Il primo referendum sulla Nazione sarda

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A dicembre sarà possibile votare on line per dire se riteniamo che la Sardegna sia o non sia una Nazione.
L’Italia non può fermare questo referendum promosso dal Partito dei Sardi ma voluto da tutti, ma è chiaro che se esiste anche la Nazione sarda, non esiste solo la nazione italiana come vuole, dogmaticamente, la Costituzione italiana.
Questo referendum sarà per la Sardegna ciò che la marcia del sale è stata per l’India. Alla fine gli inglesi se ne andarono.
Il referendum sulla Nazione sarda è rivoluzionario e noi lo sappiamo e lo vogliamo.
Potranno votare tutti, compresi i sedicenni.
Mai in secoli di storia i Sardi avevano organizzato una consultazione per dire che sono una nazione.
Tutti sapranno che esiste da millenni una nazione impedita a divenire uno Stato da una nazione vicina che, a differenza di ciò che dice Mattarella, è stata sempre nazionalistica e autoritaria con la Sardegna.
A cosa serve essere una nazione? A sentirsi uniti e forti, a difendere i propri diritti, a difendere i propri interessi.
Faccio un esempio. Perché la Sardegna è prigioniera di aerei e navi che fanno un po’ quello che pare a loro (Grimaldi dopo aver fatto fallire Onorato, verrà chiamato da Aponte insieme a Onorato e si spartiranno il mercato da fratelli ritrovati. È inutile e sciocco tifare per l’uno o per l’altro)? Perché a regolare il mercato dei trasporti è l’Italia, non la Sardegna. Se fossimo una Nazione e uno Stato, potremmo decidere quali aeroporti trasformare in hub, negoziare con l’Europa la nostra continuità, stabilire quanto destinare della nostra fiscalità all’abbattimento delle tariffe, decidere senza troppi affanni come garantire il diritto alla mobilità ai sardi e come impedire che si formino cartelli sulle tariffe turistiche.
Essere una Nazione significa essere padroni di sé senza chiedere il permesso di respirare ad altri.

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