Dai Prati di Croda Rossa al Passo di Monte Croce Comelico. Memorie di guerra

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L’escursione è in discesa e quindi facile e molto popolare. Si parte dai Prati di Croda Rossa, a 1925 metri di quota, dove si giunge con la funivia di Croda Rossa che sale da Moso di Sesto. Si scende su una larga e tranquilla sterrata nel bosco fino al Passo di Monte Croce Comelico, a quota 1636, dove i frequenti bus del servizio pubblico riportano al luogo di partenza. Il sentiero è indicato con il numero 18 e coincide qui con un tratto del Sentiero Italia.

La Croda Rossa vista dal sentiero 18

I trecento metri di dislivello e le 2,30-3 ore di camminata rilassata ne fanno un’escursione adatta anche alle famiglie con bambini. Non vi sono però punti di ristoro intermedi. Il percorso si snoda lungo la foresta di larici e abeti, lasciando alle spalle la Croda Rossa e le Dolomiti di Sesto, con il crinale carnico di fronte. Un buon punto di sosta a metà strada è la vasta radura pascoliva dove è la malga Schellab (1819 m).

La radura della Malga Schellab

La piacevolezza del paesaggio naturale nasconde però le tracce del fronte della prima guerra mondiale e le fortificazioni del Vallo alpino, risalenti alla seconda guerra mondiale e dismesse alla fine della guerra fredda. Il Passo di Monte Croce Comelico che oggi segna il confine tra il Veneto e l’Alto Adige, costituiva nel 1915 la linea del fronte tra l’Italia e l’Impero austro-ungarico. I monti dintorno erano fortificati con trincee, casermette e posti di osservazione. Vi furono numerose azioni e scaramucce per la conquista di obiettivi significativi. I paesi furono bombardati e le popolazioni allontanate. Non vi furono tuttavia le grandi battaglie tipiche di altri settori del fronte. Chi vuol farsi un’idea della vita dei soldati al tempo della Grande Guerra può visitare la Mostra “Indimenticata” di Sesto e il Museo all’aperto dell’Alpe Anderter, raggiungibile con un sentiero dai Prati di Croda Rossa, a cura dell’associazione Bellum Aquilarum.

La croce sul Passo dedicata ai caduti della guerra 1915-18

All’inizio della seconda guerra mondiale il passo di Monte Croce era in territorio italiano, ma fu considerato comunque importante sul piano difensivo nell’ipotesi di una possibile invasione da parte delle truppe tedesche. Vi furono così costruiti un buon numero di bunker e di altre fortificazioni, inseriti nel più vasto sistema del Vallo Alpino.

La mappa dello sbarramento sul passo di Monte Croce

Le vicende della guerra lasciarono inutilizzato il sistema difensivo. Con il nuovo assetto geo-politico del dopoguerra le opere difensive costruite inizialmente per difendere il Paese da un’invasione tedesca, vennero riutilizzate dall’esercito italiano durante gli anni della Guerra Fredda, quindi in un contesto più ampio, sotto la guida della Nato; lo sbarramento acquisiva così il ruolo di cardine difensivo nel caso di una possibile invasione delle truppe dei paesi del Patto di Varsavia. Fortunatamente anche in questo caso le difese restarono inattive e, anzi, vista l’evoluzione dell’est europeo dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1992 questo sbarramento venne definitivamente dismesso.

Il fossato anticarro

Oggi le opere belliche sono abbandonate, non segnalate e spesso vandalizzate. In attesa di un possibile riutilizzo come museo all’aperto per fini turistici, l’escursionista curioso può però costruirsi un personale itinerario di scoperta, utilizzando le fonti esistenti. Facilmente visibile già scendendo sul sentiero 18 è il fossato anticarro che taglia quasi perpendicolarmente la strada statale, poco a valle sul versante di Sesto, da sud-ovest a nord-est. Il fossato sbarrava il fondovalle con uno sviluppo di circa 350 metri ed era sotto il tiro dei fortini vicini.

Il bunker opera 5

Relativamente facile da raggiungere è il bunker indicato come opera 5. Salendo per pochi metri il sentiero 131 che dal Passo conduce alla malga di Nemes si devia a sinistra, passando accanto alla chiesetta di San Michele. La stradina nel bosco raggiunge una sbarra; prima di questa, seguendo sulla destra le tracce nel bosco, si scova il fortino.

Una bocca di fuoco del bunker

L’opera di grandi dimensioni è stata costruita in calcestruzzo e risulta ben conservata o almeno ben riconoscibile. Colpisce il rivestimento che serviva a mimetizzarne la presenza all’osservatore ostile. Sono visibili le coperture che si aprivano liberando le bocche di fuoco per il tiro delle mitragliatrici. Aggirando il fortino se ne scoprono le porte di accesso e le bocche di aereazione. Le altre strutture di difesa si trovano nei dintorni, sui due versanti che guardano alla strada statale 52.

La cappella di San Michele

(Ho effettuato l’escursione il 16 agosto 2018)

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