Leggende dalla Sardegna. L’unione dei sardi e il rifiuto dell’autorità

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Gli spagnoli definivano i sardi “pocos, locos, y mal unidos”. Nel corso della 1^guerra mondiale, soprattutto con l’esperienza della Brigata Sassari i sardi smentirono questa affermazione dando un esempio di coesione. Per la prima volta i soldati sardi si ritrovavano uniti in una formazione sarda. Al termine di ogni battaglia, quando venivano contati i morti per rinfoltire il gruppo coloro che non erano sardi venivano esclusi dal gruppo e chiamati altrove.

La Brigata Sassari fu per i sardi un elemento di coesione sia perché quasi ogni famiglia aveva un soldato in guerra, arruolato nella Brigata Sassari o destinato ad esservi trasferito. Inoltre, la comune estrazione sociale, le asperità della guerra e i lutti da essa provocati, esercitavano una forte influenza e solidarietà fra  i soldati.

Un’altra caratteristica dei soldati sardi era il rifiuto dell’autorità. Fin dai primi giorni di battaglia essi si dovettero purtroppo scontrare con la realtà di dover sottostare agli ordini di generali e colonnelli che non erano all’altezza del loro compito. Questa concezione i soldati sardi la avevano anche per i sovrani.

Un aneddoto curioso narra che quando il re si recò in visita alla Brigata Sassari i soldati sardi, piccoli di statura, rimasero delusi quando videro che il sovrano era più basso di loro, come se all’altezza fisica corrispondesse anche una scarsa statura morale e politica. L’autorità costituita comunque fu più volte obbligata a piegarsi alle prese di posizione dei soldati sardi e questa forma di ribellione sarà poi il germe che darà vita al futuro Partito d’Azione.

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