pieni di vigore nello spirito e nella mente non è facile, figuriamoci a 93 anni… È perciò sbalorditivo e formativo allo stesso tempo vedere la vitalità che Monsignor Vincenzo Murgia, parroco di Nureci e Cappellano di Sua Santità, dimostra a questa veneranda età. Ci accoglie nella casa parrocchiale, la cui porta è sempre aperta per coloro che frequentemente lo cercano a tante ore del giorno.

Don Murgia, che ruolo ha avuto la famiglia nella sua crescita umana e spirituale?

Ho avuto una mamma cristiana sul serio, sempre osservante della Legge di Dio. Una donna che religiosamente ha influito tantissimo nella mia vocazione al sacerdozio. L’esempio che insieme a mio padre ha dato a noi figli è stato significativo: lei stessa era la prima a istruirci, a seguire le cosedi Chiesa (messa, funzioni religiose, catechismo). Mio papà era anche lui abbastanza incline a servire il Signore, più con discrezione e silenzio.

Cosa le ha insegnato l’esperienza da viceparroco a Isili nel 1950-51?

Quell’esperienza mi ha insegnato alcune cose, sebbene sia durata solo nove mesi. Ho trovato persone che mi hanno aiutato e incoraggiato perché i tempi allora erano difficili in tutti i sensi. Non si aveva neanche quello che era necessario per tirare avanti, tanto più che era morto mio padre e quindi le difficoltà erano maggiori. Tuttavia, avendo avuto un rapporto positivo sia con il parroco sia con il popolo di Dio, tutto è andato benino.

Nureci e Don Murgia. Un binomio imprescindibile. Nel 2015 la cittadinanza onoraria. Un rapporto duraturo e cordiale iniziato nel 1951…

Nel ’51 c’erano i cosiddetti esami quadriennali per l’assegnazione delle parrocchie. Ci fu il concorso per Solarussa, a cui ci presentammo in tre: io, don Fenu e un sacerdote anziano. Quando rientrai a casa mi accorsi di aver fatto bene, e mi venne naturale chiedere l’effettività per Nureci sia per non dare questi esami quadriennali, sia per evitare di andare a destra e sinistra.

Don Vincenzo Murgia e i chierichetti web

Il mio rapporto con Nureci è stato positivo sin dall’inizio perché la gente era povera sì, ma religiosa. C’era da parte loro una bella corrispondenza e alta partecipazione, una semplice e genuina ricerca spirituale e morale. Quindi spiritualmente è stato facile portare avanti tante iniziative. Personalmente mi è piaciuta molto la devozione al Sacro Cuore di Gesù: veniva sempre un frate o un sacerdote a confessare i fedeli, che rispondevano generosamente. Questa buona collaborazione ha permesso di fare tanto anche materialmente nella parrocchia come opere: il salone parrocchiale, il cinema, la chiesa restaurata e la casa parrocchiale. Vorrei dire poi che nella Forania di Laconi siamo sempre andati d’accordo, eravamo giovanissimi preti, e ciò ha permesso di essere un po’ pionieri dei processi nuovi del tempo. Poi l’ambiente del paese era buono e mi piaceva andare a caccia, che qui è in sovrabbondanza…

Quando lei nacque, a Laconi nel 1925, guidava la Diocesi Arborense Monsignor Delrio. Oggi il pastore è Monsignor Sanna. Ha conosciuto sei arcivescovi: quali ricordi o pensieri emergono?

Di coloro che ho conosciuto personalmente un segnale particolarissimo me l’ha lasciato prima di tutto monsignor Cogoni, che è stato un nostro professore emerito, nel senso che era dotto non solo per se stesso ma sapeva comunicare benissimo la cultura. Per noi ha lasciato impronte importanti: come vescovo della Chiesa Arborense ha dato un impulso in modo particolare per le vocazioni sacerdotali. Andava lui stesso nelle parrocchie a predicare! Mi viene in mente mons. Fraghì che mi ha ordinato. A noi preti della forania personalmente ci elogiava per quello che facevamo, ci incoraggiava e sosteneva. Direi che era molto contento di noi sacerdoti giovani di quel periodo. E poi, certo, tanti altri ricordi e pensieri fino ad arrivare al nostro vescovo Sanna, che attraverso la sua cultura e generosità ha voluto aiutarci, darci una spinta a continuare anche se in questo periodo le difficoltà pure per i Vescovi sono state grandi.

Don Vincenzo Murgia 1978 Cresime a Laconi con Monsignor webjpg

Per tanti anni è stato insegnante nelle scuole superiori. Pensa che il contatto quotidiano con i giovani l’abbia aiutata nel suo ministero?

I trent’anni a scuola sono stati un’esperienza molto, molto bella, perché quelli che non facevano l’ora di religione li potevo contare sul palmo della mano. È certo che mi ha aiutato questa esperienza, ben diversa da quello che oggi i ragazzi mostrano e vivono. Gli alunni erano affettuosi verso il professore prete, avevano un certo rispetto e dignità. Mi ha certamente molto aiutato questa esperienza anche nel mio ministero in parrocchia, in quanto i ragazzi a scuola erano cinquecento, seicento, e perciò ne ho visto di tutti i colori, ho sentito tante esperienze. Da molti giovani ho ricevuto confidenze, che mi hanno aiutato a crescere anche ministerialmente.

Quale aspetto o iniziativa ha un posto speciale nel suo cuore in questi 67 anni di sacerdozio?

L’esperienza più bella è stata che durante questo periodo sono diventati preti cinque ragazzi di Nureci. Questa è una bella cosa! Almeno ho detto sempre: ciò che io non sono riuscito a fare, magari, nella Chiesa santa di Dio lo faranno loro. È stata una grande gioia il dono di cinque sacerdoti, non solo per chi diventa sacerdote, ma per il parroco: avere nella propria comunità cinque ragazzi che diventano sacerdoti è una esperienza significativa. Forse si vede che sono stati influenzati un po’ anche da quello che si faceva in parrocchia.

Cosa la lega maggiormente al suo Santo concittadino, Ignazio da Laconi?

Naturalmente, sentire in modo particolare la sua protezione, che ho chiesto sempre. Nella sua umiltà, questo nostro concittadino mi ha dato anche coraggio nelle difficoltà che ho potuto incontrare qualche volta nella vita. L’ho sempre pregato perché mi accompagnasse nei momenti di difficoltà che avrei potuto avere. Già è un orgoglio essere concittadino di Sant’Ignazio, e allo stesso tempo anche aver potuto ricevere da lui gli aiuti di grazia e di spiritualità che sono necessari a un sacerdote per poter crescere e poter essere anche aiutato. Penso che Sant’Ignazio nel mio sacerdozio abbia dato una mano d’aiuto.

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