Il valore del denaro

 

In questo articolo mi soffermerò sul valore del denaro ed in particolare sul rapporto che intercorre tra la disponibilità economica e la passione per i viaggi, sconfessando alcuni luoghi comuni e mettendo in luce alcuni aspetti che, ritengo, possano essere considerati degni di riflessione.

In primo luogo, pur non volendo disconoscere, in linea generale, il valore del denaro, mi preme sottolineare che, enfatizzando oltre modo tale valore, si rischia di scivolare pericolosamente verso condotte di vita eticamente discutibili se non, addirittura, socialmente “pericolose”.

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Mi spiego meglio: il valore del denaro è rimarchevole al di sotto di una certa soglia che è la soglia di sussistenza; superata tale soglia, il suo valore decresce in maniera inversamente proporzionale al conto in banca.

Ho conosciuto tanta gente che aveva fatto del denaro un obiettivo di vita, cioè a dire, non accumulava denaro per portare a compimento un obiettivo, ma accumulava denaro per il denaro: per quella gente i soldi erano diventati il vero ed unico obiettivo, una sorta di ossessione.

Non bisogna mai dimenticare che il valore del denaro è sempre strumentale…mai finale!
Una volta, un mio vecchio maestro di vita mi disse che quando non si accumula denaro per necessità, ciò significa che lo si fa per abitudine o, ancor peggio, per vizio: credo fermamente che dietro queste semplici parole si nasconda una grande verità.

D’altro canto, se è innegabile che attraverso il denaro ci è concesso di vivere una vita più agiata, ciò malgrado, riflettendo un po’ più a fondo sulla questione, non si può non essere d’accordo sul fatto che le cose più importanti nella vita non si comprano coi soldi.

Col denaro non si può comprare la Salute ma si possono comprare solo i medici e le medicine, non si può comprare la Conoscenza ma i libri o il materiale didattico, non si può comprare il talento che è un dono di madre Natura, non si possono comprare neppure l’Amicizia e l’Amore, che, naturalmente, sono sentimenti del tutto disinteressati… al limite, si possono comprare solo le false attenzioni di uomini e donne senza scrupoli che mercificano i loro ingannevoli sentimenti per mettere le mani sui nostri averi.

Fatta questa doverosa ed indispensabile premessa, rientro nell’alveo dell’argomento principale di questo articolo, che è quello relativo al rapporto intercorrente tra il denaro ed i viaggi, sfatando subito la falsa credenza secondo la quale, per viaggiare, bisogna essere ricchi e, magari, anche un po’ snob.

Ho conosciuto tante persone ricchissime che non avevano mai messo il naso fuori di casa e, di contro, tante altre persone che, pur disponendo di risorse economiche limitate avevano viaggiato in lungo e largo per il mondo: evidentemente l’equazione soldi=viaggi non funziona necessariamente, anzi, alcune volte non funziona affatto.

Direi che alla base della passione per i viaggi vi debba essere, in primo luogo, una forte molla motivazionale che, spesso, si rivela assai più determinante della disponibilità economica.

Paradossalmente, può accadere che i troppi soldi, al contrario, ci spingano a ricercare il lusso a tutti i costi, facendoci allontanare dallo spirito più autentico di semplicità e negazione del superfluo che dovrebbe, invece, contraddistinguere un vero viaggiatore.

A mio avviso, il denaro gioca un ruolo del tutto marginale in relazione alla possibilità, riservata ad ognuno di noi, di preparare in fretta un bagaglio, possibilmente minimale, e mettersi in cammino per le strade del mondo: non è una questione di soldi, è una questione di testa.

Pensate, ad esempio, a quanti soldi spende mediamente un fumatore per coltivare il suo stupido vizio: 5 euro al giorno significano 150 euro al mese, cioè 1800 euro all’anno… più o meno il costo di un viaggio in Australia (e proprio il caso di dire: soldi “letteralmente” andati in fumo). Rinunciando alla sosta mattutina al bar per cornetto e caffè e limitandosi ad una colazione più genuina fra le mura domestiche, si risparmiano circa 800 euro all’anno con i quali si può comprare un biglietto di andata e ritorno per gli Stati Uniti per due persone…

Oggi, peraltro, nell’era di Internet, tutto è diventato ancora più semplice. Vi sono, infatti, tantissime maniere di girare il mondo, sostanzialmente, senza spendere un centesimo e gli esempi, a tal proposito, sono davvero innumerevoli.

Da più di dieci anni esiste il “couchsurfing”, una piattaforma che oggi conta milioni di iscritti in tutto il mondo e che si basa, semplicemente, sul principio dell’ospitalità gratuita.

Altra possibilità di vivere gratuitamente per qualche tempo in un Paese diverso dal proprio, facendo esperienza di vita reale all’interno di un nucleo familiare, viene offerta ai giovani di tutto il mondo che decidono di proporsi come ragazzi e ragazze “alla pari”.

Tra le altre forme di viaggio a costo zero che negli ultimi anni hanno preso piede anche in Italia, un posto di rilievo spetta anche al cosiddetto “home for home”, cioè a dire lo “scambio di casa”, un fenomeno in crescita esponenziale, sempre più curato e garantito nei dettagli dai vari portali internazionali che si occupano di tale settore.

Come si vede, tutte queste formule alternative ed economiche di viaggio prevedono sempre e comunque un ingrediente fondamentale: la fiducia.

Generalmente chi non viaggia è molto più diffidente di chi è abituato a viaggiare, prova istintivamente paura nei confronti di chi non conosce. Il viaggiatore, invece, ha istintivamente fiducia e tale fiducia lo rende più aperto e ben disposto verso gli altri. La fiducia genera fiducia, dissolve le ombre del sospetto reciproco, diminuisce lo stress e, direi anche, agevola il turismo, rende più semplici le relazioni fra chi offre un servizio turistico e chi usufruisce di tale servizio.

Infine, a conclusione di questo ragionamento su soldi e viaggi, vorrei evidenziare un ultimo aspetto di non secondaria importanza: a prescindere dalla disponibilità economica di ciascuno di noi, credo che il viaggio sia una delle pochissime cose “acquistabili” che, alla stessa stregua dei libri, anziché impoverirci, paradossalmente, ci arricchisce e ci arricchisce perché viaggiare accresce sempre in modo esponenziale le nostre conoscenze, rendendoci migliori di quel che siamo.signature (1)