Palaspecchi-Corti di Medoro: troppe paternità fasulle

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Non finiscono mai di stupirmi la presunzione e l’arroganza di chi straparla di argomenti dei quali non conosce nulla. E con arroganza ed ignoranza e supponenza si attribuisce meriti che decisamente non ha.

Parlo con cognizione di causa derivata dalla funzione di Presidente della Circoscrizione di Via Bologna dal 2004 al 2009 e di Assessore provinciale dal 2009 al 2014. Periodi nei quali il Comune di Ferrara certamente ha lavorato per la soluzione del problema costituito dall’esistenza del Palaspecchi.

Forse è bene ricordare che fino all’acquisto dei beni fallimentari da parte dell’imprenditore Parnasi, nessuno poteva intervenire sulle strutture abbandonate da tempo e cioè dall’epoca del fallimento dell’impresa proprietaria.
Quindi l’attività del Comune di Ferrara, che da subito ha cercato accordi con l’immobiliare romana nuova proprietaria, risale a prima del 2008. Da quel momento sono stati elaborati importanti progetti (commissionati con gara europea ad un rinomato studio di architetti – Benish e Politecnica) che, a suo tempo, sono stati presentati anche ai cittadini dell’area interessata. È stato votato un masterplan di progetto in Consiglio Comunale nel 2008, e l’approvazione del Piano di Recupero risale al 2011 (ben prima del 2013 dunque, indicato da qualcuno come anno di nascita del suo particolare interessamento per il Palaspecchi).

Nel corso del tempo, col mutare delle condizioni economiche e della crisi del settore delle costruzioni, anche le progettualità e le modalità di realizzazione degli accordi sottoscritti si sono dovute adattare ai nuovi contesti.
Queste evoluzioni le ho seguite direttamente in Provincia in virtù delle deleghe assegnate.

Devo riconoscere che, nonostante tutte le problematiche molto complesse, tutte le avversità del mercato, tutti i problemi di ordine economico, il Comune di Ferrara non ha mai desistito dalla ricerca caparbia di soluzioni che potessero portare al raggiungimento dell’obiettivo di ridare dignità a quella parte del quartiere di Via Bologna recuperando le strutture per destinarle ad utilizzi proficui per l’intera città.

Anche quando tutto sembrava remare contro, non c’è mai stato un attimo di flessione dall’obiettivo che, infine, è stato raggiunto. Nonostante le grandi difficoltà create proprio da qualche ferrarese che, pur di vedere sconfitta la parte politica avversa, ha cercato di ostacolare con ogni mezzo la soluzione del problema, contro l’interesse di tutta la città. Denunce alla magistratura, diffide, problematiche sollevate alla cassa Depositi e Prestiti affinché non finanziasse l’intervento, diffusione di allarmi e sospetti sulla correttezza dell’operato dell’amministrazione comunale, arrivando fin anche alla diffusione dei misteriosi tritoni, tutto pur di non far andare avanti il progetto prima, e poi di fermare il cantiere. Il bello della vicenda, in questa epoca di fake news, è che costoro oggi hanno la faccia tosta di annettersi il merito di aver risolto il problema Palaspecchi! Incredibile! Neanche in un film di scadente fantasy si potrebbe distorcere la realtà in questo modo! Anche gente mai vista e che nulla ha fatto o che mai avrebbe potuto fare alcunchè per l’ex Palaspecchi, cerca di attribuirsi meriti inesistenti.

La soluzione di questo annoso problema (non unico per Ferrara dato che c’è un altra importante struttura attualmente abbandonata e foriera di degrado pressoché in centro città di cui stranamente nessuno parla) non poteva essere perseguita con gli insulti, lo sbraitare smodato, le postatine su face book, le accuse inconcludenti . La soluzione poteva essere perseguita, e lo è stata, con lavoro lungo, paziente, competente, professionale di chi per anni ci ha messo passione e serietà.

Ad aprire bocca e dargli fiato sono capaci tutti. Ma proprio tutti.

Patrizia Bianchini
Consigliere Comunale PD – Ferrara

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