Gli ovini sardi modello di lotta ai cambiamenti climatici

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conclusione dei primi due anni di studi e sperimentazioni sul campo per ottimizzare le performance ambientali dei sistemi produttivi ovini sardi. Al centro della discussione, le innovazioni agro-zootecniche finora messe a punto dal progetto e il loro trasferimento, come caso esemplare, alle realtà produttive europee. 

Giovedì 27 settembre presso l’Area della Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Sassari, verranno presentati i risultati dei primi due anni di attività del progetto europeo SheepToShip LIFE, che punta a individuare i punti critici ambientali della filiera produttiva degli ovini sardi, mettere a punto un piano di intervento e sperimentarlo in aziende modello, convogliare le strategie sviluppate in un piano di azione ambientale regionale che garantisca una diminuzione pari al 20% delle emissioni di gas serra in dieci anni.

In occasione dell’incontro, il capo dell’Unità LIFE e CIP Eco-innovazione della Commissione Europea, Angelo Salsi, incontrerà la stampa locale e i rappresentanti del partenariato SheepToShip LIFE. Il Programma LIFE, co-finanziatore dell’iniziativa progettuale, è il principale strumento finanziario UE, gestito direttamente dalla Commissione Europea, a supporto di progetti per la salvaguardia dell’ambiente, la conservazione della natura e della biodiversità e l’azione per il clima Dal 1992 ad oggi la Sardegna è stata una regione beneficiaria nell’ambito di 160 progetti LIFE, di cui 69 in via di svolgimento, con un contributo da parte dell’Unione Europea di oltre 165 milioni di euro.

“La visita dei responsabili del Programma LIFE rende conto della forte vocazione europea progetto”, commenta Pierpaolo Duce, responsabile dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ibimet) di Sassari, coordinatore del progetto, “La Sardegna, in quest’ottica, costituisce un osservatorio privilegiato, in quanto la ricca varietà climatica, orografica e geologica che la caratterizza ha consentito il diffondersi, entro i confini circoscritti dell’isola, delle varie pratiche di allevamento ovino riscontrabili nei diversi paesi europei. Ciò la rende come un grande laboratorio a cielo aperto in cui poter sperimentare un piano di lotta ai cambiamenti climatici da applicare poi come modello alle diverse realtà produttive europee, con un notevole effetto moltiplicatore dei benefici sull’ambiente e sul clima”.

Dal punto di vista operativo, dai risultati di un’analisi approfondita tramite la metodologia del Life Cycle Assessment (LCA),verranno valutate le prestazioni ambientali del latte prodotto secondo i sistemi agro-zootecnici più diffusi, e successivamente dei formaggi DOP Pecorino Romano, Pecorino Sardo e Fiore Sardo. Le tredicimila aziende ovine operanti nel territorio isolano sono state suddivise in quattro macro-aree – nord, sud, basalto, granito –, con caratteristiche pedoclimatiche distintive, individuando in ciascuna di esse delle categorie aziendali da prendere a campione in base alla consistenza del gregge e al numero di capi a ettaro. Su queste ultime è stata condotta una campagna di raccolta dati per l’analisi LCA, che consentirà di individuare i punti critici ambientali dei processi di produzione e di definire le soluzioni tecnico-operative più appropriate per l’ottimizzazione della qualità ambientale dell’intera filiera. Queste verranno infine applicate presso dieci aziende dimostrative per misurarne e verificarne l’efficacia. Lo stesso approccio verrà seguito per la filiera dei formaggi DOP Pecorino Romano, Pecorino Sardo e Fiore Sardo.

A livello globale, gli allevamenti ovi-caprini sono responsabili di circa il 6,5% delle emissioni di gas serra dell’intero settore zootecnico, a sua volta ritenuto tra le attività umane maggiormente impattanti, a causa delle rilevanti emissioni di metano e protossido di azoto. In termini di contributo del comparto ovino alle emissioni di gas serra dell’Europa, le sole emissioni enteriche di metano derivanti dall’allevamento delle pecore rappresentano il 4% circa delle emissioni di metano e protossido di azoto prodotte dall’intero settore agricolo europeo. Gli allevamenti ovini Italiani contribuiscono a tale quantità di emissioni di metano enterico per più del 6%. Risulta altrettanto rilevante, in termini assoluti, l’incidenza del settore relativamente ad altri indicatori di impatto ambientale, quali ad esempio l’uso di suolo e il consumo di combustibili fossili.

“Dai dati a disposizione”, conclude Pierpaolo Duce, “appare evidente come il miglioramento delle performance ambientali dell’allevamento ovino sardo possa avere una forte valenza strategica sia nella lotta ai cambiamenti climatici – attraverso la riduzione delle emissioni dei gas serra e la massimizzazione della multifunzionalità dei sistemi produttivi -, sia nella promozione della sostenibilità economica e sociale delle filiere locali. L’introduzione di tecniche e tecnologie a basso impatto ambientale si traduce, infatti, anche in maggiore efficienza produttiva, riduzione degli sprechi, e in valore aggiunto dei prodotti di eccellenza attraverso un rinsaldamento del legame tra prodotti tipici, ambiente e territori.”

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