Fermo. I quattro Novissimi sul portale della Cattedrale

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La città di Fermo, eretta al rango di capoluogo di provincia nel 2004, è la capitale del distretto calzaturiero, che costituisce l’ambito produttivo più importante del Fermano. La sua Cattedrale sorge sul colle del Girfalco, una bella terrazza panoramica che domina il tipico paesaggio marchigiano, caratterizzato dai borghi turriti e dalla distesa dei colli che scendono dai monti Sibillini fino al mare Adriatico. Il portale laterale della Cattedrale, la porta santa giubilare, ha due battenti bronzei fusi nel 1995 in occasione della chiusura del Sinodo diocesano e dell’anniversario dell’ordinazione episcopale del vescovo Cleto Bellucci. L’iniziativa fu della Chiesa Fermana e dell’Associazione Amici di Fermo che vollero realizzare l’opera in onore della patrona Maria Assunta in Cielo. I bozzetti del portale sono opera di Aldo Sergiacomi, uno scultore di Offida (1912-1994), insignito del premio Pericle Fazzini per l’arte liturgica. Nella parte alta dei battenti della porta sono inseriti quattro pannelli scolpiti con le scene dei Novissimi: la morte, il giudizio, l’inferno e il paradiso. La scritta sottostante reca un versetto del libro dell’Ecclesiastico nel latino della Volgata: “[In omnibus operibus tuis] memorare novissima tua et in aeternum non peccabis“. Il testo è reso in italiano nel libro del Siracide: “In tutte le tue opere ricòrdati della tua fine e non cadrai mai nel peccato” (Sir 7,36).

La Morte e il Giudizio

La Morte è raffigurata nell’immagine tradizionale dello scheletro armato della falce livellatrice. Mentre un uomo precipita nel nulla, la lama ricurva della falce spegne la vita di una persona distesa. Il secondo pannello vede la figura del Cristo giudice sul monte che sovrasta la folla dei corpi risorti. La sua mano destra è aperta nel gesto dell’accoglienza dei buoni, mentre il dorso steso della sinistra respinge i cattivi. Il duplice destino di salvezza e dannazione è simbolizzato dalle creature angeliche e dai volti demoniaci che si apprestano a tradurre i risorti al loro destino eterno. Il giudizio favorevole spinge gli eletti a gesti di ringraziamento e di preghiera. La condanna è invece accolta col gesto di raccapriccio del dannato che si copre il volto.

L’Inferno e il Paradiso

Il terzo pannello è dedicato all’inferno. Due diavoli armati di forconi spingono i corpi dei dannati verso l’abisso infernale. Ormai annichiliti essi precipitano nel baratro dell’eterna condanna. L’ultimo pannello descrive l’ascesa dei beati verso il paradiso. Un angelo in volo afferra la mano degli eletti per condurli in Cielo. I beati respirano a pieni polmoni l’aria edenica e assumono le pose della preghiera e dell’estasi. In Paradiso li accoglie un Dio barbuto, circondato da un coro di angioletti, che ha in mano il libro della vita con le lettere dell’alfa e dell’omega, simboli dell’inizio e della fine del mondo.

Il Paradiso

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