Caput Gauri, Enrico Trebbi premiato da Pupi Avati

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di Giuseppe Malatesta

Codigoro. La trentaquattresima edizione del Caput Gauri ha individuato il suo vincitore in Enrico Trebbi, autore modenese che ha conquistato la giuria popolare del premio letterario nazionale (con 16 voti su 30) con la raccolta ‘L’incertezza del volo’ edita da Book Editore. Dietro di lui, Martha Canfield e Ivan Fedeli, che raccolgono le altre preferenze come finalisti selezionati dalla giuria tecnica presieduta da Gianni Cerioli.

Nel corso della cerimonia di premiazione, nella Sala delle Stilate dell’Abbazia di Pomposa, occhi puntati oltre che sulla triade di poeti anche sull’ospite d’onore di quest’edizione, il regista Pupi Avati, intervenuto sabato mattina presso l’istituto scolastico superiore codigorese per una lectio sempre nell’ambito del Caput Gauri.

“Sono certa che i ragazzi non dimenticheranno facilmente la sua lezione di vita e di cinema” commenta il sindaco Alice Zanardi ringraziando gli organizzatori del Premio per l’impeccabile lavoro. “La durata trentennale del Caput Gauri dimostra la validità di un format che dà voce alla forma più alta e forse meno compresa del panorama letterario. Ogni edizione, il Premio si pone come occasione di crescita per la comunità, in tempi rumorosi e veloci ci induce alla riflessione e all’ascolto e credo sia fondamentale trasmettere questo valore ai più giovani”.

Prodiga di congratulazioni anche Marcella Zappaterra, consigliere regionale che porta i saluti del governatore Stefano Bonaccini. “Ci fa piacere e ci teniamo come sempre ad esserci, perché continuiamo a credere che la cultura possa essere un motore di crescita per i nostri territori. Nonostante si voglia spesso trasformarla in un tema perdente rispetto ad altre priorità, noi investiamo e a credere nella sua importanza senza demordere. Un augurio a tutti gli autori intervenuti, testimoni del loro tempo con la grande responsabilità di emozionarci e trasmetterci conoscenza, qualcosa che riesce bene a Pupi Avati, che siamo onorati sia qui con noi”.

“Nei miei 80 anni di vita – riflette Pupi Avati parlando alla platea – ho continuamente cercato di rendicontare i pochi istanti di felicità, di fissare quella che io definisco la nostalgia del presente. Anche il poeta, vivendo un brivido da foglio bianco, catturano attraverso la poesia quegli istanti per renderli perenni. Per qualcuno, come nel mio caso, la felicità sta sul set cinematografico”. Avati definisce gli autori di poesie particolarmente ammirevoli, “perché parlano di qualcosa che si sottrae al mercato, un grande nemico degli artisti, e perché, come in altre forme d’arte, rendono perenne qualcosa che non vuole esserlo”.

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