Passeggiata a Gerace

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Gerace, in Calabria, è oggi uno tra “i borghi più belli d’Italia”, il marchio che riconosce ai piccoli centri l’integrità del loro tessuto urbano, l’armonia architettonica, la vivibilità del borgo, la qualità artistico-storica del patrimonio e dei servizi al cittadino. Fama meritata, se anche lo scrittore inglese Edward Lear, che l’aveva visitata due secoli fa, nel 1847, scriveva che “Gerace è di gran lunga il più grandioso e superbo luogo come posizione in generale, e come città, che noi abbiamo finora visto in Calabria”. I grandiosi panorami che si osservano dal belvedere del Baglio o dalle Bombarde avevano emozionato anche Lear. Scriveva infatti che “la grande altura su cui questo paese è situato, dal suo isolamento, domina una delle più estese vedute di un carattere spettacolare; verso il mare confina con Roccella a nord, e capo Bruzzano a sud; mentre all’interno la catena di montagne verso ovest è interessante in maniera sublime”.

Gerace vista da Edward Lear

La rupe di Gerace e la sua marina sono legate da una storia di periodiche transumanze. La decadenza di Locri a causa dell’impaludamento della pianura e delle incursioni dei pirati saraceni costrinse gli eredi dei coloni magnogreci e romani a risalire i colli e insediarsi sul più sicuro e difendibile plateau. I terremoti, le nuove vie di trasporto, i cambiamenti economici, provocarono discese e risalite della popolazione. La stessa esistenza della diocesi di Locri-Gerace è un attestato non solo simbolico del legame storico tra i due centri.

Il Castello di Gerace

Mentre percorro le stradine del borgo medito i pressanti inviti dei Geracesi che consigliano di non limitarsi alla visita della pur celebre Cattedrale. Hanno ragione. Se Locri ha una pianta urbana regolare, a maglia ortogonale, con vie diritte e mappa a scacchiera, Gerace è invece un labirinto urbano, un caotico incrociarsi di vicoli e stradine, di piazzette sghembe, di porte urbiche, di botteghe rupestri, di scorci improvvisi e inaspettati. La densità di chiese, conventi e luoghi sacri è impressionante. Dell’originario castron bizantino del settimo-ottavo secolo, l’insediamento fortificato con mura di cinta ad anello per difendersi dagli attacchi dei saraceni, rimangono poche tracce nella città alta. Il borgo antico, cresciuto intorno al castello e alla cattedrale, ha visto crescere nel tempo, fuori delle mura, il Borgo maggiore e il Borghetto.

La facciata della Cattedrale e il campanile

La Cattedrale è comunque una sintesi efficace della storia di Gerace, un mosaico di opere di tutte le epoche, il cantiere tuttora operoso di una chiesa locale viva. Colpisce immediatamente il suo orientamento. Mostra le terga alla città e nasconde la sua facciata romanica in un angusto cortile incassato. Dalla piazza della Tribuna si guarda infatti la parte posteriore del duomo, con tre absidi di epoche diverse (quella di destra è nascosta dall’arco trionfale). Dalla porta dell’abside centrale si accede alla cripta greco-bizantina, ricavata in parte nella roccia, costruita probabilmente su un antico oratorio bizantino. Risalendo la via Duomo si trova l’ingresso abituale sul fianco sinistro della chiesa e si scende poi nel cortile su cui guarda la facciata di stile romanico, sorvegliata dall’incombente campanile.

Gli archi e le colonne della navata destra

L’interno è grandioso, a croce latina, diviso in tre navate da due file di dieci colonne. Le colonne, una diversa dall’altra e provenienti forse da Locri antica, sono di epoca imperiale mentre i capitelli sono di stile corinzio.

L’altare ecumenico

Si segnala l’altare basilicale consacrato nel 1995 dal Vescovo Bregantini e dal Metropolita greco-ortodosso Spiridione, in occasione del 950° anniversario della prima consacrazione della Cattedrale. È il primo altare consacrato da vescovi di due diverse chiese dopo la separazione della chiesa ortodossa dalla chiesa latina avvenuta nel 1054. È dedicato all’unità delle chiese come si rileva dalle due scritte, in greco e in latino, “ina osis en – ut unum sint”.

Il gruppo bronzeo a ricordo del Giubileo del Duemila

Un’altra segnalazione merita la scultura di Rosario La Seta che ricorda l’apertura della Porta Santa in occasione del Giubileo dell’anno Duemila. Le figure del gruppo bronzeo si ispirano ai valori giubilari dell’accoglienza e della solidarietà, “perché nella Locride ogni porta, come ogni cuore, si spalanchi per accogliere il Cristo”.

Il cortile del Museo diocesano

Nei locali della Cittadella Vescovile, attigui alla cattedrale, è in corso di allestimento il Museo diocesano con reperti, statue e arredi provenienti dalle chiese della diocesi. Nel periodo estivo è anche attivo un laboratorio di restauro dei beni ecclesiastici diocesani che si avvale dell’opera di giovani catalogatori e restauratori provenienti dalle università e dalle accademie della Calabria.

Veduta di Gerace (Codice Romano-Carratelli)

(Ho visitato Gerace il 3 agosto 2018)

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