Quella vecchia valigia di cartone – di Salvatore Careddu

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Quella vecchia valigia di cartone

Ora che la festa è finita, e tutti sono tornati al loro incarico, mi ritrovo solo, per l’ultima volta nel mio ufficio. Era il 1956 quando settimo di otto figli partii da Olbia su un traghetto per Torino; dovevo arruolarmi nei carabinieri. Avevo con me una semplice valigia di cartone come tanti emigranti, tanti lavoratori che salivano al Nord incontro alla vita con la speranza nel cuore. Sarei diventato un operaio della legge e dopo quarant’anni di carriera indosso per l’ultima volta l’uniforme di carabiniere, anche se sono certo che questa divisa mi resterà cucita sulla pelle per tutta la vita. Quarant’anni non si dimenticano in fretta e non bastano i brindisi, gli abbracci gli attestati di stima e di amicizia dei dipendenti, dei colleghi e dei superiori per far passare quel nodo che mi attanaglia la gola e fa solcare sul mio viso più di una lacrima.

La nostalgia è forte. Gli amici li ho salutati tutti. Non mi resta che raccogliere le poche cose che sono rimaste sulla mia scrivania e riporre tutto in quella ormai logora valigia di cartone, che mi ha accompagnato durante tutta la mia carriera militare. Già, la mia cara e vecchia valigia di cartone con cui partii da Olbia. Quasi l’avevo dimenticata. Era stata riposta nell’armadietto dell’ufficio, ma ora eccola di nuovo tra le mie mani. Quanti anni sono trascorsi!…e quanta polvere è passata sopra di lei, di me, sulla mia vita. Eh, se questa valigia parlasse… Quanti ricordi, quanti fatti, quanti episodi lieti e  tristi. Comunque indimenticabili.

Quando partimmo insieme questa valigia conteneva tutto il mondo che lasciavo alle mie spalle. Una povera valigia di cartone ricca di entusiasmo e di voglia di affrontare una nuova vita che oggi  sono a riempire con quelle poche cose che porto via con me. Ma ancora una volta come il mio animo questa valigia è carica di esperienze, di memorie, di nostalgie. Stavo provando lo stesso sentimento che avvertivo nel momento in cui la nave si allontanava dalla banchina. Anche allora sentivo una struggente nostalgia, acutizzata da pensieri che mi tornavano alla mente: ricordi della mia infanzia, della mia adolescenza, della mia giovinezza.

Rivedevo la mia casa, la strada in pietra di Via Romana, dove sono nato e dove sono vissuto, e tanti volti cari, da mia madre, mio padre, i miei amati fratelli. Mi ero formato ed ero cresciuto in un ambiente sano e pulito anche se modesto. Era un vivere fatto di cose semplici, ricco però di valori e di sentimenti intensi in cui si specchiava la gioia di esistere.

Con la valigia in mano mentre la nave lasciava il porto, e l’ultimo raggio di sole rischiarava l’orizzonte, il pensiero più caro ed affettuoso andava a mia madre che ha sempre accudito con amore e passione alla casa e ai suoi figli; ed alla sera la vedevamo stanca ma felice. Ed a mio padre che mi appariva come un patriarca austero, ma fragile nell’amore verso i suoi figli verso me e i miei fratelli: Giustina, Giulio senior, Paolino, Adamo, Mario, Tonino e Giulio junior. Rivedevo con loro tanti e tanti momenti di sacrifici, di rinunce, che trovavano nell’affetto che ci univa la forza capace di superare ogni momento di difficoltà.

Questi ed altri ricordi non venivano distolti dal buio della sera, mentre l’Isola Bianca si allontanava e sul mare un raggio di luna illuminava la scia della mia nuova avventura. E così! Per portare via le mie poche cose questa valigia obsoleta basta e avanza e forse è anche in perfetta sintonia con l’umiltà di esse. Contiene “gioielli” anche se oggi un po’”out” fuori moda, privi di peso fisico, ma preziosi, i cui nomi sono: esperienze di vita da umile servitore della legge; al servizio degli altri, sacrifici e disponibilità nei confronti di chiunque, senza pregiudizi, schieramento dalla parte della legalità, scelte a  fianco dei più deboli, senza la paura del potere; coscienza di avere sempre rappresentato in maniera degna l’Istituzione e lo Stato. Ecco; ora nella solitudine della caserma, non mi resta che chiuderla in fretta, questa vecchia valigia.  Un ultimo sguardo al mio ufficio, e prima che il magone sopraggiunga tirar dietro la porta e lasciarmi alle spalle una vita per l’Arma. A casa Marisa mi sta aspettando.

©Salvatore Careddu

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