Casacalenda e l’antica Gerione

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Questo itinerario nel Molise collinare interno ci conduce dapprima a Casacalenda, l’antica Kalene, e poi tra le rovine della vicina Gerione. Tutte le guide ricordano che durante la seconda guerra punica a Kalene si era accampato l’esercito romano guidato da Marco Minucio Rufo per affrontare il temibile Annibale, trincerato nella vicina Gerione. L’episodio risalirebbe, secondo quanto attesta lo storico Polibio, all’inverno del 217 avanti Cristo (l’anno 536 dalla fondazione di Roma). Oggi i problemi che affliggono il paese non sono più le guerre devastatrici ma fenomeni altrettanto maligni quali l’inarrestabile emigrazione e i traumi del terremoto.

Pannello fotografico del Comune di Casacalenda

Colpiscono perciò gli originali pannelli fotografici collocati sui muri della città vecchia che ritraggono gli abitanti del paese sotto l’insegna del “Noi(R)esitiamo”. E non mancano alcuni segnali di resilienza, come le istallazioni del Museo all’Aperto di Arte Contemporanea Kalenarte (Maack) disseminate nell’intero territorio comunale. O un museo che accosta la tradizione folklorica del “bufù” all’arte contemporanea.

Palazzo fortificato a Terravecchia

Molto piacevole è la passeggiata nel centro storico, che segue l’asse viario di Terravecchia. Dalla via centrale si diramano i vicoli laterali che scendono, attraverso gradinate, alle vecchie mura e al circuito perimetrale esterno del Borgonuovo, un anello panoramico su tutto il Molise interno. La lunetta del portale della chiesa di Santa Maria Maggiore contiene due caratteristiche statuette trecentesche che descrivono la visita di Maria alla cugina Elisabetta. Questa scena della Visitazione serve da ideale icona alla nostra visita al paese.

La lunetta di Santa Maria Maggiore

 

Il Castello di Gerione, l’antica Gereonium

Terminata la visita a Casacalenda possiamo raggiungere Gerione seguendo una stradetta che scende da piazza Nardacchione, di fronte al Palazzo Baronale, in direzione nord-est e raggiunge dopo 2,5 km il fondovalle del Cigno. Seguendo la segnaletica, si devia su una strada sterrata sulla destra, si valica il torrente su un ponticello e si trova un’area attrezzata. Le condizioni della strada possono consigliare di lasciare l’auto qui o al bivio precedente. Non si sono problemi se si dispone di un’auto alta o di un fuoristrada. Il percorso successivo su strada bianca, in qualche tratto cementata, è ripido e conduce in ulteriori 2 km al panoramico spiazzo sommitale, a 616 metri di quota, dove sono i cartelli introduttivi e l’accesso all’area archeologica. Se si è scelto di salire a piedi, avremo impiegato circa 30-40 minuti.

Il palazzo di Gerione

Aggirandoci sulla cima di questo colle, scopriamo i resti di un insediamento fortificato di piccole dimensioni ma di gloriosa storia, stando a quel che hanno ricostruito gli archeologi della Sovrintendenza regionale e dell’Università di Bologna. Gereonium fu inizialmente un abitato dei Sanniti Frentani, cinto da mura costruite in grosse pietre cementate con argilla. Annibale, il grande generale cartaginese, conquistò la cittadella nel 217 avanti Cristo (siamo alla vigilia della battaglia di Canne), trucidò gli abitanti e l’adibì a magazzino per il rifornimento delle truppe.

Un’abitazione

L’abitato rinacque con vigore nell’Alto Medioevo, divenendo un castaldato longobardo.  Arrivarono i Normanni che lo incendiarono, salvo poi riportarlo a nuova vita, costruendovi una torre e un palazzo, cui si aggiunse una chiesa dedicata a Maria. Le fortificazioni, rafforzate da torri, furono allargate a tutto il perimetro sommitale al tempo di Federico II (1194-1250). In quest’epoca la porta principale era a sud, potentemente munita da bastioni coronati dalla torre primitiva. Il palazzo fu munito da un’altra torre a nord e tutto il complesso venne rafforzato da antemurale e fossato.

I resti della chiesa

All’interno delle mura si possono osservare resti di case, costruite con pavimenti in terra battuta e tetto di paglia; le murature perimetrali avevano uno zoccolo di pietrame ed un alzato in argilla cementizia. La fine dell’insediamento fu dovuta alla Peste Nera, che infuriò in tutta Italia raggiungendo la massima virulenza verso il 1350. Il terribile terremoto del 1349, che devastò l’intero Meridione, ne decretò la fine. Da allora il luogo fu abbandonato. Almeno fino all’arrivo degli archeologi.

Ricostruzione dell’abitato di Gerione

(Ho effettuato l’escursione il 12 aprile 2018)

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