Il senso di Pigliaru (Pd) per il cemento: come riportare in vita la defunta legge urbanistica.

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“…Nel momento in cui il Ppr recepisce il Codice dei beni culturali e del paesaggio (Codice Urbani), e fa propri la “Convenzione europea del paesaggio” e l’articolo 9 della Costituzione, il paesaggio della Sardegna (su logu) è riconosciuto a pieno titolo parte della Costituzione.

Vi si legge: “Il Piano Paesaggistico Regionale è uno strumento di governo del territorio che persegue il fine di preservare, tutelare, valorizzare e tramandare alle generazioni future l’identità ambientale, storica, culturale e insediativa del territorio sardo, proteggere e tutelare il paesaggio culturale e naturale con la relativa biodiversità, e assicurare la salvaguardia del territorio e promuoverne forme di sviluppo sostenibile al fine di migliorarne le qualità.

Il Piano identifica la fascia costiera come risorsa strategica e fondamentale per lo sviluppo sostenibile del territorio sardo e riconosce la necessità di ricorrere a forme di gestione integrata per garantirne un corretto sviluppo in grado di salvaguardare la biodiversità, l’unicità e l’integrità degli ecosistemi, nonché la capacità di attrazione che suscita a livello turistico. Il Piano è attualmente in fase di rivisitazione per renderlo coerente con le disposizioni del Codice Urbani, tenendo conto dell’esigenza primaria di addivenire ad un modello condiviso col territorio che coniughi l’esigenza di sviluppo con la tutela e la valorizzazione del paesaggio”. Francesco Pigliaru, da assessore nella XIII Legislatura, lo aveva condiviso e votato e nella campagna elettorale che lo portò alla presidenza della Regione nel 2014 promise che avrebbe esteso il Ppr a tutta la Sardegna. La speranza collettiva era che ricucisse lo strappo che aveva portato alla fine anticipata della Legislatura con le dimissione di Renato Soru proprio sull’urbanistica.

Non lo ha fatto e non ha invertito la rotta tracciata nella XIV Legislatura da Ugo Cappellacci: ridimensionare, riscrivere, smantellare il Ppr o quantomeno renderlo ingestibile attraverso l’eliminazione dell’Ufficio del Piano, di quello cartografico, la non disponibilità di risorse per adeguare i Puc al Ppr, la revisione della Legge urbanistica o Decreto Floris.

Francesco Pigliaru ha fatto di più che tentare di modificare il Ppr o alterarne la sostanza che sapeva non possibile senza seguire le procedure previste dal Codice Urbani; ha riproposto il Piano casa varato da Cappellacci, reiterandolo senza soluzione fino al 2019 con un sostenuto incremento del consumo del territorio.

La maggioranza che ha governato in questa Legislatura ha scelto di fatto di ritornare al paradigma del disconoscimento di paesaggio e ambiente come valori non negoziabili;  in assoluta coerenza con comportamenti assolutamente etnocentrici su storia e tradizioni e con una perdita di senso segnalata ulteriormente da proposte turistiche, reificanti come mai prima. Tutto il contrario di quanto contenuto nel Ppr che Pigliaru aveva votato.

Ma l’opinione pubblica nel mentre è profondamente cambiata ed è stata irriducibile nella diffusa opposizione al DDL 409 (16 marzo 2017) “Disciplina generale per il governo del territorio”, attraverso dibattiti e discussioni e la vasta produzione di materiali e di riflessioni da parte di studiosi e tecnici a cui questo sito ha prestato lo spazio.

E’ apparso chiaro che non sempre la politica, diverse sensibilità ideologiche pari sono state, si è mostrata attenta alla mutazione del punto di vista di ampi segmenti di popolazione. Non è soltanto un’osservazione di stampo elettorale ma sottolinea la distanza tra decisori e sensibilità delle persone e contestualmente la ripresa di relazioni tra élite culturali e tecniche e cittadini comuni che condividono percorsi e punti di vista.

Da ultimo Pigliaru ci riprova col DdL n. 542 del 27 agosto 2018, noto come “Legge di semplificazione 2018”, in cui compare un vasto campionario per aggirare norme e regole dell’ordinamento regionale senza mai considerare la concreta possibilità di un’impugnativa per articoli e commi dal dubbio profilo. E’ già successo!

Potremo ricorrere alla letteratura per spiegare tali atti in finale di legislatura. Viene da suggerire al presidente della Regione la rilettura di “L’autunno del patriarca” di Gabriel García Márquez o di “Finale di partita” di Samuel Beckett. In entrambe le opere i protagonisti vivono ignorando la realtà e compiono azioni, a loro dire, per il bene di coloro che le rigettano perché finalmente dotati di strumenti per capire il danno che arrecano. Un inganno surreale perché abitato da un alto tasso di autoinganno.

Si potrebbe chiudere parafrasando che “ingannevole è la semplificazione più di ogni cosa” perché semplificazione è il sostantivo chiave del Decreto 542 in cui però non si parla di come devono esse semplificati atti e meccanismi della Pubblica amministrazione. Ancora una volta in forme farraginose e confuse, prolisse e complicate, si cerca di aggirare norme dell’ordinamento regionale relative all’urbanistica proponendo di modificare regole non aggirabili.

Ancora una volta confidiamo nella saggezza del consiglio regionale e soprattutto dell’opinione pubblica”. (Maria Antonietta Mongiu, ex assessore regionale, presidente associazione culturale Sardegna Soprattutto, www.sardegnasoprattutto.com).

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