I Tratturi di Serracapriola

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Serracapriola, comune pugliese al confine con il Molise, si allunga in aperta posizione elevata sulla cresta di un colle che separa la valle del torrente Saccione (a ovest) dalla valle del fiume Fortore (a est). Il paese è attraversato per tutta la sua lunghezza dalla ex strada statale 16 e ha un disegno urbanistico molto regolare. Sul nucleo più antico dell’abitato si erge un massiccio Castello medievale, con l’originaria torre ottogonale duecentesca e le quattro torri cilindriche lungo il corpo aggiunto con l’ampliamento aragonese quattrocentesco.

Il Castello di Serracapriola

Intorno al Castello gira una strada panoramica che diventa un autentico balcone affacciato su un’alta parete rocciosa. Percorrendo il Giro esterno si ricostruisce la mappa dei Tratturi che confluivano a Serracapriola. Il paese era sede di una Ricevitoria della Regia Dogana della Mena delle Pecore.

Il Tratturo Magno

Da nord proveniva il Regio Tratturo L’Aquila-Foggia. Guadato il fiume Biferno, questo tratturo passava a nord di San Martino in Pensilis e scendeva sulle rive del torrente Saccione, linea di confine tra il Molise e la Puglia, e luogo del più grande “riposo”, l’area erbosa destinata alla sosta delle greggi transumanti.

Il ponte sul torrente Saccione

Varcato il Saccione ed entrato in Puglia, il Tratturo Magno scendeva in verticale sui colli di Montesecco e raggiungeva Serracapriola al passo di San Giacomo. Il percorso del tratturo, compreso nelle terre dei comuni di Chieuti e Serracapriola, coincide oggi con la strada provinciale n. 45 “Montesecco”, diramazione della statale 16. I pochi ruderi della chiesa di San Giacomo, che fu anche ospizio dei pellegrini che scendevano verso i santuari pugliesi, sono ancora visibili presso il grande incrocio stradale a valle del paese.

Il nastro bianco del Tratturo Magno lascia il colle di Serracapriola, traversa la Valle del Fortore e sale verso il colle di Civitate

Di qui il Tratturo proseguiva placidamente con un lungo rettifilo (sostanzialmente coincidente con la ex statale 16) fino al guado del fiume Fortore, dov’era la Taverna di Civitate e la chiesa della Madonna del Carmine, prima d’inerpicarsi sul colle di San Paolo di Civitate.

Il Tratturo Centurelle-Montesecco

Il percorso del tratturo sul colle di Montesecco. Sullo sfondo è la valle del Saccione e il profilo di San Martino in Pensilis

Sul “riposo” del Saccione, ai piedi del Montesecco, confluiva nel Tratturo Magno un secondo tratturo che si era distaccato dal primo molto più a nord, nella piana aquilana di Navelli, al bivio della chiesa della Madonna di Cintorelli. Il Tratturo Centurelle-Montesecco scendeva parallelo al Tratturo Magno, ma invece di seguire la linea di costa del mar Adriatico, s’inoltrava lungamente tra i colli alla base del massiccio della Maiella. Esaurito il compito di raccogliere e smistare le greggi della Maiella, si riavvicinava al suo tratturo-madre, varcava il Biferno, costeggiava a sud San Martino in Pensilis e confluiva sotto il Montesecco.

Il Tratturello Ururi-Serracapriola

Mappa dei tratturi

Sull’incrocio di San Giacomo, ai piedi di Serracapriola, giunge anche un tratturello proveniente dal paese molisano di Ururi. Era questo un braccio di collegamento con i tratturi più occidentali come il Biferno-Sant’Andrea e il Celano-Foggia e consentiva alle greggi di raggiungere le locazioni, le masserie e le poste più prossime al mare. Il tratturello è ancora visibile sul terreno e scorre in parte parallelo e in parte coincidente con l’attuale strada provinciale che collega i due paesi.

Il portale d’ingresso al Castello di Serracapriola

(Ho visitato Serracapriola e i suoi dintorni il 13 aprile 2018)

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