Gli affreschi nell’Oratorio di Santa Monica a Fermo

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L’Oratorio di Santa Monica si trova in piazza Valentini, al margine della città di Fermo, nelle Marche. All’esterno si presenta  in modo anonimo, con una semplice facciata a capanna, coronata da una sequenza di archetti, umiliato spesso dal parcheggio selvaggio delle auto. Ma il suo interno è uno scrigno prezioso che conserva un ciclo di affreschi tardogotici quattrocenteschi, sovrastato sulla volta dalle immagini degli evangelisti, dei dottori della Chiesa, delle virtù teologali e delle cardinali. Sulle pareti sono narrate le storie della vita di San Giovanni Battista, il precursore di Gesù, e di San Giovanni evangelista, l’apostolo.

La nascita di Giovanni Battista

La nascita di Giovanni

La prima scena, domestica, narra la nascita di Giovanni Battista. La madre Elisabetta, vestita di rosa, avvolge il figlioletto nelle fasce e gli pulisce il viso. In una caldaia poggiata su uno sgabello è pronta l’acqua calda per il primo bagnetto del neonato. Un’ancella, genuflessa, dispiega il panno per asciugare il bimbo. La vicenda del Battista e dei suoi anziani genitori, Elisabetta e l’incredulo Zaccaria, è narrata nel primo capitolo del Vangelo di Luca, dove si racconta che per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”.

Giovanni battezza Gesù nel fiume Giordano

Giovanni battezza Gesù

In un paesaggio roccioso, nella pozza d’acqua ai piedi di una cascata del fiume Giordano, Giovanni battezza Gesù versandogli una brocca d’acqua sul capo. Una colomba scende dal cielo e due angeli premurosi hanno pronto un ampio asciugatoio. L’episodio del Battista (Battista = colui che battezza) è riportato nei tre vangeli sinottici: Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”. Ma Gesù gli rispose: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 3, 13-17).

Erode imprigiona Giovanni

Giovanni in carcere

La scena di Giovanni Battista che predica dall’inferriata che chiude la finestra della prigione trova la sua fonte nei capitoli 3 e 13 del Vangelo di Matteo. Matteo scrive che Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: “Non ti è lecito tenerla con te!”. Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta. Racconta inoltre che da Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo.

Il banchetto di Erode

Il banchetto di Erode e la decapitazione del Battista

Ambientata in una corte principesca quattrocentesca, tra commensali che indossano mantelli e turbanti, si consuma la tragedia di Giovanni Battista. Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: “Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista”. Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre (Mt. 14, 3-11).

San Giovanni nell’isola di Patmos

San Giovanni a Patmos

Negli affreschi di Santa Monica la storia di Giovanni Battista s’intreccia con quella dell’altro Giovanni, l’Evangelista, autore del quarto vangelo e dell’Apocalisse. Vediamo l’apostolo sedere solitario sull’isola di Patmos. Intorno è il mare, solcato dalle navi. Di fronte è un golfo roccioso e la città di Efeso, raffigurata come una città medievale, cinta da mura merlate e turrite. Sotto l’ispirazione di un angelo, Giovanni scrive con penna e calamaio l’incipit del suo Vangelo: “In principio era il Verbo”.

 

(Visita effettuata il 1° aprile 2018)

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