Aborto. “La mozione ferrarese intrisa di maschilismo e paternalismo”

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di Lucia Bianchini

“Educazione sessuale per decidere, contraccezione gratuita per non abortire, aborto libero per non morire”. Queste le rivendicazioni dell’associazione ‘Non una di meno Ferrara’, scritte sullo striscione che è stato appeso alla scalinata del palazzo municipale durante il flashmob organizzato nella mattinata di sabato 13 ottobre, in solidarietà con il corteo che nel pomeriggio ha sfilato a Verona, e in risposta alla mozione di iniziative per il sostegno alla maternità e alla prevenzione delle condizioni che portano all’aborto, depositata giovedì 11 ottobre in Consiglio Comunale dal consigliere Alessandro Balboni di Fdi.

Crediamo che la mozione ferrarese cerchi di nascondere le sue posizioni dietro ad una retorica di difesa e ampliamento della legge 194/78 in realtà intrisa di maschilismo e paternalismo – si legge in una nota stampa diffusa da Non una di meno Ferrara -. L’intero testo, infatti, non pone le donne e il loro diritto di libera scelta al centro della questione, ma le rappresenta come soggetti passivi da difendere, proteggere, sostenere. Le considerazioni sulla situazione dei consultori, sul numero di aborti regolari e clandestini, sulla distribuzione della RU486 che non citano fonti, non corrispondono alla realtà dei fatti e sono fuorvianti nonché avulse da un’interpretazione cosciente e complessiva del fenomeno. Infatti – continua la nota -, secondo la Relazione del ministro della Salute sull’attuazione della Legge 194/78 per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza trasmessi al Parlamento il 29 dicembre 2017, gli aborti in Italia sono in calo dal 1982. Ciò non significa necessariamente che le donne italiane abortiscano meno, ma che lo facciano clandestinamente perché la legge 194/78 che Fratelli d’Italia – AN proclama di difendere è stata svuotata di effettività su tutto il territorio nazionale attraverso l’obiezione di coscienza che continua ad aumentare in percentuale”.

“Il problema di questa mozione è che, come quella di Verona, sposta nettamente il focus del problema alla base delle interruzioni volontarie di gravidanza – spiega Elena Cirelli del Centro donna giustizia -, da quella che è la responsabilizzazione delle persone ad una sessualità consapevole, al fornire un sostegno economico alle donne che vogliono fare un’interruzione volontaria di gravidanza, come se esse avessero il dovere di portare a termine la gravidanza, e avessero semplicemente bisogno di soldi per poterlo fare. Si pone un aut aut, se ricorri all’aborto stai commettendo un crimine contro la vita, contro un indifeso, vieni criminalizzata

Della stessa idea è Eleonora Telloli del Centro donna giustizia: “Non si vuole discutere il principio dell’aiuto di persone in difficoltà, ritengo invece discutibile e superficiale la proposta fatta di una semplice assegnazione di contributi ad associazioni che garantiscono questo diritto, perché non è questo supporto nel primo anno di vita del bambino ad aiutare una maternità consapevole o persone indifese; diverso è se si creano politiche sulla maternità e sulla paternità, garantendo, per esempio, ad una donna pari stipendio rispetto ad un uomo. Oggi credo sia necessario che i nostri politici facciano proposte serie, non specchietti per le allodole”.

Dell’obiezione di coscienza, che ha di fatto compromesso la piena applicazione della legge 194, ha parlato Eva Croce, vicepresidente di Arcigay: “L’obiezione di coscienza sta avendo picchi del 70%, ci sono zone in cui non c’è nessun medico non obiettore. Questo porta alla clandestinità, quindi a pericoli ancora maggiori per le donne”.

Una delegazione ferrarese di ‘non una di meno’ ha partecipato al corteo di protesta che ha sfilato nella città di Verona, contro la mozione approvata dalla municipalità veronese che si inscrive appieno nel contesto politico nazionale di attacco alla libera autodeterminazione delle donne; attacco che è promosso anche dal Ddl Pillon, dal Ministro Fontana e dalle istituzioni religiose.

Le motivazioni di contrarietà espresse durante il flashmob si ritrovano in buona misura anche in un nuova presa di posizione del Pd, da parte della segretaria comunale Ilaria Baraldi e della coordinatrice della Conferenza Donne del Pd, Caterina Palmonari.

Ilaria Baraldi

“Vogliamo come donne del Pd esprimere contrarietà e preoccupazione per i contenuti della mozione di Fratelli d’Italia, dal titolo fuorviante”, affermano Baraldi e Palmonari che criticano l’assenza di reali misure di prevenzione e, anche loro, la veridicità dei dati usati da Balboni. “È vero, esistono ancora aborti clandestini – proseguono le due esponenti del Pd -ma è altrettanto vero che da Nord a Sud l’80% dei ginecologi, e oltre il 50% di anestesisti e infermieri, si appella all’obiezione di coscienza, producendo un effetto di sostanziale disapplicazione di quanto previsto dalla legge n.194 del 1978, costringendo di fatto alcune donne, specialmente quelle con minori reti famigliari e amicali sul territorio, a recarsi in strutture clandestine mettendo a grave rischio la loro salute e la loro vita. Su questo bisognerebbe lavorare, su questo Ferrara si dovrebbe davvero impegnare perché in questa città i ginecologi obiettori sono in numero maggiore della media nazionale, sono il 90%. Anche perché questo ingenera un circolo vizioso in cui chi non è obiettore rischia di fare prevalentemente aborti nel proprio percorso professionale, cosa che disincentiva a dichiararsi tali. Ovviamente – osservano le due esponenti dem – questi dati non vengono menzionati nella mozione”.

Tra le critiche anche la previsione di finanziare associazioni a sostegno dei consultori anziché risorse professionali e progetti dei consultori stessi, nonché l’assenza di veri percorsi per garantire maggiori e migliori autonomia e sicurezza sociale alle donne, che portino a una sessualità e a una eventuale gravidanza consapevoli.

“Se ne faccia una ragione FdI e se ne facciano una ragione i partiti che oggi sono al Governo: noi ci impegneremo sempre per garantire alle ragazze che vivono in questo Paese di crescere come donne libere, forti e consapevoli”.

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