Vaccini. Mettersi in gioco contro la barbarie culturale

Il medico Michele Franchi

di Michele Franchi*

In principio fu Beppe Grillo: alcuni anni fa, prima di diventare il padre nobile dell’odierno più grande partito italiano, andava dicendo nei teatri di mezza Italia che “le malattie sono scomparse lo stesso nei popoli dove non sono state fatte le vaccinazioni, ad esempio la poliomielite stava scomparendo in Italia per i cazzi suoi”, arrivando alla conclusione trascendente per la quale “nel Medioevo perlomeno era Dio che ti faceva ammalare, non una multinazionale del cazzo”.

Non poteva essere da meno l’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che un anno fa a Pontida dichiarava come “un Paese civile non mette in vena a bambini di pochi mesi dieci nuovi vaccini senza test preventivi gratuiti”. Sagge valutazioni che avrebbero però dovuto tener conto di come i vaccini non si iniettino in vena ma intramuscolo, non siano per nulla nuovi (l’antidifterite c’è dal 1939) e non esista alcun possibile esame pre-vaccinale in grado di predire eventuali ipotetiche reazioni avverse.

Più semplice ma emblematica l’esternazione del Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, per cui “10 vaccini sono troppi, ma io non sono un medico”. Complimenti per l’onestà intellettuale, postuma ma ben presente.

Più dense di argomentazioni le dichiarazioni della Vicepresidente del Senato Paola Taverna, che ha difeso, anche grazie ad un sano lessico vernacolare, un’altrettanto sana immunità naturale: “Io quand’ero piccola, che c’avevo poco a poco un cugino che c’aveva una malattia esantematica, facevamo la processione a casa di mio cugino, perché così la zia se sgrugnava tutti e sette i nipoti, così tutti e sette i nipoti c’avevano la patologia e se l’erano levata dalle palle. Funzionava così la vita mia. Dopo cinquant’anni mo’ abbiamo scoperto che se deve esse immuni da tutto e vabbè. Ma posso almeno decidere io come lo posso immunizza’?”. Come darle torto: il vantaggio di evitare tutte quelle punture ben compensa le complicanze, i ricoveri, i danni permanenti e i decessi legati al morbillo e ad altre malattie esantematiche.

“Scienziati intelligenti contro politici ignoranti? Quando si è deciso che la scienza fosse più importante della politica? Chi l’ha deciso e perché? A questo siamo arrivati….E intanto si mettono soldi in tasca….” Considerazioni del Consigliere Regionale del Lazio Davide Barillari, che giustamente mette le scelte della politica davanti ad ogni presuntuoso dogma scientifico, viziato dal peccato originale di non essere sancito democraticamente. Chissà che un giorno una maggioranza di click sul web non decida di sostituire la chemioterapia con il bicarbonato, chiaramente i protocolli delle oncologie dovrebbero in fretta adeguarvisi. Merito ulteriore per lo stesso Barillari l’aver firmato una proposta di legge che prevede periodi di quarantena di 5-6 settimane per i bambini vaccinati: giusto quindi far stare a casa da scuola proprio loro, visto il rischio di turbare il sano equilibrio naturale dei non vaccinati.

Nessuno tra questi saggi revisori della scienza italiana è tuttavia un medico, posizione di indubbio svantaggio dalla quale parte invece l’attuale ministro della sanità Giulia Grillo. Nonostante i lavaggi del cervello subiti durante il corso di laurea, le va dato il merito di considerare inevitabili le morti da morbillo (trascurabile che in molti paesi del mondo con una buona copertura non solo i morti siano stati azzerati ma siano spariti anche i casi autoctoni) e di aver coniato la soluzione dell’obbligo“flessibile”, pronto cioè a rientrare in scena in presenza di quadri epidemici, nel buon solco della tradizione italiana che aspetta l’incidente prima di mettere il guardrail.

Tralasciando ora la componente umoristica di questo breve excursus, non è certo volontà del sottoscritto voler colpire in modo specifico una singola parte politica (anche se l’attuale governo si sta impegnando molto nel mostrare le proprie “brillanti competenze”), appare tuttavia doveroso chiederci come sia possibile essere arrivati a questo punto, insomma: di chi è la colpa?

A tal proposito, appare evidente come la progressiva occupazione di ruoli istituzionali (anche di primo piano) da parte di figure culturalmente barbare sia figlia in primis del disinteresse mostrato dalle persone competenti verso il governo della cosa pubblica.

La colpa è quindi di tutti noi: invece di sfidare sul campo i rincitrulliti di turno, ci limitiamo a postare qualche frase scandalizzata su facebook e a sdegnarci con gli amici al bar: i barbari invece, più coraggiosi perché incapaci di percepire i loro limiti, si candidano, raccolgono consensi e raggiungono posizioni che permettono loro di prendere decisioni di assoluta importanza, le cui conseguenze ricadono sulla vita (e purtroppo anche sulla morte) di tutti noi.

Per concludere volete che la salute dei bambini non sia più nelle mani di chi non sa se il fegato sia a destra o a sinistra? Forse è ora di mettersi in gioco e fornire un’alternativa migliore all’ormai scontata strada del “meno peggio”.

*Medico specialista in igiene e medicina preventiva

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